Il divorzio nella testimonianza di Gloria Polo

Il divorzio nella testimonianza di Gloria PoloIl termine divorzio, dal latino divórtium (derivato da divórsus, volto in diversa parte), significa separazione. Il termine indica propriamente lo scioglimento di un matrimonio validamente contratto quando sono ancora in vita i coniugi. Si distingue dalla separazione, che non implica la possibilità di nuove nozze, e dalla dichiarazione di nullità, la quale riconosce che il vincolo coniugale non è mai esistito per la mancanza di alcune condizioni essenziali al suo costituirsi. Il divorzio è una vera piaga della società per questo nel Nuovo Testamento Gesù non concede alcuna possibilità di rompere il vincolo agli sposi[1]. Nell’esperienza di premorte di Gloria la questione del divorzio ha un posto molto rilevante. «Molte persone – dice Gloria -mi hanno detto: “Ma sú, Dio perdona tutto. Se perdona persino un assassino che, pentito, si confessa, perché non dovrebbe perdonare chi felicemente si è rifatto una famiglia?”. Fratelli miei, una nuova unione stabile extraconiugale è un adulterio continuo»[2]. Troppo spesso l’adulterio è creduto un nulla. In realtà con il peccato di adulterio vengono infranti tutti i dieci comandamenti[3] e Gloria nella sua testimonianza li passa in rassegna uno ad uno per far comprendere quanto sia vera quest’affermazione. Ciò che lei dice serve a risvegliare quel qualche cosa che è dentro di noi. Non utilizza grandi parole o cose difficili da capire, ma tutto il contenuto fa parte di cose sensate che anche la nostra coscienza potrebbe dirsi. Ricordiamo però, che chi le dice ha vissuto una esperienza di viaggio nel purgatorio sulla cui verificabile autenticità ho dedicato un libro[4], per cui leggiamole con atteggiamento raccolto, pensando a chi le dice. Quando Gloria sofferma la sua attenzione alla relazione tra l’adulterio, peccato a cui espone il divorzio, e il quinto comandamento, “non uccidere”, dice che: «l’adulterio uccide in svariati modi. L’adulterio uccide l’anima di chi lo commette e di chi lo subisce. Con l’adulterio uccidiamo nostra moglie e i nostri figlî perché uccidiamo in loro l’amore. I figlî si riempiono di tristezza, di rabbia e di amarezza […]. Quando poi la mamma, tradita e incapace di perdonare, cova risentimento e infonde nei figlî una altra dose di odio verso il papà, non li sta forse uccidendo nuovamente? Sí, è un nuovo omicidio, conseguenza del primo! Perché odiare, fare odiare e farsi odiare è uccidere l’anima che vive di amore. Queste morti straziano il Cuore di nostro Signore»[5].

«Per questo Gesú, non potendo rimanere inerme di fronte alla morte dei suoi figlî, si pone come roccia di difesa dei matrimonî. Allora vi domando: che succede a chi si scontra con una roccia? Si fracassa. E che succede quando a qualcuno cade addosso una roccia? È schiacciato. Ecco, questo è ciò che succede a chi vuole mettersi impunemente contro il matrimonio sacramentale»[6].

Il piano originale di Dio sul matrimonio è meraviglioso. Gloria lo poté constatare quando nel Libro della vita vide il matrimonio dei suo genitori: «Vidi che quando una coppia di fidanzati entra in chiesa per sposarsi, scambiandosi vicendevolmente il consenso matrimoniale con la promessa di fedeltà nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amore e onore per tutti i giorni della loro vita, sta facendo una promessa a Dio. Ve ne renderete conto benissimo anche voi quando lo leggerete nel Libro della vostra vita. Dio è affascinato dai matrimonî. Il nostro Signore si rallegra quando vede una coppia di suoi figlî pronti ad unirsi in matrimonio. Dio Padre scrisse con caratteri d’oro, di un brillío indescrivibile, le parole delle promesse matrimoniali che si scambiarono i miei genitori.

Vidi che quando bevvero entrambi al calice del sangue dell’Agnello, nel rito eucaristico successivo al rito matrimoniale, espressero il loro atto di unione, il patto che stavano concludendo con Dio. Furono completamente avvolti dal fuoco dello Spirito Santo. La Trinità al completo, quindi, è presente a cogliere le promesse matrimoniali. Essa è l’unico autentico testimone. Quando i miei genitori ricevettero la comunione eucaristica, il Corpo e il Sangue del Signore, da “unità duplice” divennero “unità trina”, perché il Signore Gesú incorporò le loro due anime, già unite in matrimonio, al suo proprio cuore. Da quel momento divennero “uno” in Dio! Chi può, allora, separare questo miracolo? Nessuno, fratelli miei.

Quando mio padre pose l’anello alla mia mamma e vennero dichiarati marito e moglie, Gesú stesso consegnò a mio padre un pastorale celestiale, un bastone ricurvo di luce. Era una grazia, un dono di Dio, era l’autorità di Dio Padre infusa in mio padre affinché la esercitasse nella sua famiglia e guidasse il suo gregge lungo il cammino di questo mondo, nel quale ci sono tanti lupi desiderosi di cancellare il matrimonio. Anche mio marito ricevette la stessa grazia. A mia madre, invece, Dio pose nel cuore un fuoco grandissimo. Era l’amore di Dio»[7].

«Quanto dolore soffre il Signore nel vedere cosí tante coppie separate i cui figlî vengono privati dell’amore unito dei loro genitori biologici!»[8]. «Adesso, proprio in questo contesto, desidero fare un appello alle suocere: non intromettetevi tra marito e moglie. Molte donne si sono condannate per essersi intromesse nel matrimonio dei loro figlî. È un peccato gravissimo! Pregate e supplicate Dio per la coppia, ma non intromettetevi mai. L’intromissione compromette sempre la stabilità della coppia. Intervenite solo a favore della coppia nel tentativo di difendere l’unione sacramentale»[9].

Flaviano Patrizi

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Note

[1] Si veda Mc 10,11;Lc 19,18; Mt 5,32; Mt 19,9, 1Cor.

[2] Flaviano Patrizi, Sono stata alle porte del Cielo e dell’Inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, Himmel associazione, 2011, p. 48.

[3] Cfr. Ivi, p. 46-48.

[4] Flaviano Patrizi, Illusione o realtà. Studio critico sulla testimonianza della dott.sa Gloria Polo e le esperienze di premorte, Himmel Associazione, 2014.

[5] Flaviano Patrizi, Sono stata alle porte del Cielo e dell’Inferno, p. 47.

[6] Ivi, p. 48.

[7] Ivi, pp. 17-18.

[8] Ivi, p. 48.

[9] Ibidem.