Con il suo viaggio in Iraq, il Papa si incammina sulle orme di Abramo

Il Papa, in questi momenti, si trova nella terra “dove tutto ebbe inizio”. Il suo cammino ricalca quello del Primo Patriarca, per dei motivi ben precisi. 

papa francesco abramo
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Nella Genesi il giardino dell’Eden viene collocato nell’antica Mesopotamia, tra il Tigri e l’Eufrate, e Abramo iniziò la sua “avventura” da Ur dei Caldei, da cui partì nella direzione della Terra promessa. Sono i luoghi che il Signore scelse per manifestarsi all’uomo.

Il viaggio del Papa in una terra martoriata e sconvolta

Oggi l’Iraq è una terra martoriata dalla guerra e dalla violenza, per cui lo scarto è netto. Da luogo di speranza e di redenzione per l’umanità, a centro di ogni divisione efferata, della violenza dell’uomo sull’altro uomo, della bestemmia di chi utilizza il nome di Dio per uccidere e terrorizzare il fratello. Questo, in Iraq, accade da trent’anni, da quando cioè scoppiò nel 1991 la prima guerra del Golfo, fino alla nascita del sedicente Stato Islamico e le violenze perpetrate, innanzitutto, ai danni dei cristiani, ritenuti “infedeli”.

Il Papa oggi, Vicario di Cristo e Successore di Pietro, si trova a dover ricalcare le orme di Abramo, partito “spes contra spem” per incontrare e confermare i fratelli iracheni nella fede, e anche per abbracciare il mondo musulmano offrendo loro una parola di pace, proprio come San Francesco di Assisi con il Sultano Al Malik.

La chiamata del cristiano a vivere nel solco di Abramo

Ogni cristiano è infatti chiamata a vivere lo stesso cammino di Abramo, quello cioè di uscita dalla casa paterna al fine di dare vita alla propria vocazione e di esercitare la propria missione in un mondo che è in continua evoluzione e che per questo ha sempre più bisogno di una parola che riporti alle origini.

La figura del Primo Patriarca, Abramo, riporta infatti addirittura alla nascita delle tre religioni “abramitiche”, dette anche “religioni del libro” perché traggono i loro insegnamenti a partire da su un testo sacro. Solo una, però, ha indicato all’umanità la strada di un Dio che non è né più inaccessibile e nascosto nell’alto dei cieli, né tantomeno vendicativo e pronto a giustiziare i fedeli con la sua ira.

Il Dio del Vangelo si è fatto carne ed è venuto ad abitare tra noi

Ma al contrario, è un Dio che si è fatto carne, che si è abbassando alla condizione umana prendendo su di sé l’intero peccato dell’umanità fin dall’alba dei tempi, e soffrendo di tutte le nefandezze e le miserie che caratterizzano ciascuno di noi. Il Dio del Vangelo è infatti un Dio estremamente misericordioso perché umano, vivo, che è venuto tra noi per Amore al fine di portare una Parola di Salvezza eterna.

Mai nessuno, infatti, potrà eguagliare tutto questo. La parola del Papa, che prende fondamento nella Parola di Cristo, si innesta oggi nella terra irachena per ricordarci che siamo tutti fratelli, che ogni credente potrà ritrovare nei propri geni quelli di Abramo, e che insomma ognuno di noi è parte di questa storia di salvezza eterna che è la storia dell’umanità, che ha trovato infine compimento ultimo e definitivo in Cristo.

La comparsa del Primo Patriarca nella storia della Salvezza

Abramo compare per la prima volta nella Bibbia alla fine della genesi, del racconto “eziologico” della Creazione che ci mostra come tutto ha avuto origine. Con Abramo finisce il linguaggio “meta-storico” e comincia la storia, quella lineare, detta “escatologica”. Abramo è la prima figura propriamente storica che si incammina sulla strada della salvezza del popolo di Israele.

Fu il Signore ad indicare ad Abramo il suo cammino. “Il Signore disse ad Abram: Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”.

La chiamata di Dio è una chiamata ad avere occhi nuovi sul cammino

A quel punto Abramo, la cui storia è già molto peculiare perché la moglie partorì nonostante fosse sterile, partì esattamente come gli aveva ordinato il Signore, e insieme a lui ci fa anche Lot. L’attenzione di Dio, si nota, si soffermò sul ramo della discendenza di Adamo che a prima vista sembrava più “incidentato”. Dal ramo sterile cominciò la storia della Salvezza.

Abramo, subito dopo la fine della Genesi, prende possesso della Terra promessa, la terra di Canaan. La chiamata di Dio arriva quando il Primo Patriarca era già in cammino. Perciò l’invito del Signore non fu tanto quello di partire, ma di guardare il viaggio con occhi nuovi. Di trovare cioè in questo modo la sua direzione, obbedendo a una storia ben particolare, già inscritta nella vocazione che il Signore aveva scelto per lui.

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Chiunque si è opposto alla chiamata di Dio ha trovato il fallimento

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 2, 24). si leggeva infatti nella Genesi, e per questo Abramo lasciò la casa paterna. Tutti gli altri individui che non abbandonarono la casa dei propri genitori, finiranno nel fallimento. Quando un uomo disse al Signore “permettimi di andare prima a seppellire mio padre”, Dio replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”.

In altro contesto analogo, alla frase “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”, il Signore rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”.” (Lc 9, 59-62). Per questo inseguire il piano di Dio significa anche perseguire non tanto i piani che gli altri hanno su di noi, ma ciò a cui il Signore ci chiama.

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La scelta di Francesco è adesione alla volontà del Signore

Lo stesso ha fatto Francesco nel momento che ha deciso di prendere il volo per l’Iraq, di recarsi in quella terra martoriata in qualità di pellegrino di pace. Non ha ascoltato le tante riserve che gli sono state poste, i problemi – che ci sono – legati alla pandemia, all’emergenza sanitaria, persino al rischio di attentati, al punto che per la prima volta utilizzerà, molto probabilmente, un’auto blindata.

Papa Francesco ha intrapreso il suo viaggio perché, come Abramo, ha avuto fiducia in Dio e si è messo completamente nelle sue mani. Questo significa essere il successore dell’apostolo Pietro: non cedere alla paura o alla violenza, ma aprire il proprio cuore alla volontà del Signore.

Francesco Gnagni

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