Per questo tempo serve un “Pontificato d’eccezione” Benedetto XVI ha pronunciato queste parole

 

 

Pope Benedict XVI waves as he arrives at a drug rehabilitation center called 'Fazenda da Esperanca' or 'Farm of Hope' in Guaratingueta, Brazil, Saturday, May 12, 2007. (AP Photo/Victor R. Caivano)
Pope Benedict XVI waves as he arrives at a drug rehabilitation center called ‘Fazenda da Esperanca’ or ‘Farm of Hope’ in Guaratingueta, Brazil, Saturday, May 12, 2007. (AP Photo/Victor R. Caivano)

La rinuncia al pontificato di Benedetto XVI è stato un evento eccezionale, tanto che a tre anni di distanza si discute ancora sulle motivazioni che hanno portato Ratzinger a rinunciare e sul peso specifico che questa rinuncia ha comportato.

 

Lo scorso 20 maggio a prendere parola in merito è stato il segretario del Papa emerito, George Ganswein, a margine della presentazione del suo libro biografico su Benedetto XVI di Roberto Regoli. In quella occasione il segretario ha affermato che Ratzinger ”Non ha affatto abbandonato l’ufficio di Pietro”, sottolineando come la decisione presa dal Papa emerito abbia creato un ufficio allargato con un Papa attivo ed uno contemplativo.

 

Ganswein ha aggiunto inoltre che a suo avviso Ratzinger ha effettuato una piccola rivoluzione, dal 11 febbraio 2013, insomma, il pontificato non è stato più lo stesso ma si è potenziato per far fronte ad un periodo di crisi in cui c’era bisogno di un “Pontificato d’eccezione”. Proprio la definizione data ha suscitato non poche polemiche tra i teologi ed i cardinali, i quali hanno fatto notare che con quella frase si faceva ricorso ad una teoria tipica degli stati moderni: lo stato d’eccezione è una politica straordinaria applicata da un governo in una situazione di necessità (come una guerra) dove i sovrano prende maggiori poteri e sospende la legge per far fronte all’emergenza (questo secondo la teoria di Carl Smith).

 

Il primo a reagire all’affermazione di Ganswein è stato il Cardinale Brandmuller affermando che la rinuncia di Benedetto XVI ha condotto la Chiesa in una terra incognita affiancando un papa ad un altro e che una decisione del genere seppur presa per ragioni storiche eccezionali è bene che non diventi una pratica consuetudinaria.

 

Interessante a riguardo anche la riflessione del giovane canonico Guido Ferro Canale anche lui profondamente indispettito dalle dichiarazioni di Ganswein. Innanzi tutto Canale rileva come il titolo stesso della presentazione sia una celebrazione della rinuncia di Ratzinger: “Mi permetto di esordire additando, in primo luogo, il titolo scelto dall’illustre autore per il suo discorso: “Benedetto XVI, la fine del vecchio, l’inizio del nuovo”. Egli lo giustifica in esordio, affermando che Ratzinger “ha incarnato la ricchezza della tradizione cattolica come nessun altro; e che – nello stesso tempo – è stato talmente audace da aprire la porta a una nuova fase, per quella svolta storica che nessuno cinque anni fa si sarebbe potuto immaginare”. In altri termini: l’“inizio del nuovo” Gänswein non lo ravvisa in uno qualsiasi dei molti atti di governo o di magistero di Benedetto XVI, ma proprio nella sua rinuncia e nella situazione inedita che essa crea”.

 

Ganswein ci suggerisce, insomma, che la decisione del Papa emerito è stata presa esclusivamente per creare un doppio papato, un idea che viene rafforzata proprio dall’utilizzo della parola tedesca “Ausnahmepontifikat”, tradotta ad uopo Pontificato d’eccezione che in Italiano suona esclusivamente come un pontificato fuori dalla norma. In realtà, ci fa notare Canale, la parola non è scelta a caso e non ha un significato banale, non a caso durante la conferenza Ganswein ha tenuto a tradurla nella sua lingua madre per creare volutamente il collegamento con la teoria di Carl Smith sullo stato d’eccezione: “”Aus-nahme” significa, letteralmente, “fuori-legge”. Uno stato di cose che non può essere regolato a priori e quindi, se si verifica, obbliga a sospendere l’intero ordinamento giuridico. Un “Ausnahmepontifikat”, dunque, sarebbe un pontificato che sospende, in qualche modo, le regole ordinarie di funzionamento dell’ufficio petrino o, come dice Gänswein, “rinnova” l’ufficio stesso”.

 

Ma in cosa questa decisione ha risollevato la Chiesa dal momento di crisi? In che modo la decisione di Ratzinger non deve essere letta come un fallimento del suo compito? A queste domande nessuno può dare una risposta concreta ma può solo fare delle congetture, forse è stata volontà divina, forse è stato il periodo storico, ma in molti ne dubitano e si rimettono a Dio compreso Canale che dopo una attenta e saggia riflessione conclude: “Io non possiedo né posso offrire risposte certe sulle cause concrete della rinunzia di Benedetto XVI, né sulle ragioni teologiche o personali che possono averlo indotto a definirsi “papa emerito”, meno ancora sui piani soprannaturali della Provvidenza. Ma che oggi gli Anticristi siano scatenati – soprattutto quelli che dovrebbero pascere il gregge del Signore – mi sembra incontestabile.”.