Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco parte dalla disputa sul digiuno per arrivare al cuore del cristianesimo: la fede non è un insieme di regole, abitudini o pratiche, ma il rapporto vivo con una Persona, Cristo.

Digiunare o non digiunare non è il punto. Don Luigi Maria Epicoco ricorda che il cuore della fede è Cristo: quando perdiamo di vista Lui, persino le pratiche religiose rischiano di diventare vuote
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,33-39
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
Commento al Vangelo di Don Luigi Maria Epicoco
“In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!»”. Effettivamente dopo duemila anni diciamo che come cristiani non abbiamo perso la buona abitudine di avere come fama una buona dose di fame. Infatti la maggior parte delle nostre attività pastorali, religiose, liturgiche, processionali, finiscono sempre a tavola.

Non di rado ciò che dovrebbero essere delle belle feste religiose diventano sagre di questo o di quest’altro prodotto locale. In sé la cosa non è malvagia, anzi dice di un tentativo di vivere insieme, in convivialità, ma dobbiamo stare attenti a non trasformare la nostra fede in una sagra di paese. Chiuso questo inciso, lasciamo la parola a Gesù, che spiega che il digiuno non è una religione, come non deve diventarlo nemmeno il cibo, ma ciò che caratterizza la religione è “lo Sposo”, e il suo rapporto con lui.
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Quando nella fede perdiamo di vista Gesù allora tutto diventa o una pratica penitenziale fine a sé stessa, o una sagra di paese che celebra solo le nostre pance. La nostra fede ha ancora Cristo al centro? Le nostre comunità sono costruite attorno alla Sua persona? Le nostre scelte religiose tengono conto della Sua Presenza o della Sua assenza? Rispondendo a queste domande risponderemo ai farisei, e a noi stessi (farisei latenti). E proprio a partire da questo avverrà in noi una sorta di rivoluzione, una conversione.
Smetteremo di credere più alle idee e ai sistemi, e ci accorgeremo che il cristianesimo non è un’idea o un sistema rassicurante ma bensì Qualcuno. Ed è sempre in rapporto a questo Qualcuno che noi ci muoviamo, esistiamo, scegliamo. Inizialmente ci sentiremo poco rassicurati da questo, ma con il tempo ci accorgeremo che la fede non serve a rassicurarci ma a darci una vita nuova. È troppo poco credere come viatico psicologico alle nostre paure. Ci salva incontrare Cristo e non tenere a bada la nostra insicurezza attraverso delle pratiche spogliate di Lui.
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