Calciatore del Milan rompe ogni schema e racconta la sua grande fede

Giroud, nuovo centravanti del Milan noto per il talento ma non tutti sanno del suo credo in Gesù, che non smette mai di testimoniare.

Il nuovo acquisto del Milan Olivier Giroud non manca mai di testimoniare sul campo e fuori la sua forte fede in Gesù Cristo – photo web source

Olivier Giroud è l’ultimo acquisto del Milan, attaccante francese di 34 anni ancora nel pieno della sua forza agonistica, noto per i suoi grandi talenti sportivi – con la nazionale francese si è laureato vicecampione d’Europa nel 2016 e campione del mondo nel 2018, vincendo tra i tanti premi la Champions League 2020-2021 con il Chelsea – ma anche per un altro aspetto particolare che non ha mai lasciato inosservato o nascosto. Quello cioè della fede in Gesù.

La forte testimonianza della nuova punta del Milan Giroud

Giroud è infatti un fervente cattolico, nel settembre del 2019 finito sulla copertina del mensile francese “Jesus!”, di cui è persino stato caporedattore per un mese, accompagnato dalla scritta, per festeggiare il suo compleanno che sarà il prossimo 30 settembre, “33 anni, l’età di Cristo”. “Sento che dovrei usare i miei social media per parlare della mia fede in Gesù Cristo”, ha affermato alla rivista religiosa transalpina.

Di fatto, nel frattempo, la sua testimonianza la offre spesso e volentieri sul campo da gioco. In molte occasioni lo si vede pregare. “Mi serve per sentire meno la frustrazione di certi momenti“, ha risposto ha chi gli ho posto domande sul gesto.

Sul braccio ha tatuato: “Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla”

Persino il suo corpo parla della fede in Gesù. Sul braccio, infatti, ha tatuato la scritta: “Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla”. Ogni volte che segna un goal, e accade spesso, si fa il segno della pace. “Voglio parlare della mia fede e del mio impegno con Gesù”, è il suo desiderio espresso alla rivista francese.

Attaccante di primo piano, campione del mondo in carica con la Francia e vincitore dell’ultima Europa League con il Chelsea, da capocannoniere con 11 reti, da uomo di Chiesa si da molto da fare per testimoniare il Vangelo e la Parola. 

Un mese come caporedattore di una nota rivista religiosa francese

“Appena posso, cerco di parlare della mia fede”, ha affermato. “Ecco perché ho accettato di essere redattore di una rivista chiamata ‘Jesus’ che esce a metà settembre. È un argomento eccezionale, non solo perché ne sto parlando. Quando oggi nel calcio vedo che si parla di striscioni omofobi e razzismo, mi fa venire voglia di prendere una posizione per dire di dare un freno a tutto ciò”.

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Quando in passato venne criticato in Francia, con la rivista sportiva francese L’Equipe che nel 2016 titolò nientemeno che “Il non amato”, dopo i fischi rivolti dal pubblico a Olivier Giroud in un’amichevole pre-Europeo, lui trovò conforto nella Parola e rispose sul campo, con un ottimo europeo e i grandi risultati degli anni successivi.

La fede che cresce in famiglia fin da piccolo con l’amore per il calcio

Insomma, consapevole di quanto accaduto a Gesù di fronte alla folla, non si è certo fatto scoraggiare ma al contrario ha reagito con la forza che il Risorto dona ai suoi figli. Nell’Arsenal ha segnato la bellezza di 105 reti in 253 partite, alcuni a dir poco spettacolari, con numeri tutt’altro che da fischi. Con una della sue reti ha vinto persino il “Puskas Award”, il riconoscimento che viene conferito al gol più bello dell’anno in tutti i campionati.

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Guardando alla sua storia persona, il pallone ce l’ha sempre avuto nel sangue, così come la passione per il calcio. Già da bambino non si staccava mai dalla palla, mandando talvolta su tutte le furie la sorella Bérangère, il papà dietologo Romain o la mamma Antonia, di origini italiana. Giocava in ogni momento della giornata. 

La sua testimonianza di cui c’è sempre più bisogno nel mondo di oggi

Crescendo, all’amore per il calcio si è sommato quello per il Signore. Sul suo comodino, infatti, oggi non può mancare il libro “Un momento con Gesù”, scritto da Sarah Young e che testimonia la sua forte fede frutto di una conversione totale dopo un periodo in cui è stato rappresentato come sex symbol. Mostrata nella piccola preghiera che fa ogni volta prima che inizi la partita, quando scende sul terreno di gioco.

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Una testimonianza davvero importante e toccante, di cui oggi, in un mondo in cui la fede pare sempre più marginalizzata – ma che continua ad esserci e vive in maniera maestoso come un fiume carsico, pronto a risalire – abbiamo un forte bisogno.

I grandi esempi di fede che sono arrivati dallo sport quest’anno

La nazionale italiana di calcio, in questo, con le parole e i gesti ad esempio del mister Mancini, di Gianluca Vialli, oppure la nazionale olimpica con la voce di Antonella Palmisano e non solo, ci sta dando una grande prova di fede e di amore per Gesù, mostrando da dove vengono i grandi risultati e come la realtà sia ben lontana da come viene rappresentata dai media.

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Infatti è la fede nel Signore che muove il mondo e le persone verso i traguardi più importanti della vita, e questi atleti ce lo stanno dimostrando. Per questo, ci ricordano quanto sia importante lodare Gesù che non ci abbandona mai e ci dona la forza per compiere grandi imprese. 

Giovanni Bernardi

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