Tre omosessuali di cui uno vestito da Gesù e gli altri due da ladroni, simulavano atti sessuali con la Croce, assolti da vilipendio

 

 

Si fa un gran parlare del rispetto dovuto ad ogni categoria sociale, un istanza che di questi tempi sembra quasi fondersi idealmente con quelle di rivendicazione della comunità omosessuale. Fermo restando il diritto di ogni persona a esprimersi nella propria vita privata e pubblica nel modo che preferisce purché sia nel rispetto della sensibilità altrui ed in quello dei loro diritti, in che modo è possibile tacere su un torto effettuato dalla comunità omosessuale nei riguardi dei fedeli cattolici?

 

Tre anni fa, tre ragazzi con tendenze omosessuali (definiti così non per ghettizzarli ma per inquadrarli) hanno inscenato una protesta in costume in cui, uno vestito da Gesù e gli altri due da ladroni, simulavano atti sessuali con la Croce. Tralasciando il cattivo gusto di tale atto, siamo di fronte ad una dissacrazione ed un modo di ridicolizzare ciò in cui credono 2 miliardi di persone nel mondo.

 

Se qualcuno obbiettasse che si trattava di un atto satirico senza intenzione di offendere è bene ricordare loro che al tempo dei fatti fu la stessa Arci gay ha dichiarare: “Quel gesto  rappresenta una liberazione rispetto a un simbolo che quelle persone percepiscono come oppressivo”. I tre giovani, quindi, volevano davvero “dissacrare o irridere un simbolo religioso”, non era un gioco bensì un atto discriminatorio bello e buono.

 

Alcuni cittadini offesi da un attacco così diretto hanno esposto denuncia alla magistratura di Bologna, convinti che la giustizia avrebbe fatto il suo corso e difeso le loro istanza così come fa con quelle degli omosessuali. Mai convinzione fu più mal riposta, a distanza di tre anni, infatti, la magistratura per volontà del Magistrato Morena Plazzi ha chiesto di archiviare il caso.

 

I cittadini che si sono battuti per la difesa dei loro diritti si sono chiesti allora quale fosse la motivazione soggiacente a tale tentativo di archiviazione e si sono visti di fronte tali motivazioni addotte dal PM: “Si trattò di espressioni, in forme certo criticabili per la qualità dei contenuti umoristici-satirici, delle istanze culturali e sociali promosse dall’associazione”, insomma di satira, pratica permessa per legge finché non lede la dignità altrui.

 

Si può ben dire, quindi, che se la pratica venisse archiviata questo comporterebbe una grave mancanza di equità nella giustizia italiana, il che non potrebbe che acuire quella sensazione già più volte espressa dai contemporanei che la lobby gay è potente come la razza ariana e la massoneria in altri tempi e di conseguenza intoccabile.