Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena». Don Luigi Maria Epicoco ci guida alla scoperta di una gratitudine così profonda da trasformare ogni prova in un canto di ringraziamento.

Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci introducono nel cuore pulsante del nostro rapporto con il Padre: l’audacia della preghiera e la promessa di una gioia che non conosce scadenze. Spesso la nostra fede è trattenuta dalla paura che i momenti di grazia siano passeggeri, ma Cristo ci rivela che l’amore di Dio è totale, gratuito e accessibile attraverso il Suo Nome. Attraverso una commovente testimonianza, don Luigi Maria Epicoco ci aiuta a comprendere come la vera maturità spirituale non risieda nel continuo chiedere, ma nell’arrivare a un livello di gratitudine così alto da saper dire soltanto “grazie”, lasciando che la nostra vita si converta anche attraverso le croci e le fatiche di ogni giorno.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,23b-28)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco
“Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla”. Basterebbe questa sola frase a riempire tutta la nostra giornata, perché forse la paura più grande che viviamo nell’esperienza della gioia è la possibilità molto realistica che finisca.

La gioia però che ci dà Cristo è senza scadenze. È una gioia che riempie talmente tanto la nostra vita di gratitudine da non riuscire a domandare nient’altro. Infatti quando una persona si sente grata non chiede nulla, ringrazia e basta. Io ho conosciuto persone così. Persone santificate fino al punto da riuscire a dire solo “grazie”. È uno degli stati più alti della vita spirituale.
Gli ultimi giorni della sua vita, il mio vescovo che era il suo parroco, andò a trovarla, e le domandò come stesse. Lei rispose che era triste perché non riusciva più a pregare, infatti tutte le volte che prendeva in mano la corona del Rosario, iniziava l’Ave Maria e riusciva a dire solo “Ave Maria, grazie! Raccontava che era l’unica cosa che le sgorgava dal cuore ogni volta che si metteva a pregare.
Non poteva sapere quella povera donna, a che livello di vita mistica e spirituale l’aveva condotta il Signore proprio attraverso le prove e le contraddizioni della sua vita domestica, in quella normalità che delle volte ci fa maledire la vita e non certo ringraziarla. Più di tutti, il marito era stato la sua più grande croce e mortificazione, e confidò che offriva quella sofferenza e quella morte per la sua conversione.
Nessuno poteva immaginare tempo dopo la sua morte, che quell’uomo così chiuso, ostinato e lontano da Dio si convertisse. Morì in grazia di Dio pure lui, tenendo in mano la stessa corona del Rosario della moglie.







