Cristo Re ha scelto la croce come Trono

 

 

Non è un caso che i termini malkut in ebraico, basileia in greco e regnum in latino indicano piuttosto il potere esercitato attraverso la regalità che non il territorio sul quale il potere stesso viene esercitato.

Così si spiega l’allusione di Gesù quando, interrogato da Pilato, dichiara che “il suo regno non è di questo mondo”, ma ha delle caratteristiche in tutto diverse ed anzi uniche.

E’ chiaro che Gesù parla del Regno dei cieli, e quindi è ovvio che non sia un regno terreno: ma l’espressione significa, soprattutto, che il Suo regno non è come quelli di questo mondo.

In tutti i regni terreni, grandi o piccoli che siano, devono esserci – oltre ad un re potente, ricco e sontuosamente vestito – un territorio delimitato da confini, un esercito a difesa degli stessi e del sovrano, una reggia, una corona preziosa, un trono comodo ed elegante.

Qui, invece, abbiamo un ben strano re.

Non è ricco, perché non ha mai avuto un soldo in tasca; non è ben vestito, anzi lo hanno spogliato dell’unico abito che aveva; non possiede un dominio territoriale, visto che itinera di luogo in luogo ed è ovunque ospite; non ha una dimora fissa, e figuriamoci un palazzo regale. Il suo trono, poi: Egli non ha dove posare il capo, se non su quella croce ove verrà inchiodato; e la sua corona, infine, non è fatta di pietre preziose, ma di spine intrecciate e confitte nella carne.

Questo è un re?

Questo è il re al quale i nostri genitori ci hanno consacrato il giorno del nostro battesimo e che noi stessi ci siamo scelti con la santa cresima?

Allora i casi sono due: o siamo anche noi completamente pazzi, oppure qui davvero c’è una verità che per quanto incredibile, è dotata di un potere immenso, che rende la regalità di Cristo superiore a qualsiasi altra regalità.

Ed è la Verità a cui Egli stesso allude parlando a quel Pilato che non riesce a capire del tutto quello che sta accadendo dinanzi a lui.

Sono nato per essere re e sono venuto nel mondo per testimoniare la verità.

E’ un regno assai diverso, dunque, da quelli a cui siamo abituati. Qui chi comanda è la Verità,e lo stesso re non ha altra missione, altra finalità che di essere testimone della Verità.

Il che è, però, dire che la Verità è Dio e, poiché Dio è puro ed infinito Amore, Cristo non è Re per diritto dinastico, ma lo diventa nel momento in cui si fa testimone di tale Amore, perché ognuno veda e capisca che questo non è un amore normale, ma è qualcosa che supera anche la barriera più aspra, quella della morte.

Amando tutta l’umanità oltre la morte, Gesù si è acquistato il titolo di Re dell’universo: colui che non è stato proprietario di nulla ed anzi è stato dominato, vituperato, umiliato e condannato come un malfattore, proprio costui Dio ha costituito Signore e padrone dell’intera creazione, consentendogli di trainare con sé, nel Suo trono glorioso del cielo, chiunque abbia fede in Lui.

Ma allora, questo significa che l’unica vera  regalità non sta nella potenza terrena o nel disporre di un potente esercito, né nell’avere la bomba atomica o un mucchio di soldi o tanta gente che ti serv e e ti ossequia; sta invece nell’entrare in una croce, quella che ogni giorno ti si pone innanzi non come strumento di tortura e di morte che le potenze del mondo vogliono riservarti, ma come farmaco di immortalità che Dio stesso ti regala per la tua salvezza eterna.

Per questo l’autore della “Imitazione di Cristo” ci dice che, se per raggiungere il paradiso ci fosse un’altra via che quella della croce, Cristo ce l’avrebbe certamente indicata: ma non avendocene additata altra vuol dire che ve ne è una sola, ed è la via regia della santa Croce.

Non possiamo continuare ad illuderci di trovare altre strade, non possiamo ancora  – facendo torto alla nostra intelligenza – alienarci nella ricerca spasmodica di nuove fonti di godimento, di comodità, di piacere fine a se stesso, quando sappiamo benissimo che tutto ciò non può condurci a salvezza alcuna, ma anzi alla perdizione irrimediabile del nostro essere.

Non possiamo associarci all’agnostico Pilato o ai consapevoli Giudei nel condannare anche noi a morte il vero Re.

Farsi Re.

