Biden: il popolo disapprova la sua politica guerrafondaia e non lo vuole più

Dopo molte settimane dall’inizio del dramma che tiene il pianeta con il fiato sospeso, gran parte della popolazione comincia a nutrire seri dubbi sulla capacità di Biden di gestire la situazione, chiedendosi se forse non sarebbe meglio trovare altre strade. 

I numeri dei sondaggi parlano chiaro, e dalle prossime elezioni potrebbero emergere risultati che sembravano prima inattesi.

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Dopo oltre sei settimane dall’inizio del drammatico conflitto ucraino, gli Stati Uniti cominciano a nutrire dubbi sulle capacità del proprio presidente, il democratico Joe Biden. Il consenso americano verso il presidente Usa infatti prima dello scoppio della guerra in Ucraina era ai minimi storici per la storia degli Usa, ma nelle prime settimane del conflitto pareva essersi rialzato. Ora però, dopo tutti questi giorni di dramma e di sofferenza, i sondaggi mostrano che non è più così.

Le parole in Polonia che hanno fatto arrabbiare tanti

Le parole pronunciate da Biden in Polonia, in cui ha purtroppo impropriamente citato persino Giovanni Paolo II e le sue parole profetiche, “Aprite le porte a Cristo”, per giustificare un’azione militare sempre più violenta e tesa a innalzare i toni dello scontro e le sofferenze della popolaziona ucraina, sembrano avere indispettito molti. Nella Chiesa e non solo.

La sua dichiarazione sull’auspicio dell’uscita di scena di Putin è stata persino smentite da Casa Bianca e Segreteria di stato, ma hanno mostrato all’opinione pubblica americana una incapacità di fondo da parte di Biden che ora pesa molto sui sondaggi, e che alle elezioni di mid-term del prossimo novembre potrebbero riportare in auge l’ex presidente repubblicano Donald Trump. 

Ad oggi infatti il 48 per cento degli americani disapprovava la strategia del presidente sulla guerra in Ucraina, e il 70 per cento non vuole che gli Stati Uniti inviino militari sul suolo ucraino. Se Biden infatti era all’inizio contrario alla guerra giorno dopo giorno sta innalzando i toni pensando di ingraziarsi il favore dell’elettorato conservatore e repubblicano.

Gli americani dubitano fortemente della sua capacità davanti al conflitto

Purtroppo, però, i dubbi non sono tanto sulla sua strategia o sulle sue posizioni ma proprio sulla sua persona. Il 63 per cento degli americani, secondo un sondaggio di Nbc News, disapprova infatti in toto l’operato del presidente, giudicandolo ad esempio incapace di controllare l’aumento dei prezzi dei beni e della benzina.

Ma dopo la gaffe di Biden in Polonia, insieme all’incoerenza tra le parole pronunciate e i fatti che stanno avvenendo, fa sì che 7 americani su 10 mettono in dubbio la capacità di Biden di affrontare la guerra. Sul fronte degli aiuti umanitari, il presidente Usa ha promesso di accogliere e assistere centomila ucraini sul suolo americano.

Il problema è che, anche qui, ad oggi non si conoscono le modalità legali con cui tutto questo avverrà. Associazioni cattoliche e cristiane, come la Caritas o Jesuit Refugee Service, hanno già lavorato per avere chiaro il quadro e le possibilità di visti umanitari, di visti sponsorizzati da famiglie che adotterebbero i rifugiati o ancora permessi temporanei di asilo. Tuttavia da parte del governo non è stata data loro alcun tipo di risposta chiara, mentre persino gli Stati americani si candidano uno dietro l’altro per dare accoglienza a quanti fuggono dalla guerra.

Biden sembra essere il principale ostacolo a un accordo di pace

Molti osservatori inoltre spiegano con sempre più insistenza che uno dei principali ostacoli all’ottenimento di un accordo di pace in suolo Ucraino è proprio il volere della presidenza americana, che sta portando avanti in Ucraina una vera e propria “guerra per procura”, che per Biden potrebbe essere il modo di risollevare l’economia americane grazie alle armi o alla vendita di gas ai Paesi che prima si approvvigionavano dalla Russia.

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Nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno infatti fornito all’Ucraina assistenza militare per un valore totale di 2,3 miliardi di dollari, di cui 1,6 miliardi negli ultimi due mesi, e ora sono stati annunciati altri 300 milioni di dollari di nuovi aiuti militari, tra droni, missili e carri armati. Ma le esportazioni di armi letali in Ucraina da parte dell’Occidente sono iniziate nel 2014, con lo scoppio della guerra in Donbass.

Ora che però sembra che l’esercito russo sia in qualche modo “bloccato” in terra ucraina, pare che Biden stia accarezzando l’intenzione di trasformare l’Ucraina in un Vietnam per Vladimir Putin, così da sostituirlo alla guida della Russia. Mentre invece qualsiasi accordo di pace infatti sarebbe una sorta di successo per Putin, che otterrebbe così nuovi territori e una nuova balcanizzazione internazionale con la creazione dei due schieramenti, occidentale e euroasiatico.

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Per questo, per Biden sembra conveniente continuare ad armare la resistenza ucraina e provare a rendere più complicato ogni tentativo di accordo diplomatico. Il risultato è quello di altri lunghi mesi di guerra, di atrocità e di morti, con il rischio di un allargamento del conflitto fino all’Europa. Forse sarebbe meglio ascoltare il grido del popolo americano e di quello ucraino, e trovare una strada ben diversa da quella attuale.

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