8 Marzo. Raccontiamo la storia di una donna coraggiosa: Aurora

Aurora: una donna cresciuta in fretta
Donna-Mamma

Oggi è il giorno in cui tutti si affrettano a regalare mimose; a cercare le frasi più belle per rimarcare il coraggio delle donne e la loro costante fragilità, segno di sensibilità e mai di debolezza.
Io vorrei contribuire, citando la storia di una donna cresciuta un po’ troppo in fretta, ma che ha subito afferrato il senso della vita.

Quando Aurora Leoni rimase incinta, tutti coloro che la circondavano e si prendevano cura di lei le consigliarono di abortire. Nessuno voleva che facesse nascere il suo bambino, perché Aurora era lei stessa una bambina, aveva, infatti, solo 12 anni (oggi ne ha 19)!
“Per settimane non ci accorgemmo che ero incinta, perché al primo mese ebbi ugualmente il ciclo (…), così, io e nonna Valentina lo scoprimmo con un mese di ritardo. Vivevo con lei da sempre, perché mia mamma se n’era andata quando avevo un anno e mio padre non l’ho mai conosciuto, per questo ero sotto i servizi sociali di Forlì e ovviamente ci rivolgemmo a loro: avevo 12 anni, ero una bambina e aspettavo un figlio. Tutto il mondo degli adulti si mosse per aiutarmi, ma aiutarmi ad abortire, invece quel fagiolino era già mio e io non avevo mai provato la felicità che sentivo da quando lo avevo dentro”.

Tutti temevano che la sua situazione, già molto complicata, potesse ulteriormente peggiorare, accettando quella gravidanza, ma lei sapeva bene che, in realtà, era un dono, che le sarebbe servito a riscattarsi da una vita di abbandoni e di colpi di testa.
L’alternativa era rendersi partecipe di un omicidio, come anche il padre del bambino, allora 14enne, aveva preteso.
“Allora ero ribelle e trasgressiva, un colpo di testa dopo l’altro, ma il mio bambino è stato il colpo in testa mandato dal Cielo per salvarmi. Senza di lui oggi sarei sicuramente alla rovina”.

Essendo così piccola, però, non poteva decidere da sola del futuro del suo bambino. Gli assistenti sociali, allora, la accompagnarono ad una visita medica, che doveva servire a programmare l’interruzione di gravidanza.
Fu in quel momento che Aurora scopri di essere incinta da tre mesi e mezzo, quindi, per legge, non avrebbe più potuto abortire.
“Il ginecologo ha scoperto che era già di tre mesi e mezzo, i termini di legge per abortire erano già scaduti. Lui era seccato, io felicissima”.

Così, il suo bambino si chiama Stefano ed oggi ha 6 anni.
“Al quarto mese di gravidanza sono arrivata al Centro di Aiuto alla vita di Forlì dove vivo ancora insieme a Stefano. Non è vero che non ci sono aiuti, ce ne sono e non bisogna lasciarsi spaventare dal futuro. Anche io avevo paura, ma poi proprio da Stefano ho preso la forza per andare avanti”.

E oggi Aurora ha realmente trovato la sua ragione di vita, dopo tanto trambusto: aiuta i volontari del Cav (Centro Aiuto alla Vita), testimonia la sua esperienza e continua a studiare.
Lei, abbandonata dalla madre e dal padre, ha avuto il coraggio di mostrarsi diversa da loro, decidendo di far nascere il suo bambino e di accudirlo ogni giorno.
“Non volevo fare con lui lo stesso errore che mia madre aveva fatto con me. Io sono figlia di una donna che ha dato alla luce otto figli da quattro padri diversi, Stefano invece dovrà sempre sapere che lui è la mia priorità, tutto il mondo viene dopo di lui”.

E a tutte le altre donne dice: “Le donne devono sapere la verità, non è umano ingannarle, si deve dire che abortire significa uccidere tuo figlio. La legge parla chiaro, gli assistenti sociali dovrebbero aiutare la maternità quando è difficile, non farti credere che l’aborto sia una cosa normale.
(…) Un figlio non rovina la vita, un figlio te la cambia in meglio e per me l’attaccamento a Stefano è stato anche un rimediare all’abbandono subito”.

Antonella Sanicanti