Coronavirus, continua l’opera di solidarietà della Cei per i più poveri

Continua l’opera di carità e solidarietà della Chiesa italiana verso i più poveri e bisognosi, nell’ambito dell’emergenza dovuta al coronavirus. 

Volontari della Caritas italiana alle prese con opere di solidarietà verso i più poveri e bisognosi

Come riportato dalla Luce di Maria nelle scorse settimane, la Chiesa italiana e la Santa Sede si è impegnata in maniera molto concreta contro il coronavirus, offrendo numerosi finanziamenti e opere di sostegno economico, senza nemmeno il bisogno di sbandierarlo particolarmente a destra e sinistra (come si può leggere qui e qui).

I progetti finanziati dalla Cei

Il totale dei progetti finanziati dalla Cei in 65 Paesi del mondo, al momento, ammonta a 541. La Presidenza della Conferenza episcopale italiana ha deciso di stanziare un totale di circa 9 milioni di euro lo scorso 3 aprile, a cui si sono aggiunti altri 3 milioni di euro il successivo 13 maggio.

I fondi servono per combattere il dramma del coronavirus nel continente africano e anche in altri paesi particolarmente poveri. Nel dettaglio, si tratta di 381 iniziative in ambito sanitario, che corrispondono a una somma che si avvicina ai sette milioni e mezzo di euro. Ance quelle in ambito formativo sono numerose. In questo caso si parla di 160 iniziative per una cifra di circa un milione e mezzo di euro.

Il rischio Coronavirus sta diventando una realtà anche in molti paesi del continente africano (sourceweb)

Il contributo per i paesi africani più poveri alle prese con il coronavirus

Il contributo proviene dai fondi dell’otto per mille destinati dai cittadini alla Chiesa cattolica, e segna un gesto di forte solidarietà verso le difficoltà dovute alla pandemia. Un impegno concreto portato avanti in maniera significativa durante i giorni di maggiore difficoltà, con donazioni che hanno raggiunto anche i duecento milioni di euro.

Molte richieste di aiuto sono arrivati dai paesi africani, alle prese con la pandemia e con pochissime risorse da mettere a disposizione. In alcuni dei paesi più poveri, come il Mozambico, il Malawi, il Burundi, gli ospedali attrezzati per il coronavirus o con a disposizione le strutture per le terapie intensive, si contano sul palmo della mano.

Le linee guida per gli interventi caritativi contro il coronavirus

L’attività di interventi caritativi a favore di questi paesi già provati dalla povertà, dallo sfruttamento delle risorse, e dalla difficoltà di affrontare già altre numerose epidemia, è guidata anche da indicazioni ben precise. La Caritas infatti, insieme al “Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo”, ha tracciato linee guida ben precise e prioritarie, da tenere a mente nella pianificazione della strategia d’azione.

Alcuni volontari pronti alla distribuzione di beni di prima necessità a favore dei più bisognosi

Si tratta, ad esempio, di cercare di dotare il maggior numero di strutture sanitarie dei Paesi più poveri di dispositivi di protezione per il personale. Di fornirle di strumenti terapeutici basilari, che siano adeguati per combattere la pandemia. Oltre a questo, l’impegno è volto a sostenere le realtà locali nelle iniziative volte alla sensibilizzazione della popolazione sui comportamenti da tenere per evitare il contagio. Oltre alla formazione e preparazione da fornire, dal punto di vista tecnico, al personale sanitario.

La linea indicata da Papa Francesco

Il 27 marzo scorso Papa Francesco in piazza San Pietro ha però indicata la strada nel bel mezzo della difficoltà. “Anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”, disse il Papa in quell’occasione.

Papa Francesco vedere Dio
In Piazza San Pietro Papa Francesco, all’inizio della pandemia, ha indicata la strada da percorrere nella difficoltà, ricordando la preghiera sacerdotale di Gesù: tutti siano una cosa sola

“Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: che tutti siano una cosa sola“.

Giovanni Bernardi

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