Nel giorno di Pentecoste, il commento di Don Luigi Maria Epicoco ci svela come Cristo sia capace di attraversare le nostre porte chiuse per abitare le nostre paure più profonde.

La liturgia di questo giorno ci porta nel cuore del Cenacolo, dove i discepoli si trovano smarriti, paralizzati dal timore e con le porte sbarrate. È proprio in quel luogo di isolamento e di angoscia che si compie il prodigio più grande.
Come ci spiega splendidamente Don Luigi Maria Epicoco nel suo commento alla Parola di oggi, il Signore non attende che le nostre ferite siano rimarginate o che i nostri problemi siano risolti per venirci a cercare. Egli si fa presente esattamente lì dove siamo più fragili e spaventati, donandoci la Sua pace e il soffio vitale dello Spirito Santo. Accostiamoci con fiducia al testo del Vangelo per riscoprire la forza della risurrezione che abita ogni nostra miseria.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco
Dice il Vangelo di Giovanni che le porte erano chiuse, erano sigillate, ed erano chiuse per paura. Vedete, questa è un’esperienza che nella vita noi facciamo molto spesso. Accadono delle cose nella nostra esistenza che ci spingono a chiuderci, che ci spingono a tirare in barca i remi, a sigillare, a non rendere possibile più il contatto, la possibilità di una relazione, ad esempio, la possibilità di un incontro fuori dalle nostre chiusure.

Tutti noi nella vita sperimentiamo delle volte di sentirci prigionieri di una paura che vorremmo superare, che vorremmo mettere in un cassetto, che vorremmo smontare, ma non ci riusciamo perché la paura molto spesso ha degli argomenti che sono più forti della nostra ragione, più forti della nostra razionalità.
A volte ci troviamo bloccati, facciamo le analisi del perché siamo bloccati, ma rimaniamo bloccati. È un’esperienza che sovente ci capita molto spesso. Cioè non basta interpretare un problema per liberarsi di questo problema.
La condizione in cui si trovano i discepoli è più o meno questa. Hanno vissuto una delusione, una morte drammatica della persona che avevano riconosciuto come la più significativa della loro vita. Hanno paura di fare la stessa fine.
Tutti questi ingredienti negativi li portano a unirsi, ma a rinchiudersi, a sigillare le porte e le finestre. Ognuno di noi penso che abbia esperienze molto simili. Ognuno di noi nella propria vita può trovare dei motivi per cui ha chiuso, dei motivi che lo imprigionano, che non gli permettono più di incontrare davvero la vita.
Ma la cosa triste è che quel posto che dovrebbe farci sentire al sicuro è il posto che ci tiene anche prigionieri. Ci rinchiudiamo per stare sulla difensiva, per essere al sicuro, ma in realtà sperimentiamo in quel chiuso che c’è molta infelicità, molta angoscia, molta tristezza. Allora ci domandiamo chi ci tirerà fuori da questa gabbia? Chi ci tirerà fuori da questo cenacolo sigillato?
Che tradotto significa quando io ho vissuto delle cose così decisive e negative dentro la mia vita, che ormai l’hanno segnata in maniera indelebile e io non riesco a capire come venirne fuori, che le ho provate tutte, che ho interpretato tutto, che ho cercato di affrontare con tutte le mie capacità, ma sono rimasto al chiuso, lì dentro.
Quando Dio abita le nostre prigioni interiori
Come faccio a venire fuori da queste esperienze? Chi mi tirerà fuori? Sapete, quando immaginiamo Dio, quando immaginiamo che cosa dovrebbe fare Dio dentro la nostra vita, tutti lo immaginiamo come qualcuno che viene e ci tira fuori da questa situazione.
Se Dio c’è, esiste e ci ama, dovrebbe essere utile esattamente in certe circostanze della nostra esistenza. E molto spesso noi rimaniamo delusi perché non lo vediamo arrivare come qualcuno che apre la porta e ci tira fuori.
