Il cattolico è chiamato a militare anche nella politica?

È la domanda di molti di fronte a una società in cui la fede e di conseguenza i valori cristiani sembrano scomparire. 

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C’è l’urgenza che i cattolici facciano sentire la voce. La società infatti ha uno smisurato bisogno di ritrovare il senso smarrito della fede e della morale cristiana. Più ci si è allontanati infatti dall’idea di società naturaliter christiana, più si è finita per imboccare la strada dell’egoismo, dello scontro, dell’ingiustizia, e soprattutto dell’infelicità, della chiusura, della mancata collaborazione reciproca e dell’abbandono dei più deboli.

Il bisogno di ritrovare la via della morale cristiana e della fede pubblica

Se infatti la morale cristiana, e la Dottrina sociale della fede, non sono mai state pienamente applicate, ma hanno solamente finora rappresentato delle indicazioni ideali verso cui la società dovrebbe tendere, la secolarizzazione e la perdita della fede di molti, dalla nascita della società di massa in poi, rappresenta un grave rischio. 

L’individualismo esasperato, la società del consumo, del materialismo, del piacere a tutti i costi, della concorrenza costi quel che costi, rischia infatti di fare deragliare la collettività verso destinazioni ignote che potrebbero essere molto pericolose. Si pensi al transumanesimo, al gender, ma anche più semplicemente a questioni di bioetica come aborto o eutanasia, e vedremo allora come pian piano ci stiamo costruendo un vero e proprio inferno in terra con le nostre mani.

Davanti alla desolazione i cristiani devono fare sentire la propria voce

Di fronte a questo scenario disarmante, c’è sempre più bisogno di cattolici impegnati in politica che portino la voce della fede, e le istanze della Chiesa, nell’agone pubblico. C’è infatti bisogno che i cattolici facciano sentire la propria voce al fine di rendere la nostra società più giusta e più umana, e soprattutto più vicina al Signore, per tenere alla realizzazione del Regno di pace e di amore incondizionato, che Lui stesso ci ha mostrato nel Vangelo, già su questa terra e per quanto possibile.

Tuttavia, purtroppo oggi l’azione dei cristiani troppo spesso sembra limitarsi ad aspetti morali e sociali, economici, che però si dimenticano di cosa significhi veramente testimoniare, nel profondo, la Parola del Signore e il Suo annuncio di vita eterna. Già dalla comparsa dell’illuminismo, molti importanti pensatori cristiani hanno cercato di affermare che agire in politica da cristiani significava in un certo senso accettare la laicità della politica incentrata sulla persona e non più su Dio.

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Agire in quanto cristiani significa non nascondere mai l’amore per Gesù

Diverso è, tuttavia, agire in quanto cristiani, che significa invece far valere in pubblico la propria religione. Ovvero, il senso più profondo della testimonianza cristiana non solo in politica, ma ovunque. Rifiutare questo aspetto della propria fede significa, purtroppo, accettare implicitamente quella stessa secolarizzazione che, oggi più che mai, vorrebbe relegare la fede in un ambito privato e lontano da ogni sfera pubblica.

Ovvero accettare implicitamente quella società in cui farsi il segno della croce in pubblico, portare il rosario al collo o esporre il crocifisso, sembra essere diventato gesto scandaloso e riprovevole, quando invece per un cristiano significa semplicemente mostrare a tutti, con gioia, la ragione per cui ci si sveglia al mattino e si va a dormire sereni la sera: l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo che mai ci abbandona. 

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Non è accettabile rinunciare alla propria fede per nessuna ragione

Non è quindi accettabile rinunciare a tutto questo, ed è necessario che la politica si faccia carico, certamente delle ragioni morali e sociali che la Chiesa da sempre propone, ma anche della testimonianza vera e propria, tout court, della radicalità evangelica richiesta dalla propria fede. Amare il Signore significa infatti non rinnegarlo mai, in alcun luogo della società, tantomeno in politica.

Bisogna perciò gridare a gran forza per il ritorno di una presenza cristiana in politica, che dia soddisfazione al bisogno di Dio e dell’assolutezza della verità di ogni credente. Affinché possa essere finalmente ristabilito un patto e un ordine sociale che metta in primo piano le vere priorità umane, dietro cui poi eventualmente lasciare esprimere anche tutte le altre che riguardano le strutture sociali legate al mercato, al lavoro, ai consumi, fino ai capricci, questi sì, privati e personali.

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La fede, che è manifestazione di verità e di vita, non può essere relegata come l’ultima delle scelte nella scala sociale, ma è al contrario la prima della ragioni ordinatrici dei rapporti umani, dove al primo posto c’è Dio, al secondo la comunità umana e le relazioni interpersonali, poi soltanto in seguito tutto il resto. La centralità di Dio non può essere una scelta, ma è una necessità per un cammino sano di tutta la famiglia umana.

Giovanni Bernardi

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