Vangelo 16 settembre 2026: Gesù mette in guardia dal male più difficile da combattere

Nel commento al Vangelo di oggi, don Luigi Maria Epicoco individua nell’indifferenza uno dei pericoli più profondi del nostro tempo: quando non vogliamo più metterci in gioco, troviamo sempre qualcosa o qualcuno a cui dare la colpa.

Gesù con in braccio i bambini
Vangelo 16 settembre 2026-lalucedimaria.it

Gesù descrive una generazione che non sa più gioire né piangere. Epicoco riconosce nell’indifferenza il pericolo più insidioso: chi rifiuta di mettersi in gioco cerca colpevoli invece di assumersi responsabilità.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,31-35

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Commento di Don Luigi Maria Epicoco

Il contesto contemporaneo è ben descritto dalla pagina del Vangelo di oggi: “A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili? Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. In sintesi il problema fondamentale è la difficoltà ad agganciare le persone su qualcosa che conta.

Don Luigi Maria Epicoco
Don Luigi Maria Epicoco -lalucedimaria.it

C’è un senso diffuso di apatia, di indifferenza, di tristezza, di rinuncia. Sembra che non sia più importante ciò che ci fa gioire e ciò che ci fa soffrire. C’è una terza via che è quella dell’indifferenza. Il grande male è esattamente l’indifferentismo. Esso viene fuori per diversi motivi. Il più delle volte cresce come difesa, come un modo per non soffrire. Ma altre volte è frutto di pigrizia, di non volersi mai veramente mettersi in gioco. Questa sorta di tiepidezza, di limbo altro non è che il territorio più pericoloso che stiamo attraversando.

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Si può far spazio alla gioia, si può affrontare un dolore, ma come si risolve l’indifferenza? “È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli”. Gesù volutamente cita il Battista e cita sé stesso come due atteggiamenti radicalmente diversi di approcciarsi alla realtà, e dice che quando una persona non vuole mettersi in gioco, dice sempre che una cosa non va bene.

Quando c’è troppa radicalità e ascesi come nel caso di Giovanni Battista l’accusa è che ha un demonio. Quando c’è molta apertura e accoglienza come nel caso di Gesù allora l’accusa è di populismo e lassismo. La verità è però un’altra, e cioè che pur di non metterci in gioco siamo disposti a dare sempre la colpa a qualcuno o a qualcosa. Chi vuole mettersi in gioco invece non trova colpevoli ma si sente responsabile.

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