Le campagne di sensibilizzazione contro la violenza alle donne sono oramai diffusissime. Tante le occasioni, le incitazioni a denunciare chi le perseguita; tanti i dibattiti, perché, ciò che è accaduto a molte, non capiti più a nessuna.
Ma pare che tutto questo si annulli in un batter d’occhio, quando i femminicidi tornano ad essere tragicamente all’ordine del giorno, come in queste settimane d’estate.
Stiamo assistendo ad un escalation degli atti criminali contro le donne: solo quest’anno, infatti, e solo a Milano, sono state uccise 120 donne; solo in queste ultime ore, inoltre, sono state una decina le vittime aggredite dall’uomo che diceva di amarle: molte sono morte, altre in gravi condizioni.
Cosa scatena tutto questo odio? Certamente contribuisce un malsano concetto di possesso, che molti uomini esercitano sulle loro compagne. Scambiano quel concetto per attaccamento affettivo o addirittura per amore. La donna diviene, pertanto, un oggetto da esibire, da usare e, quando si rifiuta, in nome di una propria dignità o di una scelta diversa, viene ridotta al silenzio.
Anche i Social spesso lasciano passare delle affermazioni poco rispettose, nei confronti del sesso debole, quando pubblicano post che affermano come le donne dicano “no”, quando in realtà intendano dire “si”.
Forse non ci si rende conto di quanto possano essere pericolose certe “battute”, specie se prese sul serio da psicolabili. Questo è sicuramente frutto di un società che non conosce l’universo femminile e non lo apprezza, che cerca di zittirlo, perché non arriva a comprenderlo, che lascia soccombere la donna, senza difese, di fronte alla predominanza fisica, innegabile, dell’uomo.
Intanto i dati dell’ISTAT fanno paura: il 31,5% delle donne italiane, tra i 16 e i 70 anni, ha subito violenza fisica o sessuale, il 16,1% stalking.
In memoria di coloro che non sono sopravvissute, ricordiamo alcune delle ultime vittime: Donata De Bello, 48 anni di Bari, uccisa durante un litigio col suo uomo; Maria Tino, 49 anni di Caserta, sopravvissuta lo scorso anno a venticinque coltellate del marito, ora morta per un colpo di pistola del nuovo compagno; Erika Preti, 28 anni di Biella, il cui fidanzato storico (stavano insieme da 10 anni) ha confessato di averla pugnalata, inscenando un furto.
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