Vangelo del 17 maggio 2026: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Nella solennità dell’Ascensione, il Vangelo ci consegna il mandato missionario di Gesù e la certezza della Sua presenza eterna, mentre Don Luigi Maria Epicoco ci invita a non temere i momenti di vuoto.

Gesù apre le braccia per accogliere il prossimo
Vangelo 17 maggio 2026-lalucedimaria.it

La liturgia di questa domenica ci conduce sul monte in Galilea, dove Gesù, prima di salire al Cielo, affida ai discepoli il mandato missionario e pronuncia la Sua promessa più grande: «Io sono con voi tutti i giorni». Questa apparente separazione, che potrebbe spaventarci lasciandoci un senso di vuoto e di smarrimento, è in realtà il preludio necessario al dono dello Spirito Santo. Accogliamo il brano del Vangelo di oggi e lasciamoci guidare dalla profonda riflessione di Don Luigi Maria Epicoco, che ci invita a guardare alle nostre fragilità non come a una mancanza, ma come allo spazio perfetto in cui il Signore può finalmente entrare per ricordarci chi siamo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco

Siamo spaventati dal vuoto, dall’assenza, dalla mancanza, eppure il vuoto, l’assenza e la mancanza non sono per forza qualcosa di negativo. A volte sono lo spazio dentro cui può entrare il Signore.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

La festa di oggi ne è forse la forma più evidente. L’Ascensione non è un sforzo di fantasia nell’immaginarci in che modo Gesù sia salito al cielo, ma è la condizione affinché possa accadere la Pentecoste, il dono dello Spirito.

Gesù (l’eterno Presente) crea un’assenza, lascia un vuoto nei suoi discepoli, ed è proprio lì che può entrare lo Spirito. A noi, invece, l’esperienza di un’assenza o di un vuoto non piace perché ci fa sentire terribilmente precari, fragili. Vorremmo sempre certezze. Ma la certezza che ci dà la fede non è come quella del mondo.

La certezza che ci dà Gesù, ad esempio, non è “sapere” (come andrà a finire) o “avere” (cose, o persone). Gesù ci dona la certezza di “essere”. Se tu sai chi sei, non hai bisogno di avere altre certezze.

Se hai smarrito chi sei, ricerchi continuamente certezze. Ma quando perdi tutte le certezze, allora sei nella condizione giusta per ricevere lo Spirito, a patto però che smetti di fissare il vuoto (dentro di te o intorno a te) e cominci a pregare: “Vieni Santo Spirito”.