Siria, suore trappiste: “I media non raccontano la verità”

Siria, suore trappiste: "I media non raccontano la verità"
Convento delle suore trappiste in Siria

Le suore trappiste che vivono a Damasco hanno pubblicato una lettera contro l’attacco missilistico subito dalla Siria nei giorni scorsi, sostenendo che i paesi occidentali sono interessati a muovere guerra per soli fini economici e che per farlo utilizzano i mezzi di stampa con i quali giustificare i loro interessi. Qual è la verità dietro l’attacco americano in Siria? Conoscere quale sia la verità dietro i conflitti che sono nati in Siria in questi 7 anni è un lusso che i cittadini occidentali probabilmente mai avranno. Le uniche notizie che giungono nel nostro paese sono filtrate da agenzie di stampa e in alcuni casi sono guidate da una corrente piuttosto che da un’altra. Leggiamo dunque la versione delle suore che nel Paese medio orientale ci vivono.

Suore trappiste siriane: “Media ed occidente faziosi”

In una lettera di denuncia interamente pubblicata su ‘Asia News‘ le sorelle siriane parlano con toni di condanna dell’attacco portato a termine la notte di venerdì dalle truppe alleate e della campagna mediatica contro Bashar Al-Assad: “Oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione è contro ogni giustizia”, spiegano le suore che poi aggiungono: “Noi che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra”. E ancora: “Troppo spesso è solo un modo per facilitare il compito di quanti vogliono depredare il Paese, fare strage del suo popolo, come accaduto in questi lunghi anni nei quali le tregue sono servite soprattutto per riarmare i ribelli, e i corridoi umanitari per far entrare nuove armi e nuovi mercenari… e come non ricordare quali atrocità sono accadute in questi anni nelle zone controllate dai jihadisti? violenze, esecuzioni sommarie, stupri… i racconti rilasciati da chi alla fine è riuscito a scappare?”

Quindi parlando del presunto attacco chimico nella Ghouta dell’est che ha dato origine all’offensiva occidentale, sottolineano: “Sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa”. Nel concludere la lettera le suore sostengono, come anche fatto dal Papa, che l’unica via da percorrere sia quella del compromesso per porre fine alla guerra e a chi sostiene che questo sia ipocrita ed ingiusto controbattono: “Ma se pensate che in ogni caso non sia mai lecito scendere a compromessi, allora per coerenza vi ricordiamo, solo per fare un piccolo esempio, che non potreste fare benzina “senza compromessi coi poteri forti”, dato che la maggior parte delle compagnie ha comprato petrolio a basso costo dall’Isis, attraverso il ponte della Turchia”.

Luca Scapatello