Ges%C3%B9+non+%C3%A8+un+moralista+e+pone+donna+e+uomo+al+centro+del+Vangelo
lalucedimaria
/10339-2/amp/
Notizie

Gesù non è un moralista e pone donna e uomo al centro del Vangelo

“Gesù non è moralista”. “Siamo noi che abbiamo moralizzato il Vangelo”. Così padre Ermes Ronchi, nella quinta meditazione degli Esercizi spirituali per il Papa e la Curia Romana, in corso nella Casa del Divin Maestro di Ariccia. Nella giornata della donna, il religioso ha ricordato che nel Vangelo molte donne seguivano e servivano Gesù, rammaricando la sola presenza di uomini nell’incontro. Il servizio di Roberta Gisotti:

“Il Vangelo non è moralista”, ha sottolineato padre Ronchi partendo nella sua riflessione dal racconto evangelico di Gesù, che invitato nella casa di Simone il fariseo, rompe ogni convenzione e lascia che una donna, per tutti la peccatrice, pianga ai suoi piedi e li asciughi con i suoi capelli, baciandoli e cospargendoli di olio profumato. E di fronte alla sorpresa di Simone, Gesù lo ammonisce: “guarda questa donna” che da peccatrice diviene “la perdonata che ha molto amato”:

“Nella cena a casa di Simone il fariseo va in scena un conflitto sorprendente: il pio e la prostituta; il potente e la senza nome, la legge e il profumo, la regola e l’amore a confronto”.

L’errore di Simone è lo sguardo giudicante:

“Gesù per tutta la sua esistenza insegnerà lo sguardo non giudicante, includente, lo sguardo misericordioso”.

Simone – ha proseguito – mette al centro del rapporto tra uomo e Dio “il peccato, ne fa l’asse portante  della religione”:

“È l’errore dei moralisti di ogni epoca, dei farisei di sempre”.

Gesù – ha osservato – “non è moralista”:

“Mette al centro la persona con lacrime e sorrisi, la sua carne dolente o esultante, e non la legge”.

Nel Vangelo troviamo con più frequenza la parola povero che peccatore, ha osservato padre Ronchi:

“Adamo è povero prima che peccatore; siamo fragili e custodi di lacrime, prigionieri di mille limiti, prima che colpevoli”.

Siamo noi – ha aggiunto -.che “abbiamo moralizzato il Vangelo”:

“Ma in principio non era così. Padre Vannucci lo dice benissimo: il Vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione. E ci porta fuori dal paradigma del peccato per condurci dentro il paradigma della pienezza, della vita in pienezza”.

Simone il moralista guarda il passato della donna, vede “una storia di trasgressioni”, “mentre Gesù – ha spiegato padre Ronchi – vede il molto amore di oggi e di domani”:

“Gesù non ignora chi è, non finge di non sapere, ma la accoglie. Con le sue ferite e soprattutto con la sua scintilla di luce, che Lui fa sgorgare”.

Il centro della cena doveva essere Simone pio e potente e invece il centro è occupato dalla donna:

“Solo Gesù è capace di operare questo cambio di prospettiva, di fare spazio così agli ultimi. Gesù sposta il fuoco, il punto di vista dal peccato della donna alle mancanze di Simone, lo destruttura, lo mette in difficoltà come farà con gli accusatori dell’adultera nel tempio”.

Se Gesù domandasse anche a me – ha detto sorridendo padre Ronchi – la vedi questi donna? dovrei rispondere “no, Signore, qui vedo solo uomini”:

“Non è molto normale questo ammettiamolo. Dobbiamo prendere atto di un vuoto che non corrisponde alla realtà dell’umanità e della Chiesa”.

“Non era così nel Vangelo”, dove molte donne seguivano e servivano Gesù, ma “al nostro seguito non le vedo”, ha detto padre Ronchi:

“Che cosa ci fa così paura che dobbiamo prendere le distanze da questa donna e dalle altre? Gesù era sovranamente indifferente al passato di una persona, al sesso di una persona, non ragiona mai per categorie o stereotipi. E penso che anche lo Spirito Santo distribuisca i suoi doni senza guardare al sesso delle persone”.

Gesù, segnato da quella donna che lo ha commosso, non la dimentica: all’ultima Cena ripeterà il gesto della peccatrice sconosciuta e innamorata, laverà i piedi dei suoi discepoli e li asciugherà”.

“Quando ama, l’uomo compie gesti divini, Dio quando ama compie gesti umani, e lo fa con cuore di carne”.

Infine un richiamo per i confessori:

“È così facile per noi quando siamo confessori non vedere le persone, con i loro bisogni, e le loro lacrime ma vedere la norma applicata o infranta. Generalizzare, spingere le persone dentro una categoria, classificare. E così alimentiamo la durezza del cuore, la sclerocardia, la malattia che Gesù più temeva. Diventiamo burocrati delle regole e analfabeti del cuore; non incontriamo la vita, ma solo il nostro pregiudizio”.

fonte: radiovaticana

 

Emanuele

Scritto da
Emanuele

Recent Posts

  • Santi

Oggi 24 settembre, Madonna della Mercede: la storia della devozione che libera dalle schiavitù

Oggi, 24 settembre, la Chiesa celebra Santa Maria della Mercede, un titolo mariano nato da…

2 ore fa
  • Preghiere

Preghiera del mattino 24 settembre: affidiamoci a Gesù nell’Eucaristia

Iniziamo questa giornata col cuore rivolto a Gesù nel Santissimo Sacramento, chiedendogli di trasformare ogni…

2 ore fa
  • Il Vangelo del Giorno

Vangelo del 24 settembre 2026: perché chi ha la coscienza sporca non ha pace

Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco parte dall’inquietudine di Erode per…

2 ore fa
  • Preghiere

Preghiera della sera 23 settembre: San Giuseppe ci protegge questa notte

Un fiducioso affidamento a San Giuseppe, consolatore degli afflitti, affinché custodisca le nostre intenzioni e…

10 ore fa
  • Novene

Novena a Maria che scioglie i nodi: 24 settembre, sesto giorno

Nel sesto giorno della Novena a Maria che scioglie i nodi impariamo ad attendere con…

12 ore fa
  • Preghiere

Padre Pio, la preghiera al Sacro Cuore di Gesù per ottenere miracoli

Padre Pio la recitava ogni giorno per affidare al Sacro Cuore di Gesù le tante…

14 ore fa