Stalla o Grotta non importa, ciò che conta è il messaggio

 

Grotta o stalla, mangiatoia o caverna, non vi è uniformità di informazione riguardo il luogo di nascita di Gesù Cristo, quello che rimane in assoluto certo è che nelle rappresentazioni la nascita rappresenta un bagliore di luce che parte dall’oscurità ed illumina la notte di Gerusalemme.

 

Nel Vangelo secondo Luca si fa riferimento esclusivamente ad una stalla, i contorni del luogo non vengono minimamente accennati, probabilmente è una scelta stilistica per esaltare esclusivamente l’avvento senza dare importanza a tutto il resto, e dunque le scarne informazioni sono queste: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio”.

 

L’ipotesi della grotta si fa avanti nei secoli successivi alla morte di Gesù, si narra nella città santa vi è una grotta che i giudei veneravano negli anni successivi alla crocefissione come il luogo di nascita del salvatore. Su questa grotta nel 135 D.C. l’imperatore Adriano fece costruire un tempio pagano dedicato ad Adone forse proprio per mistificare il reale motivo di quei viaggi. Significativo il fatto che nonostante le grotte venissero utilizzate per la conservazione di derrate alimentari fossero soggette per tutto il primo secolo ed oltre di pellegrinaggi di fedeli che pregavano proprio davanti a quello che era ritenuto il luogo di nascita del salvatore e non al tempio pagano.

 

Dunque i fedeli erano a conoscenza del luogo di nascita di nostro signore eppure le parole utilizzate per riferirsi a questa grotta nel Vangelo sono: “fàtne” in greco e “praesepium” in latino ed entrambe possono essere tradotte come mangiatoia o stalla. Da qui l’intera tradizione di rappresentazioni e dipinti che raffigurato Gesù bambino nato proprio all’interno di una stalla e posto su un mucchio di paglia con i genitori accanto ed un bue ed un asinello a completare il quadro bucolico di serenità e gioia per l’avvento.

 

Anche successivamente ci sono testimonianze che collocano la nascita all’interno della grotta, nel 670 l’imperatrice Elena fece erigere la chiesa della natività proprio in corrispondenza della grotta come a rimarcare che quello è il luogo esatto, ma ci sono anche diversi padri fondatori della chiesa come San Girolamo ed Origene che ne fanno riferimento nei loro scritti.

 

Di fatto però che si tratti di una grotta o di una stalla poco importa, il messaggio di pace e amore che Gesù ha lasciato all’umanità ha un valore universale sia che lo si rappresenti di colore o caucasico, il natale è il rinnovamento di questo sentimento, noi come San Francesco dobbiamo abbracciare la nascita di nostro signore privi di domande, con curiosità accademica si, ma sopratutto con amore, passione e devozione.