Medico consiglia l’aborto: oggi quel bimbo è il chierichetto che ispira la parrocchia

Un consiglio che avrebbe cambiato tutto e la scelta coraggiosa di una famiglia: oggi questo bambino con sindrome di Down serve all’altare e insegna la gioia a un’intera parrocchia. Una storia che sfida la cultura dello scarto.

Miguel con il vestito da chietrichetto
Medico consiglia l’aborto: oggi quel bimbo è il chierichetto che ispira la parrocchia – lalucedimaria.it (photo: churchpop)

La storia che stiamo per raccontarvi, a molti, potrà risultare davvero incredibile: prende il cuore in ogni suo aspetto e ci fa comprendere, a pieno, come la vita vada apprezzata ed amata fin dal momento del suo concepimento.

Un “consiglio” che una mamma si sente ricevere e dire da parte dei medici che l’hanno in cura, ma la sua forza, il suo coraggio e la sua volontà vanno ben oltre ciò che questi le avevano detto.

Un NO secco alla morte di suo figlio che, oggi, è una piccola fonte di ispirazione per tanti altri ragazzini come lui, a partire dalla sua parrocchia. Conosciamo bene la sua storia.

Volevano che non nascesse: come Miguel ha vinto la cultura dello scarto

Una vicenda che, purtroppo, abbiamo sentito più e più volte: mamme che, davanti alla malattia dei propri bambini che stanno per nascere, davanti a delle prospettive di vita che sembrano essere le più tragiche possibili, decidono comunque di portare avanti la loro gravidanza e di dare alla luce il proprio o la propria figlia. Quella di cui stiamo per parlarvi è la storia di Miguel, un bimbo affetto da Sindrome di Down, ma con una voglia ed una forza di vivere che è davvero fuori dal comune.

ministranti
Volevano che non nascesse: come Miguel ha vinto la cultura dello scarto – lalucedimaria.it (photo: avvenire)

La sua storia parte da molto lontano, proprio quando era ancora nel grembo della sua mamma. Oggi Miguel è un piccolo ministrante nella sua parrocchia ed è fonte di ispirazione per tanti altri ragazzi, grandi o piccoli che siano, che si stanno o vogliono avvicinarsi al servizio all’altare. Lui il suo SI a Gesù, l’ha detto serio e convinto e, ogni domenica, lo ribadisce sempre e con forza, stando sull’altare accanto al sacerdote, accanto a Gesù.

Oggi ha 11 anni, ma la sua storia va indietro nel tempo: quando era incinta, Tassia (la mamma di Miguel) riceve una notizia che nessun genitore vorrebbe mai sentire. Abortire, perché la vita di quel bimbo non sarebbe stata facile, perché gli avevano diagnosticato la Sindrome di Down e le complicazioni, davvero, potevano essere tante. Ma il desiderio dei genitori di Miguel è stato un altro: “Se è la volontà di Dio, così sia” – si sono detti. La mamma ha portato avanti la gravidanza e Miguel è venuto alla luce.

La fede di Miguel, piccolo ministrante di Dio, è una luce per gli altri

Certo, nel corso della sua breve vita, Miguel ha affrontato diversi problemi fisici e non solo, ma oggi è un ragazzino solare e pieno di vita. Da piccolo, aveva più volte espresso la volontà di diventare chierichetto, guardando gli altri ragazzi della sua parrocchia servire all’altare. Il gruppo della sua parrocchia in Brasile l’ha accolto a braccia aperte e, piano piano, lo ha accompagnato (e lo accompagna ancora) nel suo percorso di crescita, soprattutto spirituale, nel suo stare a messa accanto a Cristo.

Miguel partecipa sempre a Messa, prega, serve all’altare, e si pone al servizio quando occorre. C’è stato un piccolo episodio che sua mamma Tassia ha voluto raccontare, nell’intervista al quotidiano “Churchpop” e che riguarda proprio il profondo amore di suo figlio verso Gesù, tanto da attirare anche altri amici al suo gruppo parrocchiale: “Miguel ha un amico che non andava in Chiesa. Ma dopo averlo visto Miguel, ha chiesto alla sua mamma se potevano iniziare a partecipare alla Messa. L’amico di Miguel ora aiuta con il cestino delle offerte e sua madre è diventata catechista” – spiega.

La fede di questo ragazzino è davvero grande e, oggi, è un piccolo esempio nel grande mare della Chiesa. Se i suoi genitori avessero seguito, 11 anni fa, il consiglio dei medici, ora la luce di Miguel non sarebbe un faro per tanti altri ragazzi come lui.