L’attore interprete di “Barabba” in The Passion racconta come questo film lo ha stravolto

Pietro Sarubbi, il Barabba del noto film di Mel Gibson, La passione di Cristo, partecipa a un documentario sull’Eucarestia, e in una intervista racconta come questa esperienza lo ha cambiato profondamente. 

Pietro Sarabbi è l’attore italiano che ha prestato il volto a Barabba nel film The Passion di Mel Gibson. Dopo il film si è avvicinato alla Chiesa, all’Eucaristia, alla preghiera, si è sposato e ha fatto battezzare i suoi figli.

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Pietro Sarubbi nel ruolo di Barabba – photo web source

Pietro Sarubbi, “Barabba”, si racconta

Molto lontano dalla fede cattolica al momento delle registrazioni, Sarubbi fa subito capire a Gibson di non gradire granché il ruolo che gli è stato assegnato. Vorrebbe la parte dell’apostolo Pietro. E questo non certo per una qualche preferenza personale o per l’omonimia, quanto per una mera questione economica. Quello di Barabba è un ruolo minore, senza battute, e la giornata di lavoro per la parte di Pietro verrebbe pagata di più. Così rimane deluso quando il regista americano gli ribadisce di volerlo per il ruolo di Barabba.

Qualcosa in lui però comincia a cambiare quando comincia a comprendere che Barabba era ben più che un delinquente. Barabba era stato imprigionato per anni e torturato, abbruttito fino ai limiti dell’umano, e per questo è ammutolito. “Barabba non parla – gli spiega Gibson – perché non ha più parole, ha urlato tutto il suo fiato per l’ingiustizia subita. Barabba non è un ladrone, ma il capo degli Zeloti, gli unici che avevano la forza di opporsi all’impero romano, e proprio battendosi contro i Romani è stato fatto prigioniero e torturato fino a essere trasformato in una bestia e come le bestie non ha parole, ma esprime tutto con gli occhi. Per questo ti ho scelto, per fare il mio Barabba. Dovrai apparire come una belva, ma in fondo ai tuoi occhi ci deve essere lo sguardo di un uomo onesto. Guarda, questo film deve passare tutto dai vostri occhi e, soprattutto, dagli occhi di Gesù, come tutto il Vangelo passa attraverso gli occhi di Gesù”.

Questa frase, profezia e presagio di quanto accadrà poi, colpisce il cuore il Pietro. Barabba si era trasformato in un animale, era diventato un essere brutale, muto, che poteva esprimersi solo con gli occhi. Per questo motivo il regista lo aveva scelto: Gibson ha visto in lui “lo spirito di Barabba, dell’uomo giusto che pretende giustizia, ma nel modo sbagliato, l’uomo vessato che si ribella abbruttendosi”. Solo Pietro per lui poteva incarnare lo sguardo animalesco dell’uomo ferito dal male e insieme serbare negli occhi il bagliore dell’uomo buono.

Incrociare gli occhi di Gesù sul set

Pochi giorni dopo, durante le riprese, Pietro è assorto e contempla il suo college Jim Caviezel, l’interprete di Gesù. Si apprestano a girare la scena del Crucifige, nella quale il popolo risparmia Barabba e condanna il Messia. In quel preciso istante accade qualcosa: l’attore italiano Pietro Sarubbi e il ribelle zelota Barabba si identificano, come se si fossero fusi in un unico personaggio. La scena va avanti e lui si accorge di non recitare più. Semplicemente sta vivendo quegli avvenimenti, che risuonano nella sua anima, in tutto il suo essere.

Quando le autorità liberano Barabba, scelto dalla folla al posto di Gesù, il bandito, mezzo incredulo e euforico, guarda con ironia i potenti e dopo la folla. È allora che scende le scale e i suoi occhi incrociano quelli di Caviezel. Ma Pietro non vede più gli occhi del collega. Vede quelli di Gesù, magnetici e pieni di infinita tenerezza. È una folgorazione che gli cambia per sempre la vita: “È stato un impatto forte. Ho sentito come se tra noi ci fosse la corrente elettrica. Vedevo Gesù stesso”.

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Quella scena diventa così il canale attraverso il quale una forza dirompente si fa strada nel cuore dell’incredulo attore, inondandolo di quella pace che aveva disperatamente ricercato per anni: “Nel guardarmi, i suoi occhi non esprimevano né odio né risentimento verso di me, solo misericordia e amore”.

Dal racconto della conversione al nuovo documentario sulla Messa

Nel 2011 Pietro Sarubbi ha raccontato la sua conversione nel libro Da Barabba a Gesù. Convertito da uno sguardo (Itaca edizioni). In queste pagine l’attore riferisce come la fede abbia toccato la sua intera esistenza e dà anche la sua personale interpretazione dell’episodio che ha trasformato per sempre il suo destino. Per Sarubbi “Barabba è simbolo della nostra civiltà, è l’uomo di cui Gesù prese il posto sulla croce, come se Cristo fosse morto per salvare lui, e quindi in lui si riassume l’umanità intera, salvata”.

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Più recentemente, Sarubbi ha reso un’altra importante testimonianza partecipando a un docu-flim sull’Eucaristia intitolato “Il cuore di Dio – il documentario della Messa”, ispirato al romanzo best-seller spagnolo El beso de Dios.

Gesù e Barabba – photo web source

Il lavoro, diretto da Pietro Ditano, è stato girato a Matera proprio nei luoghi in cui Mel Gibson ha ripreso “La Passione di Cristo” e vede tra gli altri protagonisti l’ex pilota Emerson Fittipaldi, l’attore Jim Caviezel, l’apologeta Scott Hahn e il predicatore della Casa Pontificia Raniero Cantalamessa.

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A questo proposito Sarubbi è stato intervistato dal sito Alfa y Omega. Nell’intervista, parlando del suo rapporto con Cristo. Pietro dice di seguire Gesù “con la fatica di un povero peccatore che cerca di essere all’altezza di un grande amore, cadendo mille volte però sicuro di essere sempre perdonato, atteso e amato, continuamente. È vero che la vita cambia, sia sul piano personale che su quello professionale, ma tutto passa attraverso uno sguardo nuovo, così come l’intero Vangelo passa attraverso lo sguardo di Cristo”.

L’Eucarestia: il regalo immenso di Dio

L’attore ricerca la presenza di Cristo principalmente nell’Eucaristia, della quale dice: “È un regalo eccezionale che Dio dona all’uomo. L’uomo moderno non è cosciente della grandezza del miracolo che è poter partecipare ogni volta che vogliamo alla Cena con Cristo”.

 

Sarubbi condivide anche una testimonianza sull’importanza dell’Eucaristia nella sua vita e nella decisione di sposarsi: “Non ero sposato, ma dopo la mia conversione ho voluto sposarmi, per essere degno di ricevere l’Eucaristia. Le prime volte che sono stato a messa dopo la mia conversione sono andato coi miei figli e con mia moglie. A un certo momento una delle mie figlie ha iniziato il camino di preparazione per la Prima Comunione, ma dopo aver ricevuto tutta la catechesi ha detto al sacerdote che alla fine non avrebbe preso l’Eucaristia. Stupito, il sacerdote le ha chiesto perché e lei gli ha detto perché l’Eucaristia era molto amara. ‘E come fai a saperlo se non l’hai mai presa?’, gli ha detto lui. E lei ha risposto: ‘Lo so perché, ogni volta che mio padre fa la comunione, piange’. Questo è l’Eucaristia nella mia vita!”.

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