Vangelo del 29 aprile 2026:Il ristoro promesso ai piccoli e agli umili

Gesù rende lode al Padre perché rivela i misteri del Regno ai semplici: un invito a consegnare i pesi del nostro cuore e a imparare la mitezza che guarisce la vita.

Gesù apre le braccia in segno di accoglienza
Vangelo 29 aprile 2026-lalucedimaria.it

In questo 29 aprile, meditiamo uno degli inviti più dolci e consolanti di tutto il Vangelo. Gesù si rivolge a chi si sente stanco, a chi porta pesi invisibili nel cuore e a chi cerca una verità che non si trova nei libri, ma nell’umiltà. Lasciamoci raggiungere da questa promessa di ristoro, riscoprendo la bellezza di farci “piccoli” davanti alla grandezza dell’amore del Padre, seguendo l’esempio luminoso dei santi che hanno reso il Vangelo la loro unica bussola.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. È così che le parole di Gesù fanno da sfondo alla festa del poverello d’Assisi, San Francesco. È lui che forse più di tutti gli altri ha incarnato l’ideale di “farsi piccoli”. È lui che ha intuito che la migliore relazione con Dio la si gioca nella semplicità dell’amore e non nei polverosi scaffali dei ragionamenti contorti.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

Perché “farsi piccoli” non significa rifiutare di capire, ma significa comprendere che per capire bisogna ascoltare prima ancora che congetturare. Noi siamo esperti in congetture (fino quasi a diventare complottisti), ma quasi mai abbiamo l’umiltà di stare semplicemente in silenzio ad ascoltare la vita stessa che spiega se stessa ponendosi davanti a noi.

Francesco comprende questa immensa verità. Sarà questo il motivo per cui canta la creazione, e canta anche quegli anfratti della vita che non sono proprio luminosi come la stessa morte. Un “piccolo” non sa tutto ma ascolta tutto, e in questo trova pace: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita”.

Dalle braccia di chi ci ama le cose si capiscono meglio, semplicemente perché rassicurati dall’amore non viviamo più in difensiva. Francesco è innanzitutto questo: un vangelo vivente. È tutta la sua vita ad essere una buona novella, perché è chi mostra, più ancora che dimostra, che ciò in cui si crede è così vero che ne si ha la vita trasformata. E la prova di questa trasformazione consiste nel fascino che una vita così esercita. Dopo secoli e secoli il poverello d’Assisi continua ad affascinare migliaia di giovani. Ma non dobbiamo dimenticare che tutto ebbe inizio con un incidente di percorso, e un Vangelo aperto e letto. Forse dovremmo ricominciare anche noi da questo: aprire e leggere il vangelo “sine glossa” (senza commentare troppo).