Non lo vediamo arrivare come qualcuno che entrando dentro la nostra vita la risolva fino a renderla di nuovo una vita. Allora a che ci serve un Dio che non apre le porte? Un Dio che non spalanca le finestre? Un Dio che non ci tira fuori da quella chiusura? Allora io voglio dirvi che forse l’ultima tappa dell’incontro con Cristo è esattamente questo: venire fuori dalle nostre gabbie, dalle nostre chiusure, da quello che ci imprigiona, dalle nostre paure.
Ma c’è qualcosa di precedente che tante volte noi dimentichiamo e cioè che il primo incontro che facciamo con Cristo non è un incontro che ci tira fuori, ma è un incontro dentro le nostre paure, dentro la nostra angoscia, dentro la nostra tristezza.
La risurrezione inizia nel buio delle nostre paure
Dio prima di operare una liberazione dentro la nostra vita abita la nostra angoscia, abita le nostre chiusure, abita la nostra debolezza, abita la nostra sofferenza. Una persona comincia a sentire che tutto sta cambiando quando sente di non essere solo in ciò che lo imprigiona.
È questo che potremmo definire nella maniera più teologica, ma spero anche più esistenziale, l’esperienza della misericordia. Tutti noi pensiamo che la misericordia coincida con il perdono. Sì, in un certo senso sì, la misericordia è un’esperienza di perdono, ma la prima definizione di misericordia è scoprire che dentro la mia miseria c’è un’esperienza di amore. È questo scandaloso, è questo che è paradossale.
Sapete, è Pasqua per questi discepoli, ma loro ancora non sanno che è Pasqua. Sono ancora prigionieri del Cenacolo, sono prigionieri della loro paura, sono prigionieri di quello che hanno vissuto. E in questa prigionia, in questa chiusura, la prima cosa che scoprono è che Gesù non riescono a tagliarlo fuori.
Cioè, Gesù è talmente tanto Gesù che non inizia quando noi mettiamo a posto tutte le cose, ma lui si fa presente esattamente quando tutto ancora è irrisolto, tutto è ancora complicato, tutto è ancora buio, tutto è ancora triste. L’esperienza della fede, prima di essere l’esperienza di una risoluzione, è un’esperienza di resurrezione.
Cioè, che significa? Che il primo luogo dove tocchiamo il risolto è esattamente lì dove noi non ce l’aspettiamo. Credo che questa sia una tappa decisiva per ciascuno di noi. Sapete perché? Perché noi siamo insofferenti con la nostra sofferenza. Noi siamo insofferenti con la nostra storia.
Noi siamo insofferenti con quello che è capitato dentro la nostra vita. Con le nostre debolezze, con i nostri limiti. Cioè, noi non accettiamo che queste cose ci siano dentro la nostra vita.
Il Signore può realizzare ciò che per noi è impossibile
E il Signore invece ci dice accoglile, accettale, perché se smetti di agitarti, ti accorgerai che dentro le cose che tu non stai accettando, ci sono innanzitutto io. Vedete, i verbi di questo racconto sono come una mappa per ciascuno di noi, una sorta di mappa interiore che ci guida fuori da quella chiusura. Sentite.
Venne, stette, disse. Venne Gesù ed entra a porte chiuse. Allora, la fede è l’esperienza di una impossibilità, cioè di una cosa che non può accadere, che però accade.
Se noi non accettiamo che possa accadere l’impossibile, passeremo la vita soltanto a voler noi aggiustare le cose. Il cambio della fede, l’atteggiamento della fede, è diverso da un qualsiasi atteggiamento psicologico. Non sto criticando la psicologia, sto dicendo gli approcci diversi.
Perché la prima tappa per noi non è l’analisi, ma è credere che Dio è più grande di quello che io sto vivendo, che Dio è capace di una possibilità che è più grande della mia. Lui riesce a fare cose impossibili per me. Ad esempio, riesce ad entrare quando io ho chiuso.Nessuno riesce ad entrare, perché io ho sigillato ogni tipo di possibilità.
Cristo riesce a entrare nonostante io abbia chiuso tutto. Questa è la prima vera tappa della risurrezione.







