Ha vissuto la sua vita col cuore trafitto da una lama

Santa Veronica Giuliani è riconosciuta dalla chiesa come una delle più grandi mistiche della storia, nata ad Urbino nel 1660, questa ragazza di pie ambizioni divenne suora di clausura nel monastero delle Clarisse della città di Castello a soli 17 anni. La sua vita si è evoluta attorno alla fede che crebbe di giorno in giorno consentendole di ricevere numerose rivelazioni e persino le stimmate. Dopo aver ricoperto ogni genere di ruolo all’interno del convento (suora, cuoca, infermiera, maestra delle novizie e Badessa), ed aver fatto da messaggera per il Signore, Santa Veronica, per tutti Orsola, morì nel monastero delle clarisse nel 1727.

 

Ciò che risulta incredibile della sua morte lo ha rivelato l’autopsia, il suo cuore era stato trafitto da parte a parte come se una lama avesse trapassato il suo corpo. Più tardi si venne a sapere che quello fu l’ultimo atto di un atroce sofferenza, di fatti Orsola subì sul suo corpo la passione di Cristo, un dono della fede di cui non aveva fatto parola con nessuno (per evitare che la notizia si diffondesse), ma che aveva annotato con dovizia di particolari (come consigliato dal suo confessore) su un diario pubblicato oltre 100 anni dopo la sua morte.

 

Tra le pagine di questo diario (oltre 22.000) si trovano anche le descrizioni di visioni oniriche dell’Inferno e del Purgatorio, di seguito vi riporteremo parte di queste testimonianze per farvi avere un’idea di quello che patiscono le anime condannate alla purificazione e quelle che dovranno vivere nell’eterna dannazione.

 

Sul purgatorio, di cui Dante ha scritto e fornito una visione forse mitigata, Santa Veronica ne parla in occasione di un sogno che le ha svelato la condizione di un’anima penitente: “Mi pare che Iddio mi abbia fatto vedere un’anima del Purgatorio. L’ho veduta in tre modi”. I tre modi di cui parla la santa sono tre diverse fasi della sua pena, nel primo, appena arrivata in purgatorio, l’anima soffre in maniera indicibile per le torture a cui la sottopongono i demoni (che evidentemente non albergano solamente nell’inferno): “La prima volta, parvemi che ella fosse in un grande fuoco e che, per mano dei demoni, avesse dei grandi tormenti dei quali l’uno non aspettava l’altro”.

 

Alla tortura fisica, simile a quella dell’inferno, si sostituisce la fase del pentimento e della sofferenza interiore: “La seconda volta, l’ho veduta con grandi tormenti; in specie, nei sentimenti. Per modo di dire, dirò, che mi pareva che fosse tormentata negli occhi e nelle orecchie con ferri taglienti e pungenti”. Nonostante la Santa faccia comprendere che al dolore fisico si è sostituito un dolore mentale, i demoni (chiamati anche ministri di Dio) non cessano di procurare dolore alla povera anima.

 

Il terzo ed ultimo stadio è quello della redenzione, il momento immediatamente precedente all’assunzione in Paradiso, l’anima  comunque sofferente stava rivivendo i suoi peccati in terra ed alla sola vista di quanto commesso soffriva in maniera incomprensibile per ogni essere vivente.

 

La visione dell’inferno è ancora più terrificante, questo viene descritto come un luogo in cui non filtra la luce, l’unica illuminazione è data dal fuoco del peccato che brucia in eterno ed è origine di tutti i patimenti che i dannati devono soffrire per l’eternità, queste le parole di Sant’Orsola: “Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un fetore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l’ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: “Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno”.

 

Ma se la descrizione del luogo è agghiacciante e spaventosa, lo è ancor di più quella della condizione delle anime ad esso condannate: “Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni”.

 

La visione della Santa è molto simile a quella che Dante descrisse nella sua “Divina Commedia” le anime erano imprigionate nei loro peccati, in quel luogo ricoperto di fiamme si udivano solo urla di disperazione, lamenti e bestemmie contro Dio. Tutto ciò dovrebbe indurre a pensare, era questa soggiogata dalle sue letture e dalla sua vita terrena, oppure quello che ci attende per una vita di peccato è davvero così orribile ed insopportabile?