Vangelo di oggi 3 Marzo, Padre Guy: “Può un cieco guidare un altro cieco? Tu che guida sei?”

Cosa ci chiede oggi nel Vangelo Gesù?

Ci risponde il nostro Padre Guy con questa meditazione sul Vangelo odierno.

Padre Guy medita il Vangelo

La meditazione del Vangelo della Domenica insieme al nostro Padre Guy. Un momento per comprendere meglio il messaggio contenuto nella Parola di oggi

Commento al Vangelo di Luca (Lc 6,39-45)

L.d.M. – Buon giorno Padre Guy, il Vangelo di Luca che ci viene proposto in questa ottava domenica del tempo ordinario dell’anno C, offre diversi spunti. Su cosa ci possiamo soffermare?

Può un cieco guidare un altro cieco?

P. Guy – Innanzi tutto Buongiorno e Santa Domenica a tutti voi della Luce di Maria. Di questo brano del Vangelo di Luca vorrei condividere con voi due insegnamenti:
Il primo insegnamento arriva da questa frase:“Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno entrambi in un fosso?

Quando un cieco è accompagnato, si lascia andare e pone tutta la sua fiducia in quella persona. Però, sotto questa forma di aiuto a un bisognoso, si nasconde, qualche volta, una tendenza di dominio perché chi guida un cieco diventa come padrone del suo destino e della sua personalità

L.d.M. – Ma Gesù, a chi si rivolge parlando del cieco?

P. Guy – Gesù a già parlato di ciechi nel Vangelo di Matteo, quando rivolgendosi ai farisei ed agli scribi disse: “Guai a voi, guide ciechi” (Mt 23,16). Invece, qui nel Vangelo di Luca, Gesù si rivolge agli animatori delle comunità, quelli che pretendono essere padroni della verità, superiori agli altri, avere il “monopolio” dello Spirito Santo, ecc. Essi dovrebbero essere le vere guide, gli strumenti che il Signore usa per comunicare la sua volontà al suo gregge.

L.d.M. – Anch’io mi trovo ad essere la guida di una piccola comunità e mi rendo conto della difficoltà di questa missione. Come si fa ad evitare questa cecità?

P. Guy – La guida diventa cieca proprio quando pensa, di essere superiore agli altri, di conoscere tutto e tutti. Nessuno gli può dare consigli, è capace di tutto, guarda gli altri dall’alto, senza di lui non si può fare niente, ha il monopolio dello Spirito Santo, ecc. Ingannato da questo tipo di comportamento, la guida non vede altro che i difetti, i peccati, gli errori, gli sbagli degli altri.

I suoi non li vede, dimentica il proverbio che dice : “se punti un dito su una persona, tre altre dita puntano su di te”. A questo punto, Gesù chiede di togliere prima la trave che sta nell’occhio tuo per poi togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?» (Luca 6,41)

L.d.M. – Una parola forte. Rivolta a chi?

P. Guy – Carissimi, questa parola si rivolge non soltanto alle guide delle comunità, ma anche a ognuno di noi, anche noi siamo guide mediante i sacramenti. Siamo diventati missionari, responsabili in questo mondo. Gesù ci ammonisce perché abbiamo abbandonato le strade giuste, quelle della sua Parola. La sua Parola è vita e luce sul nostro cammino “le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Gv 6, 63; Sal 118, 105). A quelli che si comportano come queste guide, Gesù dice che sono ipocriti, andranno a finire nel fosso. Il nostro difetto è quello di vedere soltanto gli errori, gli sbagli, i difetti degli altri; siamo diventati specialisti nel guardare i difetti degli altri.

L.d.M. – Come nasce questo inganno?

P. Guy – L’occhio è un organo che ha come funzione di guardare, osservare. Gesù ci insegna che la luce del corpo è l’occhio: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”(Mt 6, 22-23). In Matteo 6,23 e 20,15, Gesù parla dell’occhio «malato» o «cattivo» nominando così lo sguardo torbido per la gelosia. L’occhio malato ammira, invidia e giudica il prossimo nel medesimo tempo. Quando ammiro il mio prossimo per le sue qualità ma, allo stesso tempo, mi rende geloso, il mio occhio diventa cattivo. Non vedo più la realtà così com’è, e può anche succedermi di giudicare un altro per un male immaginario che non ha mai fatto.

L.d.M. – Quali conseguenze può avere questo nostro atteggiamento?

