Monsignor Hoser a Medjugorje, non per controllare i veggenti

“Non conosco il motivo per il quale ha nominato me. Gli sono grato. L’ incarico non mi spaventa. I frutti spirituali di Medjugorje sono buoni”.
Questo diceva Henryk Hoser, l’Arcivescovo della Diocesi Varsavia-Praga, circa un anno fa, quando si preparava ad accettare l’incarico straordinario di Papa Francesco, ossia di guidare quella Commissione che avrebbe esaminato i fatti di Medjugorje.

In tutta umiltà, non si aspettava quella convocazione così importante, ma, probabilmente, fu scelto per la sua fama di uomo di chiesa, fedele alla tradizione e alla Parola di Dio.
Del resto, non dimentichiamo che lui proviene dalla Polonia (come Papa Giovanni Paolo II, che ebbe occasione di incontrare) e, come tutta la sua Nazione, nutre dei sentimenti molto radicati verso Maria.

Ma Medjugorje è una realtà vastissima, a cui accorrono 2.000.000 di devoti/visitatori all’anno, una marea di gente che chiede protezione, discernimento, guarigione, conversione, che loda Dio, poiché, attraverso l’intercessione di Maria, ha ricevuto una grazia.
L’Arcivescovo Hoser è stato incaricato, non per andare a controllare l’operato dei veggenti in quel posto sacro, ma esclusivamente per verificare l’effetto sortito dalle apparizioni della Madonna sul gregge di Dio.

Già da subito, dunque, l’Arcivescovo si dichiarò propenso ad “acquisire i dati mariani”, ritenendo valido ciò che li accade quotidianamente; ascoltando personalmente i messaggi della Regina della Pace, che domanda preghiere incessanti, perché il mondo torni al suo Figlio e si salvi.
“E’ molto importante invocare Maria per la protezione della famiglia, formata da uomo e donna, uniti nel Sacramento del matrimonio. Nelle apparizioni di Medjugorje, troviamo al centro il Rosario, l’Adorazione Eucaristica, il digiuno, la penitenza, tutte cose positive per la vita e lo sviluppo della fede, che vanno incentivate ed incoraggiate”, aggiunge Hoser.

Ed, effettivamente, li ha trovato molti frutti, quelli che tutti possono constatare essere avvenuti, in ben 37 anni di pellegrinaggi continui.
“Come le dicevo, io mi limito alla pastorale e non alla dottrina e dunque non al tema veridicità. In quanto ai frutti sulle anime, mi sembrano positivi. Per frutti intendo la pratica dei Sacramenti, le conversioni, il cambio nello stile di vita, la partecipazione alla Messa e questo avviene a Medjugorje, non possiamo negarlo e non tenerne conto pastoralmente”. Antonella Sanicanti