11 settembre vent’anni dopo: le parole di Giovanni Paolo II sempre attuali

Sono passati 20 anni dai terribili attentati alle Torri Gemelle che hanno scosso il mondo intero e un nuovo incubo minaccia la pace.

torri gemelle twin towers papi
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A distanza di due decadi ci si chiede infatti che cosa sia effettivamente cambiato da allora. Da giorni sembra infatti che si sia tornati indietro di vent’anni, sentendo parlare continuamente di talebani, Kabul, terrorismo. L’odio e la paura ritorna quindi al centro della scena, proprio come in occasione dell’attacco kamikaze dell’11 settembre 2001. Anche le parole e i toni usati dalla Casa Bianca sembrano gli stessi di allora, con termini come vendetta o rivincita.

L’idea fallita di “esportare” la democrazia in quella regione

Ad oggi resta la delusione per tutto quello che si è fatto finora, e ci si chiede a cosa sia servito. Per esempio, i i 2.313 miliardi di dollari spesi nella campagna civile e militare afghana, ma ancora più i 172mila morti in totale, tra esercito afghano, talebani, civili, soldati occidentali, operatori umanitari e giornalisti.

L’idea di “esportare” la democrazia in quella regione è perciò fallita. Sono i numeri, oltre ai fatti, a spiegare che la missione Usa e occidentale in Afghanistan è naufragata. Resta solo il drammatico ricordo lontano della ferita che divise a metà il cuore dell’Occidente, lasciando con sé strascichi di paura, dolore, rabbia.

Nel mentre l’arrivo della pandemia ha messo molti in ginocchio

In tutto ciò, è giunta la pandemia del Covid che ha messo tutti in ginocchio, di cui però i talebani non sembrano proprio guardarsene. Di fronte a tutto ciò, sono molte le domande che si pongono al centro del dibattito. Specialmente di fronte a chi accusa le religioni, o ancora peggio Dio, di essere la causa di queste guerre, senza peraltro specificare quale religione o di quale “dio”.

Curioso, inoltre, e paradossale, se si pensa che le stesse persone che accusano la fede di essere la causa di ogni male sono le stesse che attaccano i cristiani perché sarebbero stati artefici delle Crociate, e poi magari non fanno una piega nel pensare alle crociate attuali in cui si esporta la democrazia a suon di bombe.

La risposta di una suora a chi accusava la fede del dramma

A questi, come spiega il sito Il Sussidiario, rispose all’indomani dell’attentato una suora siciliana, superiora del monastero trappista di Kikivit nella Repubblica democratica del Congo. “La fede non c’entra. È la disperazione di fronte all’ingiustizia che porta al fanatismo”, spiegava la suora, mettendo in luce un dato di fatto piuttosto chiaro a chiunque non ragioni con gli occhi foderati di ideologia.

Suor Anna Chiara infatti combatteva già allora ogni giorno con il fanatismo islamico, ed erano passati solamente pochi anni dalla terribile uccisione dei monaci trappisti in Algeria, per mano proprio di fanatici islamici. Fu Giovanni Paolo II, in vista della Giornata mondiale della Pace del primo gennaio dell’anno successivo, a ricordare a tutti nel 2001 il dramma e la contraddizione dell’uccidere in nome di un dio violento e sanguinario.

La risposta di Giovanni Paolo II per la pace nel mondo

Tanto da convocare, nel gennaio 2002, il famoso momento di preghiera per la pace con la presenza dei maggiori leader spirituali del mondo, che prosegue fino ad oggi e che vede ogni anno presenziare Papa Francesco, in un cammino interreligioso e a favore della pace che ha avuto il suo apogeo nella firma, nel 2019 ad Abu Dhabi, del documento Sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune insieme al Grande Imam Ahmad Al-Tayyed.

Già il 25 settembre 2015 Papa Francesco nel corso dell’Incontro Interreligioso al Memorial di Ground Zer commentò quell’evento con grande dolore. “L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti”, disse Francesco. “E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può causare solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime. L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi”.

Il viaggio di Papa Francesco che ha segnato una vera svolta

Il viaggio che Bergoglio ha compiuto lo scorso marzo è tuttavia un esempio incredibilmente luminoso di quanto i fedeli di diverse religioni possano ritrovarsi a ricostruire insieme la pace. Il documento lo attesta nero su bianco, ad esempio nel punto in cui si invitano i credenti ad adottare la cultura del dialogo, della collaborazione e dello scambio.

In quell’11 settembre 2001 San Giovanni Paolo II si trovava nella residenza estiva di Castel Gandolfo, e da lì seguì in televisione lo svolgersi dei drammatici fatti. Nell’Udienza generale del 12 settembre 2001, Papa Wojtyla era visibilmente commosso e iniziò la sua riflessione dicendo che “dinanzi ad eventi di così inqualificabile orrore non si può non rimanere profondamente turbati”.

Le parole addolorate di Giovanni Paolo II dopo il dramma

“Ieri è stato un giorno buio nella storia dell’umanità, un terribile affronto alla dignità dell’uomo”, disse il Papa polacco. “Appena appresa la notizia, ho seguito con intensa partecipazione l’evolversi della situazione, elevando al Signore la mia accorata preghiera. Come possono verificarsi episodi di così selvaggia efferatezza? Il cuore dell’uomo è un abisso da cui emergono a volte disegni di inaudita ferocia, capaci in un attimo di sconvolgere”.

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La più eloquente di tutte fu invece la preghiera pronunciata da Papa Benedetto XVI a New York, al memoriale Ground Zero, nel 20 aprile 2008. Una orazione che ogni cristiano è invitato a riscoprire e pregare nel giorno del ricordo di quel drammatico fatto.

La preghiera di Benedetto XVI di fronte al Memoriale delle vittime

“O Dio dell’amore, della compassione e della riconciliazione, rivolgi il Tuo sguardo su di noi, popolo di molte fedi e tradizioni diverse, che siamo riuniti oggi in questo luogo, scenario di incredibile violenza e dolore. Ti chiediamo nella Tua bontà di concedere luce e pace eterna a tutti coloro che sono morti in questo luogo— i primi eroici soccorritori: i nostri vigili del fuoco, agenti di polizia, addetti ai servizi di emergenza e personale della Capitaneria di Porto, insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti, vittime di questa tragedia solo perché il loro lavoro e il loro servizio li ha portati qui l’11 settembre 2001.

Ti chiediamo, nella Tua compassione di portare la guarigione a coloro i quali, a causa della loro presenza qui in quel giorno, soffrono per le lesioni e la malattia. Guarisci, anche la sofferenza delle famiglie ancora in lutto e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia. Concedi loro la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza. Ricordiamo anche coloro che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania. I nostri cuori si uniscono ai loro mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza.

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Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della terra. Volgi verso il Tuo cammino di amore coloro che hanno il cuore e la mente consumati dall’odio. Dio della comprensione, sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia, cerchiamo la Tua luce e la Tua guida mentre siamo davanti ad eventi così tremendi. Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate di poter vivere in modo che le vite perdute qui non siano state perdute invano. Confortaci e consolaci, rafforzaci nella speranza e concedici la saggezza e il coraggio di lavorare instancabilmente per un mondo in cui pace e amore autentici regnino tra le Nazioni e nei cuori di tutti”.

Giovanni Bernardi

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