Non siamo fatti per il senso di colpa, ma per la gioia. Nel Vangelo di oggi, 7 maggio 2026, Gesù ci svela che osservare i Suoi comandamenti è l’unico modo per abitare nell’Amore e trovare una felicità autentica già su questa terra.

Il brano del Vangelo del 7 maggio 2026 ci riporta nel cuore del discorso d’addio di Gesù, dove le parole si fanno tenere e cariche di una promessa straordinaria. “Rimanete nel mio amore”: non è un obbligo, ma un invito a sostare dove il cuore trova finalmente pace. In questo giovedì, la liturgia ci sfida a guardare alla nostra vita cristiana non come a un elenco di doveri, ma come a un cammino verso la gioia piena. Accogliamo il testo di Giovanni e lasciamoci guidare dalla riflessione di Don Luigi Maria Epicoco per riscoprire il volto liberante della nostra fede.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco
Qual è lo scopo della vita cristiana? Compiacere Dio? Se così fosse ciò significherebbe trovarsi in un atteggiamento pagano. È infatti tipico del paganesimo pensare di poter compiacere una divinità per poterne poi ottenere dei benefici.

Gesù nel Vangelo di oggi ci spiega chiaramente qual è il vero scopo della vita cristiana:“Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
È la gioia il vero frutto della fede. Credere dovrebbe far aumentare esponenzialmente la gioia nella nostra vita. A volte, invece, sembra che la fede aumenti solo dei pericolosi sensi di colpa, o che peggio ci incastri in logiche di sottomissione che invece di spalancare la vita la restringono ancora di più.
Anche nella vita cristiana c’è la strada stretta del sacrificio. Ma esso non serve per ottenere la benevolenza di Dio, ma è più che altro lo sforzo di passare attraverso la porta stretta, secondo la bellissima immagine di cui Gesù stesso parla nel Vangelo.
Attraverso la porta stretta siamo costretti a disfarci di tutto il superfluo per poter finalmente camminare sollevati e riconciliati con l’essenziale di noi.
Non abbiamo più bisogno di maschere, né abbiamo più bisogno di mostrare i muscoli, perché chi ha incontrato Dio ha anche fatto pace con se stesso. Il vero sacrificio è disfarsi di tutto ciò che impedisce questa riconciliazione.
Bisogna però non dimenticare che lo scopo ultimo è la gioia, e non il sacrificio fine a se stesso. E quando parliamo di gioia non dobbiamo pensare solo alla gioia dell’aldilà ma a una gioia che certamente ha a che fare con la vita eterna, ma che inizia già da qui.







