Green pass in chiesa? L’iniziativa del parroco che fa infuriare i fedeli

La triste pensata di un prete torinese, che puntava a escludere dalla Messa tanti non vaccinati ma è arrivata la dura reazione.

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Tutto nasce quando uno strano cartello è stato visto fuori dalla parrocchia di Casale Monferrato, in Piemonte. Lì un parroco ha esposto un cartello in cui c’era scritto un messaggio altamente pericoloso. Nel cartello infatti si diceva che nella chiesa potevano entrare solo i vaccinati.

L’uscita del sacerdote che si preferiva non vedere

Tutti si aspettavano infatti ben presto uscite del genere. La discriminazione all’interno delle chiesa, purtroppo, è l’ultima delle cose di cui si aveva bisogno. Per fortuna è arrivata la Cei che ha subito stoppato il sacerdote, redarguendolo giustamente per la sua azione. E spiegando che non serve il Green Pass per le celebrazioni.

“Chi non è vaccinato costituisce grave pericolo. Non è gradito in questa chiesa”, sono le parole che erano scritte nel cartello affisso fuori dalla chiesa di San Paolo, di fronte al municipio di Casale Monferrato. Ora, per fortuna, il sacerdote che aveva appeso questo nefasto indicatore lo ha dovuto togliere dopo un paio di giorni.

La polemica è cresciuta in città come anche sui social

La polemica in città, tuttavia, è montata in poco tempo, con fedeli sdegnati e arrabbiati per l’iniziativa presa dal sacerdote di sua spontanea volontà. Se si pensa che nella storia, durante ogni pestilenza ed epidemia, la Chiesa è sempre stata in primo piano nell’assistere tutti, non solo accogliendoli a casa propria ma andando a cercarli nelle strade, nei posti di maggiore sofferenza, a confronto la chiesa di chi vuole escludere il prossimo fa una triste figura.

Tanti santi si sono dimostrati tali nel momento del bisogno, andando incontro ai propri figli e spesso arrivando persino a spendere la vita nel nome della carità verso il prossimo. Oggi, invece, vediamo chi vorrebbe chiudere la porta a quanti, per paura, per timore, per diffidenza, e per le più sparute motivazioni, persino sanitarie che impediscono di potersi fare il vaccino, non hanno aderito alla vaccinazione. Un esempio sicuramente molto lontano dalla Chiesa in uscita di Papa Francesco, che anche nei primi mesi dallo scoppio dalla pandemia aveva invitato i sacerdoti a farsi prossimi ai fedeli in un momento così difficile.

Le parole di Ratzinger su una Chiesa che ha bisogno di testimoni

Allora vengono in mente le parole espresse di recente dal Papa emerito Joseph Ratzinger, quando ha affermato che mai come oggi la cristianità ha bisogno di testimoni veri, che la crisi della fede è tale proprio perché spesso arriva a intaccare persino all’interno della Chiesa stessa, e che senza una inversione di rotta difficilmente si potrà rialzare la testa.

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Sono invece bastati carta, pennarello e scotch per fare in modo che questo sacerdote, Don Paolo Busto, abbia affisso il cartello che testimonia l’indifferenza, la chiusura, persino l’altezzosità di una parte di Chiesa che mette al centro la salute materiale prima di ogni cosa, anche di quella spirituale. Di chi riesce a mostrare l’egoismo e l’indifferenza verso il fratello con poche semplici parole.

Il confronto con i santi che incontravano i lebbrosi è impietoso

Eppure la storia ci ha consegnato esempi di santi gloriosi che si sono donati anima e corpo ai lebbrosi, ai malati, ai portatori delle pesti più dolorose e atroci. Basti pensare a San Carlo Borromeo, San Rocco, Santa Rita da Cascia. Ma la lista sarebbe veramente lunga. Allora alcuni cittadini, indignati, si sono rivolti al sindaco, e la rete, come oggi ormai accade inevitabilmente, si è divisa tra quanti si sono inorriditi per una nuova limitazione della libertà e chi invece ha condiviso la scelta.

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Il parroco, Don Paolo Busto, di 79 anni, direttore del settimanale diocesano Vita Casalese, aveva infatti sostenuto in diverse occasioni la campagna vaccinale, criticando duramente chiunque la pensi diversamente. Tanto che in un numero di luglio aveva persino incitato all’intolleranza nei confronti di quanti diffidano del vaccino. “Sia ben chiaro: chi non è vaccinato mette a rischio la propria salute (e sono affari suoi) ma soprattutto quella degli altri. Non possono, non devono, non possono essere tollerati nella loro pericolosità”. 

Le parole dubbie del sacerdote e la difesa da parte del vescovo

Don Paolo era persino arrivato ad affermare che, a suo giudizio, i non vaccinati dovessero pagarsi le cure. Un esempio dubbio di carità cristiana, verrebbe da dire. Per fortuna, però, il cartello è stato fatto rimuovere, viste le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana sugli ingressi nelle chiese, per fortuna aperte a tutti. 

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Di diverso avviso il vescovo, monsignor Gianni Sacchi, che ha provato a difendere il sacerdote affermando che “il cartello di don Paolo non aveva la finalità di escludere nessuno. Era un atto di carità verso le persone fragili e anziane che frequentano la chiesa di San Paolo. Il cartello è rimasto affisso alla porta della chiesa solo due giorni, poi è stato tolto. Noi ci atteniamo al documento recente della Cei, senza escludere nessuno”.

Giovanni Bernardi

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