Bibbia: ecco perché c’è bisogno di leggerla maggiormente

Spesso, purtroppo, nella Chiesa si giunge alla conclusione che la Bibbia è poco letta, frequentata, conosciuta. Una presa di coscienza da cui dover ripartire. 

Bibbia
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Capita infatti che in molte occasioni la vista stessa della Chiesa risulti, complessivamente, lontana dalla frequentazione delle Scritture, e a volte persino dal modo di pensare che emerge dalla Bibbia. Una considerazione che ha fatto nei giorni scorsi su Avvenire anche don Luca Mazzinghi, parroco di San Romolo a Bivigliano nell’arcidiocesi di Firenze, professore di esegesi dell’Antico Testamento alla Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Accademia di teologia.

L’importanza di avvicinarsi alla Parola

Mazzinghi è da un mese il nuovo presidente della Società biblica in Italia, associazione erede della Società biblica britannica, nata a Londra nel lontano 1804 e ricostituita in Italia nel 1983 e che ha come scopo principale quello di lavorare per la massima diffusione della Bibbia, insieme ad altre centocinquanta Società bibliche sparse per il mondo.

Questo genere di società, peraltro, storicamente sono state avversate dalla Chiesa cattolica, in alcuni casi persino condannate dai Papi. Evidentemente oggi non è più così, grazie allo spirito che è emerse dal Concilio Vaticano II ma anche al lavoro che si prefiggono di svolgere queste realtà, che è quello di dare lo stimolo al popolo cristiano di approfondire sempre più la Parola, instaurandone un rapporto personale.

La Bibbia come strumento per un nuovo slancio di fede

Ma allo stesso tempo, che è anche quello di lavorare a un rinnovato slancio ecumenico delle Chiesa stesse, evidentemente ben visto da Papa Francesco che ha fatto del dialogo ecumenico e interreligioso uno dei punti forti del suo Pontificato.

La lettura e la riflessione sulla Bibbia, infatti, può di certo essere considerata via privilegiata nel dialogo fra le Chiese cristiane. Lo ricordava anche Benedetto XVI nella Verbum Domini, sottolineando l’importanza della Bibbia per il cammino ecumenico. Vale a dire, il fatto che le diverse Chiese e confessioni cristiane possano camminare insieme a partire da un punto comune, che è quello della Parola di Dio.

Tutte le volte in cui il Papa invita a guardare nel Vangelo

Uno stimolo che però è anche un punto di partenza all’interno delle singole confessioni, e in particolare per Chiesa cattolica. Non a caso, è stato Papa Francesco a mettere in guardia dal fatto che la Bibbia rischia di essere oggi “un libro da biblioteca”, invece che “Parola di vita da portare nel mondo”.

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Cosa che Bergoglio, invece, si sforza di fare ogni giorno. Spesso, infatti, quando lo si critica per avere assunto determinate posizioni, considerate “di parte”, Francesco più volte non ha esitato a rispondere: “Ma questo è il Vangelo!”. Lo ha fatto quando lo hanno accusato di essere un “Papa comunista”, pauperista, oppure troppo duro con chi pratica l’aborto, con la dittatura del politicamente corretto che vuole innalzare a dogma il gender, che il Papa ha definito una “guerra mondiale contro la famiglia”, peggio della bomba atomica.

Ogni parrocchia dovrebbe invitare i fedeli a leggere la Bibbia

Ed è infatti dal Vangelo che vengono tratte queste conclusioni. Allora la domanda che ci si pone è: come fare in modo che le parrocchie, e i fedeli, si aprano di più alla lettura del Vangelo, alla riflessione su di esso, magari comunitaria, e in modo particolare tra i giovani?

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“Una parrocchia dovrebbe far sì che ogni membro non solo possieda una copia della Scrittura, ma anche sia stimolato a conoscerla e soprattutto a viverla”, risponde il docente. Nella mia parrocchia, come in tantissime altre, regaliamo ai bambini che iniziano un percorso di catechesi un piccolo Vangelo e, ai ragazzi più grandi, l’intera Bibbia”.

L’istituzione della Domenica della Parola da parte di Papa Francesco

Un altro spunto importante, poi, certamente viene anche dall’istituzione della Domenica della Parola da parte di Papa Francesco, un punto di partenza che se coltivato può portare frutti nei cuori di tanti fedeli e nella vita di tante comunità. La verità, però, è che ogni domenica la Parola viene messa al centro, per questo sarebbe importante prepararsi adeguatamente alla celebrazione eucaristica, leggendo magari il Vangelo del giorno, fermandosi qualche minuto a fine serata per riflettere su quanto ascoltato.

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“Nel mondo protestante e riformato la predicazione è tradizionalmente fondata sulla Parola. Sappiamo bene che nella Chiesa cattolica non sempre è così”, è una considerazione di don Mazzighi. “Spesso le nostre omelie si arenano nel moralismo o in un devozionalismo sganciato dalla Parola, sino al tentativo di dare giudizi su problemi di attualità che ci illudiamo di conoscere”.

La Bibbia non è un sussidio, ma da essa ogni catechesi deve partire

Al contrario, però, spesso il Papa ha ammonito che non dovrebbe essere questa la realtà della Chiesa. “Papa Francesco ricorda con bonaria ironia che l’omelia non è l’equivalente di un notiziario televisivo. Una predicazione autentica, come ci ricorda l’Evangelii gaudium, non può che fondarsi sulla Scrittura e sulla capacità di renderla viva e attuale per la comunità alla quale il predicatore si rivolge”.

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Lo ricordava anche Giovanni Paolo II nella Catechesi tradendae del 1979: “La Bibbia non è un sussidio, ma il libro da cui ogni catechesi deve partire”.

Giovanni Bernardi

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