Tragedia Mottarone: il trigesimo tra le lacrime e il dolore del Papa

Il forte dolore per le vittime della tragedia del Mottarone ha segnato la celebrazione del trigesimo che ha avuto luogo oggi, a cui si è unito anche il Pontefice. 

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La foto delle dolorose celebrazioni – photo web source

Questa mattina è stata infatti celebrata la Messa per il trigesimo delle 14 vittime del drammatico incidente della funivia avvenuto un mese fa e che ha sconvolto sia la comunità locale che il Paese intero. Ad officiarla, il vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla.

La Messa celebrata nel piazzale antistante

La messa avrebbe dovuto essere celebrata nella piccola chiesa della Madonna della Neve, che si trova poco al di sopra della stazione in vetta della funivia del Mottarone. Tuttavia in molti hanno aderito fin da subito per commemorare il drammatico incidente, come ad esempio autorità, soccorritori e cittadini. Di conseguenza si è deciso che la celebrazione non avrebbe potuto avere luogo in quella chiesetta, ma fuori, all’aperto. 

In particolare, la celebrazione è avvenuta nel piazzale antistante all’immobile posto sotto sequestro. “Il grave incidente, avvenuto esattamente un mese fa, nei pressi dell’impianto della funivia del Mottarone ha toccato nel profondo tutti noi. Chi abita in questo anfiteatro stupendo si è sentito coinvolto perché il trasporto a fune è un mezzo che appartiene al sistema di collegamenti che per molta nostra gente è lavoro e fa parte dello sviluppo turistico del nostro territorio. Quattordici morti, tra cui alcuni bambini, creano un’angoscia e un dolore indicibili“, ha spiegato il vescovo fin da subito.

Un momento di preghiera e di forte dolore

Questo momento è per chi crede un tempo di preghiera, di affidamento, di richiesta di perdono, per la troppa superficialità con cui talvolta trattiamo la vita. Anche per chi non crede è comunque un gesto per lasciar emergere i sentimenti di condivisione e poter ripartire con grande senso etico e maggior impegno nel proprio cammino”, ha proseguito il prelato, che ha affidato alla Madonna della Neve.

Affidiamo alla Madonna della Neve, venerata nella chiesetta qui vicino, questi defunti, i familiari e coloro che a vario titolo sono stati coinvolti in questa drammatica vicenda”, ha affermato il vescovo, rivelando un particolare molto importante. “Papa Francesco, il giorno seguente durante l’Assemblea dei Vescovi, mi ha manifestato un intenso cordoglio, che ha espresso poi nel telegramma che mi ha inviato attraverso il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin”.

Una evento che si è trasformato in un abisso di morte

“Sentiamo come una grande tragedia che questa occasione di distensione e di incontro, di fraternità e di condivisione, si sia trasformata in un abisso di morte, per l’incuria e l’irresponsabilità di chi ha messo a repentaglio vite umane per facili guadagni”, ha poi concluso il sacerdote nel corso della celebrazione. “È un pensiero che, oltre le responsabilità penali di competenza della magistratura, ci stringe il cuore”, perché “non si possono mandare allo sbaraglio persone ignare alla ricerca di un momento di serenità, barattando la vita con ogni altro tipo di interesse o di superficialità professionale o amministrativa”.

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Eppure, ha concluso il sacerdote con grande dolore, “noi sentiamo che le nostre parole chiedono uno scatto etico e non bastano a placare il nostro cuore e ad aprire un orizzonte di speranza. Neppure servono a dare consolazione alle famiglie delle vittime. Quando chiamiamo così – vittime – i morti del Mottarone, abbiamo già perso il loro volto singolare, e non possiamo dire al piccolo Eitan, perché non ci sono più il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino. Davanti al loro volto e al loro nome la nostra parola si spegne in gola. Vorremo poter asciugare le lacrime, ma non ne siamo capaci”.

L’unico vero spiraglio arriva non da azioni umane ma dal Vangelo

L’unico vero spiraglio arriva quindi non da azioni umane, ma dal Vangelo. “Il Vangelo di Giovanni, con il racconto della risurrezione di Lazzaro, ci indica forse uno spiraglio, perché ci presenta il gesto eloquente di Gesù di recarsi il terzo giorno a trovare il suo amico che è molto malato”. In particolare, perché “Gesù però non parla, ma fa un gesto eloquente, si fa prossimo e piange con noi e come noi”.

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Gesù guardando noi che piangiamo i nomi e i volti di questi fratelli sventurati, scoppia in pianto con noi, prende le nostre lacrime e le fa diventare le sue. Rende prezioso il pianto dei familiari, della gente buona e onesta, perché ci accorgiamo come è mortifero il nostro agire distratto, superficiale, interessato egoista, quando non ci si rende conto che a farne lo spese sono gli innocenti e i bambini, questi volti che potevano essere quelli del mio papà e della mia mamma, dei nostri nonni e dei nostri figli”.

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Proprio qui, infatti, c’è il mistero dell’amore di Gesù per tutta l’umanità, capace di dare senso e salvezza ad ogni dolore, in attesa della vita eterna che Lui ci dona. “Qui la nostra parola si ferma. Resta solo il pianto di Gesù che assume le nostre lacrime, le mette nel suo calice d’amore, e le attraversa tutte, perché nessuno mai le possa dimenticare”.

Giovanni Bernardi

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