P. Guy – Con questo tipo di atteggiamento, come pensiamo di costruire une famiglia, una società, un paese dove regnino la vera pace e la vera giustizia? Il consiglio di Gesù consiste nel riflettere, nel girare la lingua mille volte, prima di agire o di parlare. Guardare se stessi, cioè togliere la trave dal tuo occhio per poi togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro. Questo rimane e rimarrà un principio fondamentale per la costruzione di un rapporto interpersonale degno.

vangelo L’albero si riconosce dai frutti

L.d.M. – Padre Guy nella seconda parte del brano si parla di come un albero si riconosca dai frutti. Che cosa vuole dirci Gesù?

P. Guy –  questo è proprio il secondo insegnamento che voglio condividere con voi. “Non c’è infatti albero buono che faccia frutto cattivo, né vi è albero cattivo che faccia frutto buono”,(v43). Noi Siamo un albero, le nostre azioni frutti. Precedentemente, il Signore Gesù ha parlato del discepolo che non è più del maestro, però, se si prepara, può essere come il maestro. Il desiderio di un discepolo è di diventare come il suo maestro, se costui dà un buon esempio.

L.d.M. – Come dobbiamo porci davanti a Gesù dopo questo richiamo?

P. Guy –  Carissimi, se Gesù ha condannato il comportamento che consiste nel guardare i difetti degli altri e non i propri, è per richiamare i suoi seguaci. Siamo noi chiamati, a conformarci, ad assomigliare, ad identificarci in Lui. Come, ce lo dice san Paolo nella lettera ai Galati “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). E ancora: “abbiate gli stessi sentimenti di Cristo” (Fil 2, 5-11). Il mondo di oggi, diceva Papa Paolo VI, non ha bisogno dei maestri, ma dei testimoni. Il mondo avrà bisogno dei maestri quando questi diventeranno testimoni.

L.d.M. – Testimoniare è il miglior modo di essere maestri?

P. Guy –  Effettivamente, non esiste un migliore modo di educare, insegnare, al di fuori della testimonianza. Le parole svaniscono, ma l’esempio rimane. Siamo in tanti a lamentarci dicendo che non ci sono più i valori in questo mondo, oppure i ragazzi non hanno più i valori di una volta. Perché? Se noi genitori, noi sacerdoti, noi insegnanti, noi guide abbiamo la trave nell’occhio? Chi deve darglieli?

L.d.M. – E noi cristiani cosa possiamo fare?

P. Guy –  Carissimi, noi che seguiamo Cristo, siamo visti in questa società come quelli che potrebbero guidare, chiarire, indicare, mostrare la strade agli altri. Dunque, per non essere un cieco che guida un altro cieco, siamo invitati a seguire l’insegnamento dell’unico Maestro, Gesù Cristo. Insegniamo ciò che viviamo, viviamo ciò che insegniamo, diceva Papa Paolo VI, cosi saremo un buon albero che produce i frutti buoni di giustizia, di pace, di serenità, di bontà di gioia e di un amore vero senza ipocrisia né gelosia.

Dio ci benedica

Padre Guy medita il Vangelo di oggi

Chi è Padre Guy

Per i fratelli e le sorelle che seguono la Luce di Maria, anche negli incontri periodici di preghiera, Padre Guy non ha bisogno di presentazioni. Più volte ci ha infatti accompagnato sia nei pellegrinaggi (Medjugorje, Collevalenza, Montecassino, San Vittorino) che nelle celebrazioni donandoci sempre momenti di profonda riflessione con le sue omelie e le sue catechesi.

Padre Guy-Léandre NAKAVOUA LONDHET  viene consacrato sacerdote il 17.07.2005 in Congo a Brazzaville. Ha iniziato i suoi primi passi come sacerdote proprio nella parrocchia di cui ora è parroco, Santa Brigida di Svezia a Roma nella borgata di Palmarola. Era il 13.09.2005 e non sapeva neanche una parola di Italiano.

Perché è in Italia

Padre Guy si trovò improvvisamente proiettato in una realtà completamente nuova: “Nella nostra Congregazione abbiamo la possibilità di scegliere tre paesi dove vogliamo esercitare il ministero sacerdotale ed essere missionari. Avevo scelto: Gabon, Messico e l’Isola della Riunione sull’Oceano Indiano. Il Consiglio Generale, che ha il diritto di mandarci dove trova più necessità. Mi propose dunque (ce lo dice con un meraviglioso sorrriso) di venire in Italia a Roma.

“Che c’è da fare a Roma con tutte le chiese, che riempiono il suo territorio, esisterebbe ancora uno spazio per la missione? Sinceramente non volevo venire in Italia, non me la sentivo, ma un confratello mi aveva detto: Vai e vedrai!. Per l’obbedienza dissi di sì e decisi di venire.