Vaccini: cosa si cela davvero dietro allo stop di AstraZeneca?

Si sta parlando molto delle problematiche legate al vaccino AstraZeneca, tanto da arrivare a un suo stop. Ma se si trattasse in realtà di una guerra commerciale?

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La domanda è stata messa in luce oggi da molti quotidiani, tra cui il Corriere della Sera con un articolo di Federico Fubini. La verità è che da tempo molti se lo chiedono. Non è infatti di certo un mistero che dietro i vaccini ci sia un vero e proprio “business”, ovvero che si tratti certamente di un tema di salute pubblica ma anche – e forse soprattutto – di una questione economica e geostrategica.

Vaccini, i molti interessi economici che non si vuol vedere

Ci sono infatti moltissimi interessi economici in campo, e anche aspetti che hanno a che fare con i rapporti internazionali tra Stati. Non a caso, i vaccini vengono prodotti da aziende private, con ingenti risorse però di denaro pubblico, e non a caso l’iniziale “corsa al vaccino” ha visto Russia e Cina proporre prodotti, tra l’altro in anticipo su quelli occidentali, che però sono stati subito bloccati dalle cancellerie europee e americane.

La verità incontrovertibile, come spiega oggi il quotidiano di Via Solferino, è che sul piano del business il “Covid-19 sta diventando forse il più grande affare di sempre per l’industria del farmaco”. “Solo nel 2021 si venderanno nel mondo almeno dieci miliardi di dosi di vaccini, che porteranno ai gruppi di Big Pharma tra 120 e 150 miliardi di dollari di ricavi in più”, scrive il Corsera.

Alcuni dati per capire il contesto reale dietro la guerra dei vaccini

In tutto ciò, è praticamente “impossibile prevedere oggi esattamente quanto, perché molto dipende da quale fra due grandi case conquisterà le quote più ricche del mercato”. Per capire meglio, bisogna comprendere le differenze tra i vari vaccini. Che hanno a che fare con la tipologia degli stessi, in quanto AstraZeneca, che è un prodotto tradizionale, è molto diverso dagli altri, che funzionano per la maggior parte con una tecnologia a m-RNA.

Ma anche e soprattutto con il costo degli stessi, oltre che primariamente con i Paesi produttori. Per partire dall’inizio: il vaccino di AstraZeneca, sviluppato all’Università di Oxford e alla Irbm di Pomezia, è in vendita a circa 2,80 euro a dose. Il vaccino dell’americana Pfizer, sviluppato con la tedesca BioNTech, per intenderci, ha un prezzo medio di circa 16 euro, ed è a mRNA come quello di Moderna.

Tutti gli interessi economici stellari che gravitano dietro i vaccini

Tra le due, a livello di produzione, la differenza è che la prima azienda punta a fornire tre miliardi di dosi nel 2021, mentre la seconda si è impegnata per il limite di 1,2 miliardi previsto per ora. Dati che ci introducono nel contesto di questi giorni, in cui vediamo una agguerrita battaglia a colpi di divieti tra le autorità sanitarie francesi, italiane o tedesche. Tutte impegnate, in modi diversi, a seminare dubbi sul vaccino inglese.

Se si guarda la vicenda da una prospettiva politica, salterà quindi subito all’occhio un piccolo particolare. Il contesto della Brexit. Senza contare quello che accade nel resto del mondo: dall’America di Joe Biden, che cerca di fare pace con le cancellerie europee dopo l’era del “poco educato” Donald Trump, che ha sostenuto da sempre l’uscita inglese dal contesto comunitario europeo. Che aveva inoltre avviato un finanziamento di AstraZeneca per ben 1,2 miliardi di dollari.

Tutte le vere ragioni degli attacchi degli Stati a un vaccino o a un altro

Tutto questo fa comprendere meglio, scrive il Corsera, perché quando Macron attacca pubblicamente AstraZeneca, mancavano due giorni dall’annuncio della licenza concessa dall’americana Pfizer alla francese Sanofi, in cui le parti si accordano per produrre cento milioni di dosi di vaccino. Come Macron, sono poi molti i leader europei che hanno manifestato i loro presunti dubbi su AstraZeneca, dalla Germania fino all’Italia.

“Non vorrei che dietro certi allarmismi possa nascondersi una battaglia economica per sfavorire alcuni vaccini a vantaggio di altri“, è la preoccupazione espressa durante un’intervista al Messagero dal leader della Lega Matteo Salvini, commentando gli ultimi eventi relativi al siero anti-Covid e mettendo in luce la preoccupazione, e il dubbio, di molti, tanto tra gli analisti quanto tra la popolazione.

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Se tutto ciò a cui si sta assistendo fosse solo una questione di soldi?

Che cioè tutto quanto stiamo assistendo in questi giorni sia in realtà riconducibile a interessi meramente economici. Nel mentre, si attende che alla sospensione del vaccino AstraZeneca facciano seguito le valutazioni dell’Agenzia Europea del Farmaco, di cui al momento non c’è traccia. Mentre il virus continua a correre, stando ai dati, e soprattutto gran parte dell’Italia si trova in lockdown.

Per Salvini, sui vaccini l’Europa “sta sbagliando tutto”, mostrando il suo “totale fallimento”. “È ora che chi sbaglia paghi, soprattutto se c’è di mezzo la vita e la salute delle persone”, ha detto Salvini. “Si deve ripensare a una governance per Aifa, che nasce come agenzia-strumento per dare voce concreta alle regioni”.

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Sul quotidiano il Giornale, invece, ne è sicuro l’inviato di esteri Gian Micalessin. Lo stop di AstraZeneca, su cui la Germania ha avuto un ruolo di primo piano, potrebbe somigliare molto a “una mossa studiata a tavolino”. Per la semplice ragione che mentre da un lato si avanzano incertezze su questo vaccino, dall’altro la Commissione europea anticiperà l’arrivo di 10 milioni di dosi Pfizer-Biontech. Guarda caso, il vaccino prodotto in Germania.

Giovanni Bernardi

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