Questo è – infatti – l’unico crimine per il quale Gesù è stato condannato a pagare con la vita.

Ed è perché il nostro io non può sopportare chiunque vanti un potere su di lui, sulla nostra vita, e allora è lì pronto ad eliminarlo anche fisicamente.

Quante volte, con le scelte egoistiche che caratterizzano le opzioni fondamentali, grandi e piccole, della nostra esistenza e della nostra quotidianità, eliminiamo anche noi – come i Giudei – Cristo dalla nostra vita!

Quante volte non sopportiamo quell’aiuto grandissimo che Egli ha posto in noi e che è la coscienza, e facciamo di tutto per addormentarla, drogarla, soffocarla, purchè possiamo non sentirne più la voce accorata, il sommesso rimprovero, il saggio monito con cui essa cerca di ricondurci nella retta via al seguito dell’unica Verità che è l’Amore.

Ma più essa ci invita a riconoscere che la vita viene solo da Dio, che troveremo pace solo rinunciando a noi stessi, che non c’è prospettiva nell’abiurare alla vera fonte della vita, più noi testardamente ci induriamo e quasi intensifichiamo, per reazione, la ricerca cieca e cinica della affermazione personale, della prevaricazione, dell’indifferenza per chi ci sta incontro.

Vogliamo essere noi soltanto il re della nostra vita, vogliamo affermare il nostro dominio personale su tutto e tutti: nessuno deve insidiare il dominio che ci costruiamo con fatica ogni giorno: in casa, dove dobbiamo essere rispettati e non scocciati dalla moglie e dai figli; nel lavoro, dove nessuno deve permettersi di offendere la nostra sacrosanta dignità e dove la nostra immagine deve essere superiore a quella di chiunque altro per competenza, abilità, fermezza, capacità; con gli amici, dove nessuno può essere più simpatico, egocentrico e conquistatore di noi. E così via.

Figuriamoci se – permeati di questa mentalità tutta mondana – possiamo in qualche modo accettare l’idea che il vero Re sia Cristo, che nella nostra vita ci sia un padrone, che in qualche modo possiamo essere sudditi di qualcuno.

Non c’è posto per due re nello stesso contesto, e per questo è ora di una scelta seria, quella a cui forse non abbiamo mai voluto pensare finora: o continuare a prostrarci al nostro Io come re, oppure scegliere come unico sovrano Cristo Gesù, colui che ha eretto il suo trono su una croce, ma di lì è risorto vittorioso per sempre.

Tanto, non illudiamoci: ora come ora, quanti padroni già abbiamo! E non sono padroni clementi ed amorosi, ma ci riempiono di soprusi e vessazioni da mattina a sera: invochiamo dal mondo una falsa ed illusoria libertà che esso non ci può dare, per il semplice motivo che Satana gode nel tenere schiavo chiunque abbia commesso il tragico errore di entrare a patti con lui.

Ma se oggi stesso ascoltiamo la Sua voce e la Sua testimonianza della Verità, proprio la sua Verità ci farà subito liberi, spezzando immediatamente le catene di schiavitù e di insoddisfazione e l’inganno tremendo con cui il Nemico ci tiene avvinti.

Scopriremo allora esistenzialmente quanto quella Verità sia autenticamente vera.

Capiremo che prendere sopra di noi la croce, i nostri limiti, la nostra pochezza; deporre la maschera che ci siamo appiccicata addosso per sembrare migliori ci quello che siamo realmente, riconoscere la povertà e la miseria del nostro cuore egoista, affidandoci nelle mani del Signore, ebbene tutto questo ci catapulterà in un modo nuovo di vedere le cose, in una saggezza esistenziale che mai potevamo sospettare.

Ci renderemo conto che per vivere davvero in eterno non servono soldi, né successo, né alterigia, né prosopopea, né palazzi o schiavi al nostro servizio. E che invece non c’è trono più alto e nobile che quello della sofferenza per gli altri, e che nessun diadema regale è più splendente e prezioso di quella corona di spine acuminate che ferisce ma guarisce e redime al tempo stesso.

E vivremo – credetelo – nella carne il più grande dei miracoli: capire che essere re secondo il mondo vuol dire restare schiavi per l’intera esistenza terrena, mentre essere sudditi del Re Cristo significa essere tutti re insieme a Lui nella gloria, davvero liberi e felici nella dimensione gioiosa di un regno che non finirà mai più.