È una Paese noto per essere in controtendenza su molti fronti. Uno di questi è rappresentato dalle vocazioni sacerdotali.
Stiamo parlando della Polonia. Particolarmente confortanti, in questo senso, sono i dati riportati da Aci Stampa, ripresi da varie testate polacche.
Soltanto nelle ultime settimane, riferisce l’articolo sono stati ordinati almeno 230 presbiteri in tutto il paese. Tenuto conto che, in Polonia, la maggior parte delle ordinazioni vengono celebrate durante le solennità, appena trascorse, di Pentecoste o della Santissima Trinità, si tratta certamente di numeri molto alti.
I dati, peraltro, sono incompleti, in quanto coprono 34 diocesi polacche sulle 41 totali. Sono escluse dal computo, per il momento, le congregazioni religiose, le quali, comunque, includono in tutto il paese 1426 tra postulanti e novizi, la maggior parte dei quali diverranno anch’essi sacerdoti nei prossimi anni.
A livello diocesano, il record delle ordinazioni, per quest’anno, spetta a Varsavia, con 26 nuovi sacerdoti. Seguono le diocesi di Przemysl (19), Breslavia (16), Kielce (16), Tarnow (14) e Pelplin (10).
Per certi versi, la nuova primavera delle vocazioni in Polonia – quasi una seconda ondata, dopo il primo boom risalente ai primi anni di pontificato di Giovanni Paolo II – ha come massimo contraltare la crisi profonda della chiesa tedesca, divisa al suo interno da guerre ideologiche molto profonde.
A rilevarlo è stato lo stesso papa emerito Benedetto XVI, nella sua lettera al seminario minore arcidiocesano di Czestochowa. Venuto a conoscenza dell’abbondanza di frutti vocazionali, Ratzinger scrive: “Che meraviglia vedere in Polonia ciò che invece sta appassendo in Germania. Sebbene una mia visita non sia più possibile a causa della età e della salute sono ospite del vostro seminario con tutto il cuore”.
Più volte, durante il suo pontificato, Benedetto XVI aveva ramponato il clero della sua terra d’origine. La sua preoccupazione era – ed è – rivolta soprattutto alla mondanizzazione della chiesa tedesca, particolarmente florida a livello finanziario ma piuttosto inaridita sul piano della fede. In Germania, infatti, ogni fedele viene registrato per legge alla sua chiesa d’appartenenza e contribuisce alle attività comunitarie per mezzo di un’imposta obbligatoria, che frutta circa 5 miliardi di euro l’anno.
Durante la sua visita pastorale a Friburgo, il 25 settembre 2011, Ratzinger ammoniva il clero tedesco sulla necessità di un “cambiamento”, che andava però calibrato sulla “fedeltà” alla missione di sempre della Chiesa e dei suoi discepoli: “Proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).
Non è necessario, in questa sede, ribadire quanto queste due chiese – polacca e tedesca – siano profondamente diverse per forma mentis e cultura. Se è vero, però, che “dai frutti li riconoscerete” (Mt 7,16), sarebbe forse ora, quantomeno, di osservare con più attenzione, cosa avviene nelle comunità dove le vocazioni crescono e dove si prega di più. E magari anche prenderle un minimo ad esempio.
Luca Marcolivio
Fonte: Aci Stampa
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