A soli 12 anni sceglie il paradiso

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L’esempio fornito nella sua seppur breve vita potrebbe essere d’aiuto a molti che vivono la fede senza costanza e senza sentimento, stiamo parlando di Silvio Dissegna, nato nel 1967 e morto ad appena 12 anni nel 1979.

Nato il primo luglio del ’67 Silvio ha regalato una grande gioia ai propri genitori che desideravano da tempo un figlio e per anni non ci erano riusciti. Sin da piccolo è stato educato alla religione cattolica, un insegnamento che è diventato prima passione e poi amore incondizionato. I primi anni della sua vita sono trascorsi sereni, Silvio era uno studente modello, amante di letteratura ed appassionato scrittore (nonostante la giovane età ha lasciato diversi diari che ci permettono di conoscere la sua grande fede), ma come i bambini della sua età amava il calcio ed i giochi con gli altri bambini.

Le sue qualità intellettive erano accompagnate da una morale ferrea ed un altruismo fuori dal comune, in uno dei suoi scritti Silvio si descriveva in questo modo: “Io sono molto alto, ho i capelli neri e gli occhi castani… Gioco con allegria e se qualcuno si fa male, mi ritiro dal gioco per curarlo… Se incontro qualcuno che chiede l’elemosina, se ho qualcosa, glielo dono con amore… Cerco di essere buono con tutti, ma a volte non ci riesco”. Il gioco per lui era uno strumento per fare amicizia, un modo per essere in sintonia con gli altri e se possibile insegnare qualcosa ai suoi coetanei: il suo sogno segreto era quello di diventare un insegnante, gli piaceva condividere il sapere e la bontà: “Gesù è tanto buono che voglio esserlo anch’io”, ha scritto in un diario.

Il futuro radioso di questo bambino si increspa a soli 10 anni, un giorno sente un dolore lancinante alla gamba sinistra e viene portato all’ospedale, la diagnosi è di quelle che fanno male al cuore, Silvio ha un cancro alle ossa. Quello stesso anno, la madre, lo aveva voluto incoraggiare regalandogli una macchina da scrivere, il suo sogno di diventare un Maestro sarebbe passato dai suoi scritti e lui, come ringraziamento, scrisse la sua prima lettera proprio a lei: “Ti ringrazio, mamma, perché mi hai messo al mondo, perché mi hai dato la vita, che e tanto bella! Io ho tanta voglia di vivere!”.

Quella vita tanto desiderata ed amata gli stava sfuggendo dalle mani prima del tempo, tutti erano distrutti e si affannavano per farlo guarire, ma lui, nonostante i forti dolori, non disperava, chiedeva ai genitori solamente che il parroco del paese, Don Luigi, gli portasse l’ostia ogni giorno. La malattia peggiorava, gli fu amputata la gamba, presto il corpo di riempi di piaghe e non riusciva più a vedere ne sentire bene, ma questo non lo spaventava perché, diceva: “Le sofferenze mi avvicinano di più a Dio mi preparano serenità e gioia nel suo Regno, in Cielo”, mentre al papà riferisce: “Io sarò felice, solo quando avrò un posto in Paradiso”.

Il 24 settembre del 1979 Silvio cede alla malattia che lo aveva  debilitato e muore, il giorno prima aveva chiesto al padre che la sua storia fosse raccontata al mondo, voleva essere amato e conosciuto, magari essere d’esempio, così il padre ha deciso di pubblicare i suoi diari perché il mondo sapesse che suo figlio era e sarebbe stato un esempio da seguire, qualcuno da cui apprendere lezioni di vita, insomma un insegnante.