Udienza generale: “La morte trema quando un cristiano prega”

La preghiera cristiana è “pienamente umana” e il Padre Nostro ne è la massima espressione.

Udienza Generale: “La morte trema quando un cristiano prega”
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Lo ha ricordato papa Francesco durante l’udienza generale odierna: proseguendo il suo ciclo catechetico sulla preghiera, si è soffermato su due aspetti fondamentali: la lode e la supplica.

Nel Padre Nostro, ha spiegato il Pontefice, “Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a pregare”, affinché “ci poniamo con Dio nella relazione di confidenza filiale e gli rivolgiamo tutte le nostre domande”. Come ricorda il Catechismo, “nelle domande esiste una gerarchia: prima di tutto si chiede il Regno, poi ciò che è necessario per accoglierlo e per cooperare al suo avvento” (n° 2632).

Nel Padre Nostro, tuttavia, si prega “anche per i doni più semplici, per i doni più feriali”, per le cose di tutti i giorni, come “la salute, la casa, il lavoro” ma pure per “l’Eucaristia, necessaria per la vita in Cristo”, fino al “perdono dei peccati”, quindi per “la pace nelle nostre relazioni” e, infine, perché il Padre “ci aiuti nelle tentazioni e ci liberi dal male”. In particolare, quando qualcuno “si sente male perché un peccatore, pregando il Padre nostro già è più vicino al Signore”, ha osservato il Papa, nel prosieguo dell’udienza.

Un “grido” a cui Dio risponde sempre

Molto spesso gli uomini vivono la tentazione della “autosufficienza più completa” ma “prima o poi questa illusione svanisce” e l’anima, simile a una “terra arida, assetata” (cfr Sal 63,2), si pronuncia in un “grido, spesso trattenuto”. Quando “sembra che tutto crolli”, nelle “situazioni apparentemente senza sbocchi”, l’unica via d’uscita è “il grido la preghiera: «Signore, aiutami!»”, che “apre squarci di luce nelle tenebre più fitte”.

Non solo l’uomo ma “ogni frammento del creato porta inscritto il desiderio di Dio”, ha sottolineato il Santo Padre. Come afferma San Paolo “tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi”, (Rm 8,22-24). Tertulliano scriveva che addirittura “pregano gli animali e le fiere e piegano le ginocchia”. Si tratta, ha puntualizzato Francesco di una “espressione poetica”, infatti, siamo noi umani “gli unici a pregare coscientemente e a rivolgerci al Padre”.

Mai vergognarsi di pregare

È proprio qui che arriva il nodo critico: molti hanno “vergogna di chiedere” agli uomini, quindi anche “vergogna di chiedere a Dio”, tuttavia, non bisogna “mai aver paura di pregare”, ha detto il Pontefice. La preghiera, ha ricordato, va fatta “anche nei tempi felici”, ringraziando Dio “per ogni cosa che ci è data, e non ritenere nulla come scontato o dovuto: tutto è grazia”.

La preghiera “di domanda”, ha proseguito il Papa, “va di pari passo con l’accettazione del nostro limite e della nostra creaturalità. Si può anche non arrivare a credere in Dio, ma è difficile non credere nella preghiera”. Al nostro “grido”, infatti, prima o poi “Dio risponderà”.

Chi prega ha in Cristo un alleato più forte della morte

La preghiera è anche “attesa” e l’attuale tempo d’Avvento manifesta l’attesa del Messia, fermo restando che “tutta la nostra vita è un’attesa”. “Perfino la morte trema, quando un cristiano prega – ha affermato Francesco – perché sa che ogni orante ha un alleato più forte di lei: il Signore Risorto. La morte è già stata sconfitta in Cristo, e verrà il giorno in cui tutto sarà definitivo, e lei non si farà più beffe della nostra vita e della nostra felicità”.

Anche per questo è importante accogliere la visita del Signore “in queste feste” ma anche “ogni giorno nell’intimità del nostro cuore”, ha aggiunto Bergoglio, chiudendo l’udienza con una citazione da Sant’Agostino, a corollario del suo ragionamento: “Ho paura del Signore che passa senza che io me ne accorga.

Luca Marcolivio

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