Suicidio assistito e Chiesa: una madre non abbandona mai

Il difficile e delicato tema del fine vita, e del suicidio assistito, è ancora oggi purtroppo tristemente attuale.

Suicidio assistito
(Websource/Archivio)

La Chiesa cattolica non può transigere sulla difesa della vita, e quindi non può che confermare la sua contrarietà ad ogni forma di eutanasia o suicidio assistito. 

Una questione altrettanto complessa è però l’accompagnamento spirituale per le persone che, nell’attuale situazione normativa in cui purtroppo siamo immersi, decidesse di farla finita, fino al punto di “scegliere” di morire.

Il caso Dj Fabo e la risposta di Bagnasco

La Chiesa non può pensare di non tentare fino in fondo di salvare i suoi figli. Anche quando il desiderio di togliersi la vita sembra, purtroppo, netto e categorico. Il caso che si è verificato in Italia con DJ Fabo, e negli anni precedenti con Piergiorgio Welby, hanno creato molto dibattito attorno a questa tematica, purtroppo polarizzando aspramente le posizioni in campo.

Cardinale Angelo Bagnasco
Cardinale Angelo Bagnasco (photo websource)

In quell’occasione, le parole del cardinale Angelo Bagnasco, allora presidente della Conferenza episcopale italiano, misero in luce quella che è la verità di tali complesse e articolate situazioni. E allo stesso tempo, offrì importanti indicazioni per i sacerdoti e i laici che si trovano ad affrontare queste delicate e complesse situazioni.

Bagnasco: solo Dio può raggiungere il cuore di ciascuno di noi

“Solamente Dio può raggiungere il cuore di ciascuno di noi, nessun altro così in profondità. E allora la prima forma di vicinanza è proprio quella della mia e della nostra preghiera, ma anche quella della parola, del sostegno, del contatto fisico di cui tutti abbiamo tanto bisogno”.

Parole che ricordano, a loro modo, la dura posizione che caratterizzò la risposta del cardinale Camillo Ruini negli anni in cui arrivò alla ribalta dell’attenzione mediatica il caso Welby. Ruini, che era allora presidente della Cei, rifiutò, seppure in maniera dolorosa, il funerale dell’uomo.

Il cardinale Ruini (sourceweb)

La scelta di Ruini di non celebrare il funerale di Welby

La scelta nacque “dal fatto che il defunto, fino alla fine, ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita”, spiegò in quell’occasione Ruini. “In quelle condizioni una decisione diversa sarebbe stata infatti per la Chiesa impossibile e contraddittoria, perché avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio”.

La scelta di Ruini ha comportato anche una ulteriore sofferenza per la famiglia, ma il porporato si disse consapevole anche di questo. “Nel prendere una tale decisione non è mancata la consapevolezza di arrecare purtroppo dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre”, affermò.

La strumentalizzazione della politica che nega la verità

Due casi in cui il dibattito impazzì sui giornali, complice anche una politica che strumentalizzò pesantemente la vicenda per accreditarsi come paladina dei diritti di un progressismo purtroppo tristemente contrario all’uomo, distorcendo il dibattito al punto da finire per auspicare la morte di una persona come cosa buona e raccomandabile.

eutanasia

Oggi, purtroppo, viviamo ancora in maniera molto pesante il sonno di una ragione che genera mostri, e in questo caso morte. I fini con i quali la politica, e le organizzazioni “umanitarie”, hanno utilizzato – e strumentalizzato – la vicenda, quindi, sono tutt’altro che nobili e volti al bene dell’uomo. Quando ci sono interessi mondani, purtroppo, la realtà evidentemente si falsa, e subentra la menzogna.

L’arrendevolezza della Chiesa oggi

Oggi, purtroppo, la voce Chiesa pare essere diventata, un po’ alla volta, sempre più debole. Un recente documento dei vescovi svizzeri invita il padre spirituale ad abbandonare la stanza nel momento in cui il malato decide di optare per il suicidio assistito. Una chiara ammissione di avere gettato la spugna su questa tematica.

Eppure c’è bisogno di lottare. L’attuale presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, ha tuttavia spiegato che, nonostante “non abbia letto il documento”, nella prospettiva cattolica “nessuno vada mai abbandonato, siamo contro il suicidio assistito, proprio perché noi non vogliamo fare il lavoro sporco della morte, ci pensa già lei a farlo”.

paglia
L’arcivescovo Vincenzo Paglia

Paglia: il Signore non abbandona mai nessuno

L’arcivescovo ha poi continuato spiegando che “semmai abbiamo interesse a fare una altro lavoro tenendo presente che la vita per me credente continua, ma continua per tutti. Accompagnare e tenere per mano chi muore credo sia un grande compito che ogni credente deve promuovere. Come ogni credente deve promuovere un contrasto alla cultura del suicidio assistito”.

Per questo, è evidente che ogni volta che un uomo o una donna decidono di suicidarsi, per la Chiesa è una vera e propria sconfitta. “Il suicidio resta una grande sconfitta e noi non passiamo mai trasformarlo in una scelta di sapienza. E’ una grande sconfitta nostra. Io faccio i funerali a tutti i suicidi. Perché il suicidio è sempre una grande domanda d’amore inevasa. Ecco perché il Signore non abbandona mai nessuno”, dice Paglia.

Non servono più leggi, ma più amore

Una soluzione, per il prelato consigliere della Comunità di Sant’Egidio, sono le cure palliative, con le quali accompagnare in maniera attiva e responsabile il malato, offrendo serenità e, quando possibile, la visione cattolica e risanatrice della vita. Facendo ben presente che il Signore è stato crocifisso per salvarci dai nostri peccati e per redimere l’umanità della Resurrezione, e che per questo non bisogna mai abbandonarsi alle grinfie del male.

Belgio eutanasia
Belgio, il caso dei Fratelli della Carità (photo websource)

 

“Non abbiamo bisogno di nuove leggi in una società individualista, ma di un supplemento d’amore“, dice Paglia. Un supplemento cioè “di corresponsabilità. Nessuno è slegato dagli altri e per questo nessuno è padrone della sua vita. Perché io sono unico e la mia vita è anche vostra. Una società che corre verso o una prospettiva di giustificazione del suicidio, o di lasciare soli quelli che non sono bravi, è una società per me crudele. Per questo sono convinto che mai nessuno deve essere abbandonato in qualsiasi situazione si trovi”.

Come può essere l’accompagnamento spirituale?

Perciò, di fronte al tema dell’accompagnamento spirituale che un sacerdote o un fedele laico possano offrire a un uomo o una donna che scelgono in maniera purtroppo volontario di ricorrere al suicidio assistito, Paglia ha spiegato che la regole è: nessuno va abbandonato.

“Non voglio dare una regola, io credo che la scelta è sempre di chi si trova presente al caso singolo”, dice il presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II.

suicidio

“Chi si toglie la vita mostra una sconfitta di tutta la società, ma non di Dio. Che poi si debbano trovare delle regolamentazioni è certo, perché a volte certi gesti o certo fatti sono evidentemente fatti per contrasto, sono ideologici. Io vorrei togliere l’ideologia da certe situazioni. Se è vero che ognuno è figlio di Dio, può una madre abbandonare il figlio?”

Giovanni Bernardi

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