Vaccini, bomba di Crisanti: “io non lo farei” sarà chiamato negazionista?

Il virologo Crisanti ha spiegato che, alle attuali condizioni, non si farebbe di certo vaccinare con il primo che dovesse arrivare a gennaio. Sarà detto negazionista?

“Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio”, ha detto Crisanti a Focus Live, il festival della divulgazione scientifica di Focus, al Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano dal 19 al 22 novembre.

L’intervento di Crisanti invita alla cautela e ad aprire gli occhi

“Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia“, ha spiegato il virologo. “Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”.

Crisanti si è cioè detto “favorevolissimo ai vaccini”, anche se in questo caso c’è da stare bene attenti e aprire gli occhi. “Questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3”, ha spiegato. “Questo è successo perché hanno avuto fondi statali e quindi si sono potuti permettere di fare insieme le tre fasi perché i rischi erano a carico di chi aveva dato i quattrini“.

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“Facendo le tre fasi in parallelo, ci sono i problemi di tutte e tre”

Tuttavia, forzando i tempi è ovvio che i risultati non saranno gli stessi. “Facendo le tre fasi in parallelo, uno si porta appresso tutti i problemi delle varie fasi. Quindi è vero che si arriva prima, ma poi c’è tutto un processo di revisione che non è facile da fare”.

Insomma, ci si chiede: fino a che punto i vaccini saranno affidabili? E siamo certi che saranno proprio i vaccini la vera risposta alla crisi del Coronavirus? Di fatto, su quest’ultimo punto i dubbi ci sono, e sono tanti. “In questo momento non abbiamo una vera arma a disposizione. Dobbiamo creare un sistema di sorveglianza nazionale che superi le differenze regionali, per equiparare le differenze tra le varie regioni”, è quanto sostiene Crisanti.

Gestione sanitaria in crisi. Crisanti: “fosse per me, ecco cosa farei”

Poi però c’è anche tutto il tema della gestione sanitaria, in stato di vera emergenza. L’Italia, purtroppo, in casi specifici sta dando il peggio di sé. Il caso della Calabria, da questo punto di vista, è più che emblematico. “Prendiamo la Calabria, una regione lasciata a sé stessa che chiaramente non può uscire da sola da questa emergenza”, ha così affermato Crisanti.

L’epidemiologo dell’università di Padova Andrea Crisanti – photo web source

Secondo cui andrebbe creata “una rete di laboratori in Italia capaci di fare centinaia di migliaia di test”. Poi, “una struttura informatica di big data integrata con l’app Immuni”. Il tutto cambiando governance di Immuni al fine di renderla “più trasparente in modo che le persone siano più coinvolte”.

Crisanti: “creare unità sanitarie completamente indipendenti”

Per Crisanti, inoltre, bisognerebbe creare “una rete capillare per portare i tamponi là dove effettivamente servono”. Infine, il virologo ha spiegato che andrebbe rivoluzionato il rapporto “tra Regioni e Governo per quanto riguarda la governance della sanità pubblica”.

Cioè, in sostanza, “al posto delle aziende ospedaliere governate dalle Regioni”, che hanno il doppio compito inaccettabile di controllare e governare allo stesso tempo, bisognerebbe introdurre “unità sanitarie completamente indipendenti“. Cosicché le prima controllano, le secondo spendono.

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Infine Crisanti ha concluso il suo intervento con una provocazione. “Fossi presidente del Consiglio, direi al privato: vuoi aprire un ospedale? Aprilo pure, ma ci metti il pronto soccorso e il reparto di rianimazione. Altrimenti il privato ad esempio gode dei redditi di un’operazione di cardiochirurgia e al sopraggiungere di problemi il paziente passa in rianimazione al pubblico”

Giovanni Bernardi

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