La teoria gender? Una vera bufala

La teoria gender? Una vera bufala
Gender un inganno

La teoria gender? Una vera bufala. “Donna non si nasce, lo si diventa” è la frase della scrittrice femminista, del secolo scorso, Simone De Beauvoir, che potrebbe essere usata come slogan dei sostenitori della teoria gender, tanto discussa al momento.
La teoria gender ritiene che, al di la del genere biologico, i maschi e le femmine non siano differenti per natura.

La differenziazione dell’identità sarebbe da imputare, esclusivamente, alla cultura, alla famiglia e alla società, che imporrebbero degli stereotipi, che i bambini e le bambine assorbirebbero, fin da piccoli.
La teoria gender è, dunque, assimilabile ad una corrente filosofica, anche molto diffusa, che ritiene che, oltre all’aspetto fisico (dei genitali specialmente), non esisterebbe nulla di innato. Anche l’istinto materno, per esempio, sarebbe un’invenzione della società e frutto di una cultura maschilista!

La logica conseguenza di questo ragionamento è che ogni individuo può scegliere a che genere appartenere, secondo come si sente di essere.
I generi tra cui scegliere sono davvero tanti: gay, lesbica, bisessuale, transessuale, transgender e altri ancora.
Si intitola “Mamma, perché Dio è maschio?”, un libro che divulga questa tesi, scritto da Rita Torti, che offre un’idea di quanto stia incidendo la cultura gender nella nostra società attuale.

Ma la scrittrice si chiede: “Come liberare i bambini e le bambine da immagini che prescrivono certe attività o propensioni cosiddette naturali per i due sessi?”.
Che molte attività debbano spettare di diritto sia agli uomini che alle donne, è un conto; che il genere sessuale debba essere distinto da quello biologico, è un altro.
Chiara Valentini, dice: “Credere che allevare i bambini e crescerli spetti alla madre è frutto di modelli culturali e sociali che vengono da lontano, di stereotipi che non si vogliono mettere in discussione e che sono molto utili per mantenere i privilegi di un genere sull’altro”.

Studi recenti contraddicono le aspettative

Si comprende benissimo quanto sia grande il pericolo di invalidare i pilastri di una civiltà eterosessuale e di quale intenzione, in realtà, si celi dietro queste argomentazioni arbitrarie.
In nostro aiuto, tuttavia, interviene quello che è stato definito il “paradosso norvegese” (di cui pochissimi parlano), riferito ad un evento che, dopo oltre 30 anni e milioni e milioni di euro dei contribuenti devoluti al “Nordic Gender Institute”, ha visto gli studiosi attestare che la teoria gender è priva di ogni ragione di essere, nonché di una qualche minima base scientifica.

Ecco alcuni esempi a supporto: gli studi del professor Lippa, eseguiti su 200.000 soggetti di ben 53 Paesi diversi, ha evidenziato che gli uomini scelgono professioni diverse dalle donne e viceversa, quanto più sono garantite le pari opportunità; gli studi del professor Disieth, sulle differenze di genere e sui giocattoli usati solitamente da maschietti e femminucce, sono giunti ad una similare conclusione, ossia che i maschi scelgono il pallone e le femmine le bambole, anche di fronte ad una vasta e varia possibilità di scelta; gli studi del professor Simon Baron-Cohen, condotto, addirittura, sui neonati, dicono che, se uno di loro piange, sono le altre femminucce a mostrare partecipazione al dolore e a piangere a loro volta; al contrario i maschi restano indifferenti o infastiditi.

Ora, le autorità di Oslo hanno tagliato i finanziamenti ai progetti del “Nordic Gender Institute”, che è stato costretto a chiedere bottega!
Beh, senza correre il ben che minimo rischio di sembrare presuntuosi, potremmo dire che, gli studi su citati, sembrano abbastanza scontati: qualunque genitore attento avrebbe potuto dichiarare altrettanto, osservando i propri bambini ed evitando di tirare in ballo la teoria gender.

I mass media, ultimamente, parlano tanto della teoria gender e molte leggi proclamano, in varie parti del mondo, come sia lecito e auspicabile per ognuno decidere di che sesso essere, come se fosse una conquista dell’uomo che prende potere sulla natura.
Quella del genere, però, non è uno stereotipo da superare, è un dato di fatto: si nasce maschi o femmine, poi, ognuno diventerà ciò che vuole, ma questo non cambierà mai la natura biologica della sessualità.
La scrittrice Torti cita anche la Chiesa, come responsabile di una società patriarcale, e la accusa di mettere da parte le donne.
Potremmo, allora, offrire alla signora una lezione di catechismo di base, perché si renda conto dell’importanza che la Vergine Maria -una donna vissuta più di 2000 anni fa- Madre di Dio, ha assunto per la cristianità.                                                                                  Antonella Sanicanti