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Miracoli e Testimonianze

Giovanni Paolo II ecco come la Madonna mi ha salvato

 

Il 13 maggio è il giorno in cui si festeggia la Madonna di Fatima. Ed è anche l’anniversario dell’attentato a Giovanni Paolo II (1981). Di seguito riportiamo alcuni stralci tratti dal libro Una vita con Karol (Rizzoli-Libreria Editrice Vaticana, 2007), il volume di memorie del segretario di papa Wojtyla, il cardinale Stanislaw Dziwisz.

Giovanni Paolo II ha sempre sostenuto che sia stata la mano della Madonna a salvarlo dall’attentato che è avvenuto proprio il 13 maggio del 1981 anniversario dell’inizio delle apparizioni di Fatima, una coincidenza crediamo assolutamente di no. Infatti il Santo Polacco ha voluto che il proiettile che lo aveva colpito a morte, fosse incastonata nella corona che cinge il capo della statua della Madonna di Fatima e conservato in quel Santuario a lui tanto caro.

Quei due colpi di pistola
Per la verità, a Fatima Giovanni Paolo II non aveva mai pensato nei giorni immediatamente successivi all’attentato. Solo più tardi, dopo essersi ripreso e aver riacquistato un po’ le forze, aveva cominciato a riflettere su quella a dir poco singolare coincidenza. Sempre il 13 maggio! Un 13 maggio, nel 1917, il giorno della prima delle apparizioni della Vergine a Fatima, e un 13 maggio il giorno in cui avevano tentato di ucciderlo.
Alla fine, il Papa si decise. Domandò di poter vedere il terzo «segreto», che era conservato nell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede. E il 18 luglio, se non vado errato, l’allora prefetto della Congregazione, il cardinale Franjo Seper, consegnò due buste – l’una con il testo originale di suor Lucia in portoghese, l’altra con la traduzione in italiano – a monsignor Eduardo Martinez Somalo, Sostituto della Segreteria di Stato, il quale le portò al Gemelli. Erano i giorni del secondo ricovero in ospedale. Fu lì che il Santo Padre lesse il «segreto», e, una volta letto, non ebbe più dubbi. In quella «visione» aveva riconosciuto il proprio destino; si convinse che la vita gli era stata salvata, anzi, gli era stata nuovamente donata grazie all’intervento della Madonna, alla sua protezione.
Sì, è vero, il «vescovo vestito di bianco» era stato ucciso, come riferito da suor Lucia; mentre Giovanni Paolo II era scampato a una morte quasi certa. E allora? Non poteva invece voler dire proprio questo? Che i percorsi della storia, dell’esistenza umana, non sono per forza prestabiliti? E dunque, che esiste una Provvidenza, una «mano materna», capace anche di far «sbagliare» chi ha puntato la sua pistola con la sicurezza di uccidere?
«Una mano ha sparato e un’altra ha guidato la pallottola» diceva il Santo Padre. E oggi quella pallottola, resa per sempre «innocua», è incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima. [Pagg. 121-122]

Chi ha armato la mano di Alì Agca
Alì Agca era un killer perfetto. Mandato da chi giudicava che il Papa fosse pericoloso, scomodo. Da chi aveva paura di lui, di Giovanni Paolo II. Da chi si era immediatamente spaventato, tanto spaventato, all’annuncio che era stato eletto un Papa polacco. E dunque? Come non pensare al mondo comunista? Come non arrivare, risalendo su su a chi aveva deciso l’attentato, come non arrivare, almeno in linea di ipotesi, al Kgb? Bisogna tenere presenti tutti gli elementi di quello scenario. L’elezione di un Papa inviso al Cremlino; il suo primo ritorno in Patria; l’esplosione di Solidarnosc. Oltretutto, in quel momento, la Chiesa polacca stava perdendo il suo grande primate, il cardinale Wyszynski, ormai in fin di vita. Ecco: non porta tutto verso quella direzione? Le vie, anche se diverse, non conducono verso il Kgb? [Pagg. 125-126]

La caduta del Muro di Berlino nel 1989 e le rivelazioni di Fatima
Giovanni Paolo II non se lo aspettava. Sì, certo, riteneva che quel «sistema», in quanto socialmente ingiusto ed economicamente inefficiente, fosse destinato, prima o poi, a crollare. Ma l’Unione Sovietica restava pur sempre una potenza geopolitica, militare, nucleare. E perciò, non considerandosi un profeta, come diceva scherzando, il Santo Padre non si attendeva che la caduta del comunismo avvenisse tanto presto. E, soprattutto, che il movimento di liberazione potesse essere così rapido e incruento.
( … ) Il Santo Padre la considerava una delle più grandi rivoluzioni della storia. Anzi, leggendola in una dimensione di fede, la accolse come un intervento divino. Come una grazia. Per lui, la caduta del comunismo e la liberazione delle nazioni dal giogo del totalitarismo marxista erano indubbiamente legate alle rivelazioni di Fatima, all’affidamento del mondo e in particolare della Russia alla Madonna, come Lei stessa aveva chiesto alla Chiesa e al Papa. «Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo …» c’era scritto nelle prime due parti del «segreto».
E così, il 25 marzo 1984, in piazza San Pietro, davanti alla statua della Madonna portata appositamente da Fatima, e in unione spirituale con tutti i vescovi del mondo, Giovanni Paolo II aveva compiuto l’atto di consacrazione a Maria. Senza nominare espressamente la Russia, ma alludendo chiaramente alle nazioni che «hanno particolarmente bisogno». Era stato così realizzato il desiderio della Madonna. E, proprio allora, erano cominciati i primi episodi di sgretolamento del mondo comunista. [Pagg. 158-159].

 

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