Vangelo del 29 maggio 2026: non rimandare a domani i frutti della fede

Nella sua riflessione sul testo di Marco, Don Luigi Maria Epicoco ci invita a non vivere di sole apparenze, ricordandoci che il momento di dare frutti concreti è adesso.

Gesù tocca un ramo
Vangelo 29 maggio 2026-lalucedimaria.it

La pagina della liturgia di oggi sembra quasi descrivere una di quelle “giornate no” che capitano a ognuno di noi, in cui ogni cosa sembra andare per il verso sbagliato. Attraverso il commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco, scopriamo però che i gesti apparentemente severi di Gesù – dalla maledizione del fico sterile alla cacciata dei mercanti dal tempio – nascondono un insegnamento profondissimo e urgente. Il sacerdote ci conduce oltre l’apparenza della cronaca per metterci di fronte a una verità scomoda ma vitale: troppo spesso viviamo rimandando il momento di fare sul serio, convinti di avere sempre del tempo a disposizione. Cristo ci scuote da questo torpore spirituale, ricordandoci che il presente è l’unico spazio reale in cui possiamo accogliere la grazia e produrre frutti autentici.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,11-25)

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Commento di Don Luigi Maria Epicoco

La descrizione che il vangelo di Marco fa di questa giornata di Gesù raccontata in questa pagina, più che essere un insegnamento sembra essere la descrizione di una di quelle tipiche “giornate no” che non di rado capita anche a noi di vivere.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

Gesù sembra avere la luna storta: prima se la prende con un albero di fichi perché non ha fichi fuori stagione, e poi se la prende con i venditori e i cambiavalute del tempio che tentano di portare qualche morso di pane a casa commerciando con colombi e scambiando i soldi. Ma è proprio così come sembra?

Forse rallentando il passo e guardando più dentro il racconto ci accorgeremo che ciò che sembra ovvio, naturale, giusto, visto da vicino forse non lo è fino in fondo. Infatti la vita si presenta a noi con un susseguirsi di cose naturali, ovvie, ordinate, finché poi non ci si accorge che succedono cose non previste, cose non calcolate che mettono in subbuglio e in crisi ciò che pensavamo di conoscere e di aver capito.

Io, ad esempio, penso che siccome ho meno di quarant’anni, credo che sia più che naturale, ovvio e giusto che ne viva almeno altrettanti, e che quindi ho tutto il tempo di rimandare a domani il tempo dei frutti, delle cose concrete, di ciò che conta, e che per adesso posso vivere di foglie, di apparenza, di rimandi. Ma se fosse esattamente questa sera il tempo in cui io devo chiudere questo viaggio della vita? Se non avrò il tempo di arrivare all’estate come quell’albero di fichi? Gesù sembra dirci che ciò che conta non può mai essere rimandato, e che l’unica cosa di prezioso che dobbiamo prendere sul serio è il presente e non i propositi “giusti” per il futuro.

Qualunque cosa di decisivo deve essere preso nella mia vita devo giocarmelo nel presente e non nel futuro prossimo. Se ho deciso di fare una famiglia con una persona non devo aspettare il giorno del matrimonio per esserle fedele, ma devo vivere già da oggi con tutte le conseguenze della mia scelta, e così per ogni cosa della vita. Qui è il tempo opportuno, non dopo, e non domani.