La testimonianza di un bimbo transgender e l’aberrazione da condannare

La testimonianza di Leo, un bambino transgender che si fa chiamare Cloe, dimostra quanto sia aberrante l’ideologia gender e perché va combattuta.

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Il bambino racconta come è nata in lui l’idea che in qualche modo era sbagliato, che nonostante fosse nato bambino “mi sentivo come una bambina”, e che per questo fin dalla tenera età si è dovuto sottoporre a una serie di interventi dolorosissimi e disumani.

La mostruosità di fare sottoporre i bambini al “cambio di sesso”

Evidente come tutto ciò sia condannabile non solo moralmente ma anche dalla stessa giustizia umana. Eppure, nell’Occidente evoluto e “civile”, questo genere di mostruosità rappresentano la “normalità”. Una sorta di nuova normalità che di normale non ha nulla, e terrificante ha davvero molto.

Tutto questo ci catapulta in un futuro assolutamente inaccettabile, oltre che non auspicabile. L’Occidente laico e cristiano sta rifiutando sé stesso in nome di un incubo totalitario, anti-umano, distopico e transumano. E di tutto ciò non si può stare in silenzio. Qui in seguito la testimonianza del bambino.

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Leo, che è stato convinto a cambiare sesso e diventare Cleo – foto web source

La testimonianza di Leo, bambino transgender

“Mi chiamo Cloe, ho 8 anni e sono un bambino transgender. Fin da bambina sentivo che la mia testa e il mio corpo non erano in ordine Mi sono resa conto a tre anni che volevo essere una ragazza…A quattro anni avevo già detto ai miei genitori che volevo operarmi e che volevo morire. Sembravo fuori posto e mi sentivo male.

All’età di 6 anni e mezzo ne parlai a mia madre mentre andavo a scuola e da allora i miei genitori mi hanno aiutato a conoscermi e a sentirmi meglio. Prima i miei vestiti, poi la mia mente, poi la mia famiglia. Sono andata a parlare con Vicenta, la mia amica psicologa, che mi ha aiutato a capire che quando sono nata i miei genitali non erano quello che sentivo e volevo.

Nessun bambino “nasce sbagliato”

Mi sentivo come una bambina. Così ho imparato ad essere una ragazza ed ero molto felice. Non ero più Leo. Finalmente ho potuto esprimermi come ero, Cloe. Quel giorno ho iniziato la mia nuova vita ho cambiato la mia scuola. Da allora il mio percorso è quello che pensavo. I miei genitori mi hanno fatto capire che tutti gli errori possono essere corretti, i miei richiederanno più tempo, ma li correggeremo con pazienza e insieme. Per il momento sono Cloe e sono felice”.

L’aberrazione a cui si sta spingendo il mondo occidentale: la sessualizzazione dei bambini – foto web source

A questa storia si dovrebbe rispondere con tutte le proprie forze, gridando: no, Leo, tu non sei sbagliato. Nessuno “nasce sbagliato”. Nessuno è un errore. Tu sei venuto al mondo come Dio ti ha voluto, e sei ciò che sei. Nessuno ha il diritto di metterti in testa che ciò non va bene.

Transgender. Va affrontata la sofferenza, non assecondata

Se un bambino che, per qualche ragione certamente da comprendere meglio, “non si riconosca nel proprio corpo”, e per questa ragione viva in una situazione di sofferenza, bisogna agire su quella sofferenza. Bisogna sorridere, affrontare il problema, fare ritrovare la gioia che ogni bambino merita.

Non bisogna assecondare la sofferenza e gettare quel bimbo in un inferno in terra fatto di cure assurde e dolorosissime. Bisogna intervenire sul dolore e renderlo amore, gioia, pace, benevolenza. Bisogna fare vivere la presenza di Dio a quella giovane creatura voluta dal Signore. Leo non deve riconoscere il suo corpo come sbagliato, ma come prezioso e degno. Non deve rifiutare il suo corpo ma accettarlo, esserne fiero, benedirlo.

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Sono sempre più le storie di bambini convinti dai genitori a cambiare il proprio sesso da bimbi, sottoponendosi a interventi devastanti, che una volta cresciuti si sono resi conto della realtà e si sono trovati immersi in una profonda sofferenza – foto web source

L’aberrazione di far sottoporre i bimbi a durissimi test

Pensare che possa sottoporsi a trattamenti ormonali e chirurgici per affermare il suo cambio di sesso è un’aberrazione che grida cospetto agli occhi del Signore. In un Paese normale, in un Occidente degno del suo nome, in una terra baciata dal Signore e che per questo vive e opera nel Suo nome e secondo la Sua volontà, tutto ciò non sarebbe mai permesso.

Invece i piani demoniaci di chi continua a propinare tutto questo come “giusto” continuano ad essere perseguiti e inculcati nelle menti dell’opinione pubblica come qualcosa di buono e auspicabile. In un paese civile questi orrori verrebbero denunciati e perseguiti. Bisogna punire questo genere di perversi abusi sulla pelle dei più piccoli. Invece si continua a pubblicare video, film e filmati in cui si fa addirittura propaganda sulla “bontà” del cambio di sesso, delle storie dei “bambini transgender“.

Bisogna gridare con forza che certe pratiche vanno vietate

Rendiamoci conto che, con la legge Zan Scalfarotto, non sarebbe più possibile affermare la verità, lottare contro la manipolazione dei bambini, gridare che si nasce maschi o femmine, che l’assunzione di ormoni per il cambio di sesso dei bambini è una vergogna da perseguire con forza, che ci si sta prendendo gioco di persone deboli che andrebbero accolte, amate e assistite.

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Un corteo pro-lgbt che inneggia a satana – foto web source

Ascoltiamo le testimonianze di chi è cresciuto con addosso il fardello di questo cosiddetto “cambio” di sesso, portando con sé ferite profondissime che difficilmente si rimargineranno mai. Guardiamo in faccia l’orrore per ciò che è, e gridiamo al cielo e agli uomini il nostro sdegno. Non restiamo in silenzio.

Giovanni Bernardi

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