Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco riflette sulla domanda rivolta da Gesù ai discepoli, ricordando che la fede non può basarsi sul “sentito dire”, ma richiede una risposta personale capace di coinvolgere la nostra vita.

Gesù domanda ai discepoli chi sia per loro. Pietro riconosce in Lui il Cristo, mostrando che la fede autentica richiede una risposta personale, libera dal giudizio e dalle opinioni degli altri.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16, 13-20
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Commento di Don Luigi Maria Epicoco
Il vangelo che oggi leggiamo ci dice qual è il passaggio che segna il cambiamento vero nella nostra vita.

Gesù sta interrogando i discepoli su ciò che pensa la gente su di Lui. Non è un sondaggio, è una strategia. Vuole portare i suoi discepoli a un rapporto personale con Lui senza passare attraverso i “sentito dire” degli altri. Perché anche senza accorgercene tutti rischiamo di essere più discepoli di quello che dice la gente che di quello che vogliamo davvero noi. Qui il problema non è solo dire chi è Cristo, ma è dire chi è Cristo per me. E per rispondere a questa domanda ciascuno deve guardare il proprio cuore e non i vicini di casa. Troppe scelte nella vita le facciamo lasciandoci condizionare dal chiacchiericcio degli altri, quando invece dobbiamo imparare a farle ascoltando noi stessi.
E’ lì che Dio parla: “né la carne, né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. La cosa straordinaria però dei santi sta nel fatto che se la domanda è la medesima, la risposta invece è personale. Cioè ognuno risponde a questa domanda di Cristo mettendo in gioco se stesso, trovando in se stesso l’alfabeto per dire la medesima cosa di Pietro. È così che si spiega il fatto che nella Chiesa e nella storia non c’è un unico modo di essere santi. È per questo che le modalità diverse di rispondere creano ricchezza, arricchimento e non monotonia e uniformità. Ecco perché festeggiamo Pietro e Paolo insieme, perché la loro diversità dice però la medesima risposta. Tanti alfabeti per dire: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.







