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Vicenda assai inquietante lancia un forte campanello d’allarme

Ci sarebbe soltanto da sorridere se non fosse che il personaggio coinvolto non è un semplice provocatore ma probabilmente crede sul serio in ciò che dice e fa.

Ci siamo abituati da anni a “mode” particolarmente stravaganti, che, però, poi, si radicano in modo stabile nella popolazione. Questa vicenda ha però del grottesco e dell’inquietante.

“Voglio sviluppare la donna in me”

Il 53enne Jørund Viktoria Alme, è un transgender e va in giro vestito da donna. La cosa, di per sé, non farebbe notizia, se non fosse che Alme va anche in giro in sedia a rotelle.

Non è affatto disabile, né finge di esserlo ma, “semplicemente”, è un uomo che si identifica come una donna disabile. In un’intervista a un’emittente televisiva norvegese, Jørund Viktoria Alme ha confidato di aver sempre desiderato nascere donna e paralizzato dalla vita in giù.

Sul suo profilo Twitter, l’uomo si definisce un “transgender che può sviluppare la donna dentro di me”. Afferma inoltre di utilizzare la sedia a rotelle a causa della carenza di ferro cerebrale (Brain Iron Deficency).

La sindrome BID è associata all’interruzione dei meccanismi neurofisiologici che, all’interno di un contesto sociale che non fornisce stimoli regolari, compromette lo sviluppo motorio e cognitivo.

La sequenza motoria e la coordinazione bi-manuale ne uscirebbero compromesse, così come risulterebbero carenti la funzione esecutiva, l’attenzione e la memoria. Non ci sono, tuttavia, evidenze di questa condizione medica.

Un trauma infantile alla base di tutto?

Eppure, almeno in apparenza, Alme ha avuto una vita normale, come tante altre. Vive a Tjuvholmen, fa l’analista di credito senior, è persino sposato da 31 anni con la stessa donna, da cui ha avuto due figli.

Fino a cinque anni fa, nulla lasciava presagire la sua peculiarissima “scelta di vita”. Nessun problema fisico, né mentale, almeno in apparenza. Eppure, un giorno, la moglie lo ha visto tornare dal lavoro in carrozzina. Nessun incidente: semplicemente Alme si autopercepiva come disabile.

Sempre alla tv norvegese, l’uomo ha sostenuto di soffrire di un “disturbo dell’integrità corporea”, che trarrebbe origine da un trauma vissuto alle elementari, quando vide un compagno arrivare con la gamba ingessata e le stampelle.

La mia reazione fu di intenso interesse – ha riferito –. Il mio cuore batteva forte, il mio battito cardiaco aumentava. Tutti gli andarono intorno per provare le stampelle, mentre io mi tenevo a distanza. Avevo paura che qualcuno scoprisse cosa stava succedendo dentro di me…”.

Agnes, la moglie di Jørund, non ancora ripresasi dallo choc del vedere girare il marito in carrozzina da sano, poco tempo dopo, ha dovuto digerire la nuova follia: vederlo travestirsi da donna. È come se Jørund, frantumato un primo tabù inibitorio dentro si sé, fosse entrato in un fantasmagorico gioco di “scatole cinesi mentali”.

Anche per me è stata molto dura – ha raccontato Agnes –. Sono stata, e forse sono ancora, in una crisi di identità. Improvvisamente non ho più un uomo, ho una signora. E non era qualcosa che avrei mai pensato di ottenere. È difficile da descrivere ed è stato davvero molto difficile”.

La coppia non si è mai separata e anche il comportamento remissivo della signora Alme è molto difficile da spiegare e valutare.

Il morboso “gioco delle identificazioni”

L’incredibile storia ha suscitato reazioni molto contrastanti. Anche in un Paese liberal e open minded come la Norvegia, a tutto c’è un limite, e, sui social, c’è chi ha accusato Alme di non avere rispetto per chi disabile lo è per davvero.

C’è anche chi ha provato a difenderlo, offrendo una spiegazione psicologica piuttosto articolata. È il caso di Vashnavi Sundar, regista e attivista per i diritti delle donne.

Sundar sostiene che “non è insolito che gli uomini transgender rivendichino un profondo vittimismo e richiedano alle loro mogli di stare al gioco. In alcuni casi, questi uomini si spingono un po’ oltre rivendicando livelli di emarginazione aggiuntivi; per esempio, autoidentificandosi come ebrei o affermando di soffrire di una qualche disabilità fisica”.

La disabilità motoria è un tema estremamente serio, così come lo sono il transgenderismo e i disturbi mentali. Ostentare sulla pubblica piazza, in modo piuttosto plateale il proprio insolito disagio non è forse il migliore dei modi per affrontare il problema.

Luca Marcolivo

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Luca Marcolivo

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