Giovanissimo e con un cuore da eroe muore per evitare la strage

Un sacrificio che fa capire quanto il suo amore per Dio e il prossimo sia immenso. Chiunque altro sarebbe scappato via per salvarsi: lui invece no. Ha donato sé stesso, morendo da martire.

Per questo e per le sue virtù, la Chiesa l’ha riconosciuto ed è il primo del suo Paese. Una storia che commuove ma che fa riflettere allo stesso tempo.

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Il giovane Akash – photo web source

La morte di un giovane salva molti

I kamikaze: coloro che distruggono e che portano orrore in nome di un Dio che non è quello d’amore. Quanti sono stati gli attentati, nel corso di questi anni, da parte di uomini che si sono fatti esplodere, contro edifici di una religione diversa dalla loro o in mezzo a piazze, portando con se, nel vortice della morte, decine di altre persone.

Una morte che nessuno si è scelto, ma forse loro sì, perché a seguito di un ideale e di una convinzione diversa dalla nostra.

Ma c’è chi, pur di non permettere che il luogo dove si prega venga distrutto, ha offerto la sua stessa vita, morendo da martire. È la storia di Akash, giovane pakistano che, con il suo estremo sacrificio, ha salvato la vita a migliaia di altri fedeli. Per questo, la Chiesa lo avvia verso la santità.

Akash muore abbracciando un kamikaze

15 marzo 2015. Una giornata apparentemente come le altre. Ma ecco che un kamikaze si preparava a farsi esplodere in una chiesa. Akash non voleva ulteriore spargimento di sangue innocente e, per questo motivo, affronta il kamikaze e lo abbraccia e pronuncia questa frase: “Morirò ma non ti lascerò entrare”.

Il kamikaze aveva una cintura esplosiva ed aveva varcato il cancello della chiesa di San Giovanni, che era piena di fedeli che stavano partecipando alla Messa. Una fine atroce quella del giovane Akash, ma che ha permesso di salvare la vita ad altri fedeli come lui.

Oggi, questo sacrificio è stato riconosciuto anche dalla Chiesa. Akash, infatti, è il primo Servo di Dio della storia della Chiesa del Pakistan. “L’indimenticabile sacrificio di un giovane che ha dato la vita per salvare quella di più di mille persone presenti all’interno della Chiesa per la messa domenicale” – ha detto l’arcivescovo di Lahore Sebastian Shaw.

Papa Francesco e la sua decisione

Il 31 gennaio scorso, festa di San Giovanni Bosco, Papa Francesco ha dichiarato Servo di Dio il giovane Akash.

Aveva solo 21 anni quando è morto. Era cresciuto ed aveva studiato in Pakistan, al Don Bosco Technical Institute di Lahore e, nel novembre del 2014, aveva deciso di unirsi alle guardie volontarie di sicurezza della locale chiesa. Era una domenica di Quaresima quel 15 marzo.

La mamma di Akash racconta: “Stavo lavando i panni in casa quando mio figlio è uscito per andare in chiesa. Pochi istanti dopo ho sentito degli spari, e per la nostra strada rimbombare delle esplosioni”.

Non poteva, di certo, immaginare che non avrebbe più rivisto suo figlio. Akash era stato assegnato al controllo dei passanti non lontano dalla chiesa. Ma si fece spostare al cancello d’ingresso dove vide il kamikaze e, senza paura alcuna, decise di affrontarlo per difendere la sua chiesa.

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Si attende l’avvio della causa di canonizzazione

Le strade erano piene di gente. Appena udita la seconda esplosione, mi precipitai con il mio figlio più piccolo verso la chiesa cattolica. Stavo cercando Akash tra i ragazzi in piedi vicino al cancello della chiesa. Ma era invece sdraiato nella terra. Il suo braccio destro è stato quasi strappato via. Non potevo credere ai miei occhi” – ha raccontato, ancora, la mamma di Akash in un’intervista.

Con la proclamazione a Servo di Dio, la chiesa del Pakistan ora prega per l’inizio della sua causa di canonizzazione. Anche se, in tutto il Paese, è già considerato un santo.

Fonte: tempi

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