Ruini: “L’attrazione per le donne non è un peccato, nemmeno per i preti”

L’età molto avanzata non gli impedisce di essere ancora una colonna e un punto di riferimento per la Chiesa italiana e non solo.

Il cardinale Camillo Ruini compie oggi 90 anni ma ha ancora tantissimo da raccontare.

Lo ha fatto in una lunga intervista al Corriere della Sera, rilasciata ad Aldo Cazzullo, uno degli intellettuali laici da sempre più attenti all’universo ecclesiale.

Una vocazione sofferta

Si muove con il girello, le gambe sono incerte, ma la testa sempre quella è”, esordisce Cazzullo, con il quale Ruini ripercorre i momenti salienti della sua infanzia e giovinezza, durante il fascismo e la guerra, fino alla vocazione. La scelta di entrare in seminario maturò “nell’ultimo anno di liceo, in modo molto rapido, pensando che mettermi al servizio di Dio fosse la cosa migliore”, dice. Una scelta per cui i genitori furono “profondamente contrari”, sebbene, in seguito, “vedendomi felice, furono felici anche loro”.

Tra i risvolti più curiosi e inediti della vita del cardinale: il suo rapporto con le donne in gioventù. Ruini non fu mai fidanzato. “Sono stato attratto fortemente da alcune donne – confida il porporato – ma ho sempre cercato di resistere e, pur soffrendo, ci sono riuscito, con l’aiuto decisivo del Signore”. Un’attrazione che, sarebbe continuata anche “dopo” l’ordinazione sacerdotale. “L’attrazione per le donne è inestirpabile nell’uomo e di per sé non è affatto un peccato”, afferma Ruini, con grande apertura mentale.

Ruini ha vissuto “con gioia ed entusiasmo” la stagione del Concilio Vaticano II, per il quale “molto lavoro rimane da compiere”. I traditori del Concilio, secondo il porporato, sono “sia i tradizionalisti, sia coloro per i quali il Concilio rappresenterebbe una novità radicale rispetto alla precedente tradizione della Chiesa”.

Don Camillo e i papi

Segue poi il ricordo dei papi della propria vita. Ruini ha “ammirato moltissimo” Pio XII, Pontefice negli anni della sua vocazione e ordinazione. San Giovanni Paolo II lo conobbe nel 1984: Wojtyla, racconta il cardinale, era un uomo “misericordioso”, che “perdonava tutti, anche quelli che gli facevano cattiverie. Il papa polacco, aggiunge Ruini, aveva anche “grande senso dell’umorismo”, un’“intelligenza sbalorditiva” e un’impressionante dimestichezza con le lingue: “Con Ratzinger parlava in tedesco”. Il giorno prima che Giovanni Paolo II morisse, Ruini si recò al suo capezzale chiedendogli la benedizione: “Tracciò a fatica un segno di croce – ricorda –. Ho pregato un poco, poi sono uscito perché stava troppo male e non volevo affaticarlo ulteriormente”.

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L’elezione di Benedetto XVI fu accolta dal cardinale Ruini con grande soddisfazione: in lui vedeva “il più qualificato collaboratore e continuatore” di Wojtyla. Quando poi Ratzinger si dimise, fu un momento di “sorpresa”, “sconcerto” e “dolore superato poi dall’idea dell’elezione del successore.

Su papa Francesco, l’ex presidente della CEI è sincero: “Forse non ho con lui quella spontanea sintonia che avevo con Giovanni Paolo II e anche con Benedetto XVI. Ma di lui penso molto bene. Ammiro la sua dedizione alla Chiesa, ai poveri, alla fraternità tra tutti gli uomini e i popoli”.

“Non ho mai appoggiato nessun politico”

Quando la conversazione pende verso la politica, Ruini nega di essere mai stato, nemmeno da giovane, “di sinistra. “È vero che alcuni lo pensavano – precisa – perché ero aperto alle nuove idee e al pensiero critico”. Di sinistra, invece, “anche psicologicamente” era il cardinale Carlo Maria Martini, che Ruini ha “sempre stimato molto” in quanto “grande intellettuale, con grandi capacità di governo”.

Quanto alle relazioni politiche in senso stretto, Ruini puntualizza di non aver mai appoggiato alcun “politico come tale”, pur essendosi “trovato non di rado in sintonia con Berlusconi”. Quanto a Prodi, di cui fu amico personale in molti anni e ne celebrò le nozze, l’ex presidente della CEI spiega che, con l’ex presidente del Consiglio i “rapporti sono scarsi ma buoni”. Poi, “quando la crisi della Dc diventò irreversibile e Romano si collocò a sinistra”, le loro strade si sono “diversificate”.

Oggi Ruini difende Salvini dagli attacchi ricevuti e lo definisce “risorsa importante, non solo per il suo partito”. Di Draghi ha “grande stima e ritiene “che la svolta del suo governo sia stata molto positiva per l’Italia e per il suo futuro”.

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“Il funerale di Welby? Non potevo celebrarlo…”

Quando Cazzullo rievoca il caso Welby che vide coinvolto in qualità di vicario di Roma, Ruini spiega che “in coscienza” non avrebbe mai potuto celebrare il funerale del militante radicale morto per abbandono terapeutico. “Il funerale religioso è una cosa assai diversa dal giudizio di Dio – sottolinea –. Per la salvezza eterna di Welby ho pregato molto”.

Rievocando i suoi sedici anni da presidente della CEI, il porporato emiliano manifesta “grande piacere e gratitudine al Signore per i risultati ottenuti”, salvo qualche rimorso per aver “avuto la mano troppo pesante con chi si opponeva”.

Purtroppo, ammette, Ruini, l’attuale declino della Chiesa italiana è “innegabile, in primo luogo a causa della “secolarizzazione” e della “scristianizzazione”. Occorre rispondere, dice, insistendo “nell’evangelizzazione” e prendendo “posizioni chiare, coraggiose e realistiche sui problemi che interessano alla gente”.

Il calo delle vocazioni, dice, è un “fatto gravissimo, che può avere effetti devastanti sul radicamento della fede nella popolazione”. È un problema, aggiunge, cui non si può pensare di porre rimedio “abolendo la regola del celibato, o aprendo alle donne il sacerdozio”.

Secondo il cardinale Ruini, la pedofilia ha danneggiato terribilmente la Chiesa”, tuttavia sarebbe “sbagliato” imputarla al “celibato ecclesiale, essendo questo crimine presente ovunque “soprattutto all’interno delle famiglie”. Interpellato sugli “scandali finanziari” in Vaticano, Ruini è realista: “La Santa Sede sta cercando di farli finire”, ciononostante una “vittoria definitiva sul peccato” non è “realizzabile in questo mondo”.

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“Medjugorje, un torrente di bene”

In merito al suo impegno come presidente della Commissione di inchiesta su Medjugorje, Ruini ha maturato la convinzione che “all’inizio fossero autentiche apparizioni mariane. Poi potrebbero essere entrate in gioco dinamiche psicologiche, note agli studiosi”. In ogni caso, “da Medjugorje continua a sgorgare un torrente di bene”.

In conclusione, Ruini riferisce di essere stato vaccinato contro il Covid, pur non nutrendone “grande paura”. “Della morte – afferma – ho certamente paura, e ancor più del giudizio di Dio. Mi affido alla sua misericordia”.

Luca Marcolivio

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