Cosa lega Padre Pio, Giovanni Paolo II e la Madonna di Czestochowa?

Non tutti sanno che c’è un filo stretto che unisce Padre Pio, Karol Wojtyła e la Madonna nera di Czestochowa in Polonia.

Padre Pio, Giovanni Paolo II e la Madonna di Czestochowa
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Anche se non si è a conoscenza del fatto che Padre Pio sapesse la storia dell’immagine miracolosa del Santuario di Czestochowa, si sa che Giovanni Paolo II ne era molto devoto, sin dai tempi della sua infanzia. Vi si recava infatti spesso in pellegrinaggio con il papà, tornandovi di nascosto anche in tempi di guerra.

Non ci sarebbe stato il Papa polacco senza la Madonna di Czestochowa

Tale legame non venne mai meno, tanto che Papa Wojtyla avrebbe affermato, all’indomani della sua elezione papale: “Venerabile e diletto Cardinale Primate (Stefan Wyszyński nda), permetti che Ti dica semplicemente ciò che penso. Non ci sarebbe sulla cattedra di Pietro questo papa polacco, che oggi pieno di timore di Dio, ma anche di fiducia, inizia un nuovo pontificato, se non ci fosse la tua fede, che non ha indietreggiato dinanzi al carcere e alla sofferenza.

Se non ci fosse la tua eroica speranza, la tua fiducia senza limiti nella Madre della Chiesa. Se non ci fosse Jasna Gora, e tutto il periodo della storia della Chiesa nella nostra Patria, unito al tuo ministero di vescovo e di Primate”.

A Czestochowa, nel 1972, ben sei anni prima dell’elezione di Wojtyla, la conferenza Episcopale polacca aveva scritto una lettera molto importante per la causa di Padre Pio da Pietrelcina. La postulatoria fu inviata al Santo Padre Papa Paolo VI, affinché si degnasse di dare il nihil obstat per l’introduzione della Causa di Padre Pio. Il testo, in latino, fu pubblicato con la traduzione, nel numero di dicembre 1978 della rivista Voce di Padre Pio.

Questo un passaggio saliente: “Alcuni di noi hanno visto con i propri occhi Padre Pio e il suo apostolato; altri hanno attinto notizie da coloro che lo vedevano, lo ascoltavano e scrivevano di lui; tutti noi siamo persuasi della santità di vita e della speciale missione di quest’uomo di Chiesa”.

L’intervento di Karol Wojtyla per la canonizzazione di Padre Pio

Non è noto se qualcuno degli altri vescovi abbia mai incontrato Padre Pio in vita. Certamente l’allora don Karol Woytila, nell’aprile del 1948 lo aveva “visto con i propri occhi”, e quindi si può ritenere che gran parte dei contenuti della lettera siano attribuibili attribuire al cardinale di Cracovia.

“In quest’epoca – scrivevano i vescovi polacchi – nella quale, spesso, tante cose non vere e non rette si proclamano della vita religiosa, dell’apostolato dei religiosi, della dignità e dei doveri dei sacerdoti, la persona di Padre Pio, religioso e sacerdote a noi contemporaneo, col suo modo di vivere e con la sua attività, offre al mondo inquieto un ottimo e desiderato esemplare di uomo ripieno di Dio su questa terra.

Un intervento decisivo

Al termine della missiva, ai piedi della Madonna Nera Częstochowa, i vescovi polacchi hanno fatto una formale richiesta al Papa: “Tenendo presente tutto questo e considerando la fama di santità che anche in Polonia esiste e continua e che si manifesta specialmente nelle preghiere che i fedeli rivolgono a Dio per ottenere le grazie più diverse, per intercessione di Padre Pio, abbiamo ritenuto opportuno pregare la Santità Vostra, perché si degni di introdurre la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di questo Servo di Dio, per la maggior gloria di Dio e per l’utilità della Santa Chiesa”.

Fu dopo tale lettera, di cui fu firmatario anche Karol Wojtyla che iniziò la fase cognizionale del processo di canonizzazione. Probabilmente dunque, l’intervento arrivato da Jasna Gora, e grazie anche a quello di del futuro Papa polacco, contribuirono a sbloccare la Causa del santo frate cappuccino.

Elisa Pallotta

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