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“Stanno per staccare la spina a Charlie”, ma spuntano nuove terapie


“Stanno per staccargli la spina”: è il grido di dolore della mamma di Charlie a cui l’ospedale londinese dove è ricoverato sembrerebbe pronto a togliere il respiratore artificiale che lo tiene in vita
. Intanto, si moltiplicano le pressioni sul Regno Unito perché il piccolo possa essere trasferito altrove, mentre non cessano manifestazioni e iniziative di preghiera in tutto il mondo. Il servizio di Sergio Centofanti:

Ore decisive per Charlie. Secondo quanto riferito dall’associazione Mitocon, che si occupa della malattia mitocondriale che ha colpito il piccolo, la madre ha detto che l’ospedale è pronto al distacco del respiratore artificiale. L’associazione stamane ha inviato al Great Ormond Street Hospital di Londra lo statement scientifico contenente elementi di novità che invitano a riconsiderare il caso. Nel documento, sottoscritto da esperti internazionali specializzati in queste patologie, si traccia un protocollo sperimentale, un possibile nuovo percorso per la cura del bimbo.

Anche l’Ospedale Bambino Gesù è disponibile ad accogliere Charlie e sta lavorando ad una nuova terapia sperimentale per curarlo fino alla fine, come chiede Papa Francesco.

C’è poi un ospedale americano pronto a inviare a Londra una terapia sperimentale per tentare di allungare la vita di Charlie. Ne dà notizia la Bbc, secondo cui la struttura è il NewYork-Presbyterian Hospital che si è anche offerto di accogliere il bimbo qualora si risolvessero gli “ostacoli legali” che sono emersi nei giorni scorsi.

Da parte sua, la mamma del piccolo afferma: “Noi non siamo genitori cattivi, siamo con lui tutto il tempo, non ha dolori e sofferenze e prometto a tutti che non vorrei stare lì a guardare mio figlio nel dolore e nella sofferenza”. Quindi  spiega che 5 dottori da tutto il mondo credono che ci sia una possibilità su 10 di migliorare i suoi sintomi se il piccolo viene sottoposto al  nuovo trattamento offerto in America. La donna è appesa a ogni speranza e ricorda anche il caso di due bimbi con malattie genetiche simili a quella del figlio, che “stanno vivendo vite normali” pur con il supporto della ventilazione.

Secondo il giurista Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita, se intervengono fatti nuovi, come la possibilità di nuove terapie, cadono i motivi legali addotti dall’ospedale britannico per non trasferire il bimbo.

fonte: radiovaticana

Emanuele

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