Siria, l’emblema del terrore: bimba si arrende davanti ad una fotocamera

Da quando la Turchia ha deciso di attaccare, in una parte della Siria è tornato l’orrore della guerra. Civili, donne e bambini tornano a rischiare la vita.

Siria, bimba si arrende alla fotocamera
(Websource/Archivio)

Ai tempi del conflitto contro l’Isis divenne simbolo del terrore della guerra la foto di una bimba di 4 anni che si arrendeva all’obbiettivo di un fotografo.

Siria un orrore senza fine

Nel 2011 il sedicente ‘Stato Islamico’ invadeva la Siria e applicava un regime coranico estremo. Il popolo siriano era stretto dalla morsa del terrore che assumeva due forme: le punizioni, la schiavitù e l’oppressione portata dagli estremisti ed il rischio di divenire vittime degli scontri a fuoco tra questi e la resistenza. Dopo anni di guerra, le truppe di Assad a sud e quelle curde a nord hanno scacciato l’Isis dal territorio siriano. Sembrava che il peggio fosse passato, ma i motivi di conflitto non erano esauriti.

Assad, infatti, reclama il territorio di Rovaja occupato dai curdi e sotto la gestione degli Usa che con le sue truppe controlla il confine con l’Iraq. Proprio da lì, infatti, sacche di resistenza dell’Isis si fanno di tanto in tanto minacciose. Ciò nonostante la necessità di non creare un intoppo diplomatico con il regime di Assad, ha spinto gli Usa a spostare parte delle truppe. Una manovra frutto di una strategia tesa a dimostrare che il governo americano è in Siria per una missione di pace. Contestualmente la Turchia di Erdogan ha deciso di attaccare il Rovaja, territorio occupato dai curdi siriani, allo scopo di spingere lontano dai propri confini le truppe curde.

La bimba che s’arrende alla fotocamera, simbolo di un popolo allo stremo

Senza addentrarci nello specifico di una questione politica delicata (della quale non abbiamo sufficienti informazioni), la situazione attuale vede la Turchia che attacca i curdi e riporta la guerra nel nord della Siria. Per Erdogan si tratta di un’operazione di salvaguardia dei confini nazionali, poiché i curdi vengono ritenuti dei terroristi. Per gli Usa e l’occidente, invece, si tratta di un’azione di forza priva di giustificazioni, contro un popolo che ha liberato la Siria dall’Isis. Inoltre proprio i curdi hanno creato una repubblica democratica che risulta molto avanzata per rispetto dei diritti.

Nella zona attaccata ci sono famiglie, donne, bambini e anziani che inevitabilmente diverranno vittime dell’offensiva turca. Ciò che appare dall’esterno è che una decisione politica, tesa a difendere le tradizioni e la cultura islamica in Turchia, sta generando sofferenza e morte. Ideali, contrasti religiosi e politici ancora una volta diventano un pretesto per generare dolore e ingiustizia. In un tale contesto torna d’attualità la foto di Osman Sagirli del 2014. In quello scatto, preso durante una visita al Campo profughi di Atmeh, una bimba di 4 anni alza le mani in segno di resa davanti ad una fotocamera. Quella foto è forse la più pregnante tra quelle scattate durante il conflitto. In un mondo in cui l’unica emozione che regna è la paura, non s’impara a vivere ma solo a sopravvivere. Il popolo siriano ha il diritto di tornare a vivere, non resta che pregare per la fine dell’ennesimo conflitto.

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Luca Scapatello

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