The Young Pope: Un insulto al Papa e alla Chiesa, Sorrentino questa volta ha esagerato.

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The Young Pope approda al Festival di Venezia suscitando polemiche e dissensi

Ieri sera sono andate in onda alla Mostra cinematografica di Venezia le prime due puntate della serie tv diretta da Paolo Sorrentino (regista premio Oscar per ‘ La grande bellezza’) e prodotta da Sky Cinema in collaborazione con la HBO e Canal + “The Young Pope”. L’immagine della Chiesa e del Pontefice offerta dal regista è controversa ed irriverente, frutto di una concezione atea e distaccata del mondo che racconta. Sorrentino mostra un Vaticano avvolto dalla dissolutezza, dalla vanità e dalla corruzione, di un Papa schiavo dei vizi e distaccato dalla sacralità che le sue vesti ed il suo ruolo comportano, una visione che bene abbraccia la sua ricerca del decadente nella società moderna ma che male si accosta con l’opera di rinnovamento e di apertura che la Chiesa odierna sta affrontando sotto la guida di Papa Francesco.

Una visione così irriverente e sfrontata può essere considerata un insulto alla Chiesa ed a tutto ciò che rappresenta, c’è chi persino sostiene che il problema di fondo sia l’apertura stessa della Chiesa ad un mondo nuovo, ad un approccio più libero e distaccato dai canoni precedenti, che il Concilio Vaticano II abbia condotto la Chiesa ad una mancanza di identità tale che le ha fatto perdere consensi e la guida del proprio popolo. Il Vaticano descritto da Sorrentino sarebbe dunque frutto di una linea sbagliata da parte del Papa? Un Papa che scherzando afferma di non credere in Dio?

Una dissenso forte da parte dei fedeli era inevitabile e probabilmente voluta dallo stesso regista che in un intervista risalente al 3 settembre sul Corriere della Sera si è detto disinteressato alla reazione del Vaticano, consapevole che il suo operato avrebbe creato non pochi dissensi: “Quali reazioni mi aspetto dal Vaticano? È un problema loro, non mio, capiranno che è un lavoro onesto, senza sterili provocazioni o pregiudizi, sulle contraddizioni e le difficoltà di quel mondo, e di un prete speciale che è il Papa”.

L’intenzione di Sorrentino è dunque quella di rappresentare un mondo non esente da difetti, svuotato dell’aspetto sacro e visto da una prospettiva umana, il che, ovviamente, lede la sensibilità di chi crede in Dio ed in ciò che la Chiesa rappresenta, ma non è forse lo stesso Papa che è consapevole di essere un peccatore? Non è forse lui che ha affermato di non poter giudicare, perché come dice Gesù nel vangelo: “Scagli la prima pietra chi è senza peccato”? Senza voler difendere l’opera dissacrante di Sorrentino e riconoscendo la spinta provocatoria che una rappresentazione così accentuata di un Papa “Umano” e di un Vaticano caduto nello squallore mal cela, non riscontro una connessione diretta tra l’operato della Chiesa e la creazione di un opera di fantasia per quanto controversa possa essere.