Anticostituzionali i gender, almeno nella vicina Bulgaria

Anticostituzionali i gender
Transgender Sign

Anticostituzionali i gender, che seminano, senza nessun controllo, ormai, le loro dottrine a tutto spiano. Queste le ultime disposizioni in Bulgaria.
Ricordiamo che uno dei pilastri fondamentali della cultura gender è propinare a tutti gli esseri umani il diritto di poter decidere se dichiararsi maschi o femmine -anche anagraficamente parlando-indipendentemente dal genere che la natura -e Dio per essa- ha voluto riservarci.

Da questo concetto derivano una serie di tentativi che -noi altri- definiamo esagerate manipolazioni genetiche, ma autorizzate da parte di molti Stati, che non mancano di determinare malsane influenze e credenze anche nei bambini, ignari di una diatriba, ormai decennale e improntata sulla sessualità promiscua, di certi adulti.

Anticostituzionali i gender

Intanto, la Corte Costituzionale della Bulgaria, il 27 Luglio scorso, ha dichiarato che “il concetto di gender è anticostituzionale, dal momento che contraddice quella distinzione naturale tra i due sessi che la carta fondamentale bulgara riconosce e tutela”.
I gender hanno richiamato in causa addirittura la Convenzione di Istanbul, che tratta dei pari diritti di tutti i cittadini (dei soggetti maschili e femminili), perché i bulgari fossero indotti a “prescindere dal dato biologico, che vuole tutte le persone appartenenti all’uno o all’altro sesso”.
Opinione diffusa, invece, è stata che “l’ideologia gender, calata dall’alto come “costrutto sociale”, non ha ancoraggi con il dato di realtà, quindi non merita di essere tenuta in considerazione”.

E pensare che alle stesse conclusioni sono giunti gli stessi ricercatori, sostenitori della cultura gender, che non hanno trovato nessun appiglio per legittimare, scientificamente, quella filosofia che le lobby Lgbt rivendicano, ad ogni costo.
E Alfonso Piscitelli, dal quotidiano LaVerità, scrive: “Nell’Est Europa più che a modificare le desinenze delle parole (il riferimento è a Laura Boldrini e alle sue polemiche sul lessico declinato al maschile) sono impegnati a difendere quella “grammatica strutturale” della società che da sempre si basa sulla distinzione tra il genere maschile e quello femminile”.

Antonella Sanicanti