Nonostante l’aumento di contagi, troppo spesso si vedono folle di genitori e figli insieme senza alcuna precauzione. Come allo Zoomarine, a Pomezia.
La foto è stata scattata sugli spalti del parco laziale Zoomarine, durante lo spettacolo di delfini, e ha fatto insorgere i rappresentanti dell’associazione Hearth impegnata sul fronte dei diritti degli animali. Questa ha infatti chiesto che vengano effettuati maggiori controlli da parte dei vigili di Pomezia.
Dopo essere stata postata dall’associazione, la foto ha fatto il giro della rete. In quanto mette in luce come purtroppo spesso, anche di fronte al rischio di un ritorno dei contagi, vengano prese pochissime precauzioni.
“Abbiamo ricevuto tante segnalazioni sulla situazione senza controllo che si è venuta a creare durante gli spettacoli di Zoomarine, con gli spettatori seduti vicinissimi l’uno all’altro e senza mascherina in barba ad ogni precauzione e ai DPCM emanati dal Governo”, comincia il post dell’associazione per i diritti degli animali Earth su facebook.
Le parole pubblicate a commento della foto scattata da un gruppo di mamme sugli spalti del parco acquatico vicino Pomezia, alle porte di Roma. La denuncia afferma: non si sono rispettate le giuste precauzioni contro il coronavirus durante lo spettacolo dei delfini ammaestrati nella piscina.
“Ci siamo attivati segnalando tale situazione via pec alla polizia locale di Pomezia e chiedendo controlli”, scrive l’associazione.
La presidente di Earth Valentina Coppola è entrata nel merito della vicenda. Ha spiegato infatti che “non amiamo gli spettacoli di Zoomarine che prevedono l’utilizzo di delfini e pinguini, ma finché si muovono a norma di leggi (che vanno sicuramente cambiate) non abbiamo nulla da ridire, ora le foto ricevute ci confermano nella nostra convinzione che chi non rispetta la salute è indifferente sia a quella umana che a quella animale”.
Subito la direzione di Zoomarine ha deciso di rispondere per i toni. Affermando che “i protocolli della sicurezza nel parco sono stati approvati dalle autorità sanitarie”.
Giovanni Bernardi
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